venerdì 31 luglio 2009

Le infusiere monotazza S.M.I.

Da molti snobbate perchè "poco tecnologiche", le monotazza hanno da sempre suscitato in me
una simpatia immediata, conclusasi al 90% dei casi in un' acquisto.

A questa elegantissima S.M.I. , un marchio del quale non sono riuscito a trovare alcunchè,
se ne è aggiunta un'altra pochi giorni fa.

I manici finemente lavorati con motivi floreali la potrebbero collocare nei primi 10 - 20 anni dello scorso secolo.

Di ben altra fattura ,e più recente l'infusiera visibile qui sotto.

Il lato esterno in rame, quello interno nickelato.

Lo stesso marchio è riportato su entrambi i lati dell'impugnatura del coperchio.

A parte qualche piccola botta dovuta allo scarso uso (prontamente ribattuta), questa monotazza
si presenta in uno stato sostanzialmete perfetto.

Piccolo oggetto, piccolo prezzo, ma come al solito tanta emozione.

domenica 26 luglio 2009

La misteriosissima A C (parte terza)





Si, alla fine l'ho usata più volte, dopo uno scrupoloso rodaggio.
Il sapore del caffè ottenuto è... antico, ed unico.
In altre occasioni avrei usato le consuete iperboli linguistiche per descriverne le forme,
per esaltarne lo stile, la tecnica... o per documentare le 6 ore di restauro.
Ma le immagini parlano da sole.
Questa è una macchina da sogno, misteriosissima...
E basta.


La misteriosissima A C (parte seconda)

Ed ecco la macchina completa, ovviamente prima di una qualsiasi pulizia.
Le forme volevano richiamare le macchine in uso nei bar anni '20 e '30.

Anche la doppia erogazione doveva dare quel senso di professionalità "misteriosa" che i baristi
dovevano trasmettere, essendo le macchine dell'epoca delle vere e proprie
"bombe a vapore".

I reggitazzine erano avvitati alla base attraverso una staffa di generose dimensioni.

La caldaia aveva un rivestimento interno simile ad una vernice, più verosimilmente una placcatura con un materiale mai visto prima.

Un particolare dell' ogiva in ottone della valvola di sfiato; da notare la cura costruttiva dell'insieme.


E per concludere ecco il video relativo alla primissima prova effettuata.
Alzate il volume per sentire il fischio!


La misteriosissima A C (parte prima)

Andiamo per gradi:
qualche settimana fa, un amico mi segnalò il fatto che era appena uscito da qualche minuto un'interessante annuncio di una macchina in vendita a Trieste.
"Cos'è il genio? È fantasia, intuizione, decisione e velocità di esecuzione!! (Il Perozzi)"
Tempestai di mail il venditore (conto terzi) e gli proposi quasi il doppio del prezzo (già alto)
di partenza.
Questa macchina era per me un mondo sconosciuto, ma grazie ad un aiutino esterno mi decisi di tuffarmi alla cieca, a capofitto.
Il giorno dopo, sfidando i blocchi del traffico causati dal G8, andai a ritirarla.

Il portafiltro era scomponibile in tre parti.
Il tappo visibile in dettaglio qui sotto presentava ancora le tracce della fresatura originaria con qualche bava metallica.

Il filtro era laminato in nickel, con doppio pomello per facilitarne l'uso.

Il coperchio , fornito di 2 rubinetti era molto ossidato.

I rubinetti erano molto duri da manovrare, e la guarnizione, ovviamente secca e da sostituire non era originale (moka da 12).
Un buon indizio questo, apprezzo molto le macchine utilizzate anche in epoca successiva all'acquisto.

Ecco uno splendido particolare del coperchio, simile ad una sonda spaziale.

La valvola di sfiato vapore era leggermente intasata da grasso e sporco.
L'uscita era sagomata a fischiotto per avvisare l'utilizzatore della sopraggiunta pressione
necessaria alla fuoriuscita del caffè.
Mi sembrava strana la mancanza di una valvola di sicurezza....

Il tappo a vite era in bachelite (come i pomoli dei rubinetti)
ed era fornito di un registro per recuperare i giochi che si creavano man mano che la guarnizione schiacciandosi avesse perso spessore.

Ed ecco il misteriosissimo logo del produttore.
Macchine identiche erano state costruite a Pavia ed a Parigi con marchi diversi.
Chissà se qualcuno lo riconosce e me lo segnala?

Qui sotto si può vedere la valvola di sicurezza, inizialmente nascosta da strati di sporco e calcare.
Semplice e geniale, provvista di registro di taratura per regolare la pressione di sfiato.

sabato 25 luglio 2009

Chiavi di ricerca (4)

Prendo spunto da un blog che non posso citare, (ma che rimane per me un punto di riferimento) per allietare i miei lettori con le frasi-parole chiave che le persone hanno utilizzato nei vari motori di ricerca per arrivare qui.
Alle migliori domande (o frasi sconfusionate) cercherò di dare le mie migliori (!) risposte.
Tanti mi hanno chiesto cosa fossero queste chiavi: questo è un esempio (cliccate qui sopra)
Il giorno 17 luglio tutti quelli che sono approdati a questo blog, avevano digitato le parole elencate.


  • D: forum la pavoni caffe
  • R: Purtroppo i forum riguardanti le macchine a leva sono solo in inglese o tedesco. Qualcuno si offre per gestire un forum? Il mio è fallito miseramente....
  • D: riti magici con il caffè
  • R: Il caffè è di per sè magico. Ma usarlo in qualche rito proprio non ce lo vedo; potresti realizzere candele al caffè. oppure potresti bere un caffè e credere che sia un rito propiziatorio.
  • D: pene tatuaggi
  • R: taluni collezionisti di caffettiere magari ce l'hanno tatuato... ma che schifo però.
  • D: come pulire la cafetiera italiana
  • R: ok : ho fatto il tutorial quindi non avete più scuse. però... mica tutti sono collezionisti.. quindi perchè pulire e lucidare le caffettiere? la moka deve essere sporca, zozza, incrostata, solo così il caffè sarà "speciale".
  • D: schiumare il latte a mano
  • R: ehm... si può fare, ma ci vuole una certa destrezza di polso. e le solite precauzioni per evitare che gli schizzi finiscano per imbrattare vestiti e pavimento.

La Stella Espresso: un caffè sublime!

Nel 1954 la Stella Espresso rappresentò un tentativo delle officine metallurgiche Sgarbi & Chiozzi
di proporre un prodotto innovativo rispetto alla produzione oramai datata di macchine da viaggio ad alcool ed elettriche.
Le Moke e Le Signore spopolavano da tempo: era iniziata l'era dell'alluminio.
Successivamente tale strada venne abbandonata dalla Stella - Lux ( ma che bel nome!!) in luogo dell'acciaio inox.
La produzione attuale la potete vedere qui .

Il collarino in ottone fu il segno distintivo ed unico di questa caffettiera,
ma fu anche ciò che la condannò a soccombere rapidamente rispetto alle concorrenti.

Nella spiegazione tecnica del coefficiente di dilatazione termica volumetrica, risulta evidente che materiali diversi hanno dilatazioni diverse all'aumentare della temperatura.
Il valore dell'alluminio è 24, quello dell'ottone è 19.

Questo fatto avrebbe dovuto essere evidente anche 50 anni fa, infatti un'accoppiamento a vite tra due materiali differenti creava con l'uso quotidiano delle sollecitazioni devastanti a livello della filettatura e dello stesso collarino; infatti non è raro trovarlo spezzato in senso assiale.
Un altro fattore di stress poco considerato, ma ben visibile dal tipo di corrosione del filetto della base in alluminio è quello relativo alle correnti galvaniche: in questo sito alla voce corrosione da contatto, si può trovare la spiegazione di questo fenomeno elettrolitico.

Per mia fortuna la qui presente è stata sì usata ( come si può evincere dalla foto interna ) ma non troppo.

Talvolta la diversità paga.
Talvolta crea solamente dei problemi.

Rimane il fatto che a livello di design rimane uno splendido esempio di stile.

Ringrazio ancora Giorgio per questo splendido regalo.

martedì 21 luglio 2009

Come pulire e lucidare una caffettiera : il tutorial

Dopo aver ricevuto l'ennesima richiesta di documentare il mio personale metodo di pulizia delle caffettiere, ecco finalmente un piccolo tutorial.

Attrezzature occorrenti:
  1. Ovatta lucidante Duraglit per metalli e per argento
  2. Paglietta in ferro
  3. Carta assorbente tipo Scottex
  4. Guanti in gomma (nitrile)
  5. Sapone liquido per piatti
  6. Alcool denaturato
  7. Stracci puliti
  8. Una dose massiccia di pazienza
  9. Qualche litro di olio di gomito
La cavia in questo caso era una Stella anni '50 in discrete condizioni.

Il primo passo consiste nel valutare il grado di ossidazione del metallo e la quantità di grasso che normalmente ricopre le macchine tenute su qualche mensola in cucina.
Nel caso ci fosse uno strato di grasso eccessivo, suggerisco di effettuare più passate di carta assorbente ben intrisa di alcool.
Nei casi più disperati si può ricorrere a diluenti nitro o acquaragia.

Una volta sgrassato le parti si può procedere con la prima passata di ovatta.
Per certi tipi di alluminio preferisco l'ovatta specifica per l'argento.
I movimenti devono essere circolari e costanti.
Quando l'ossido inizia a colorare l'ovatta, conviene rimuovere tutta la patina nera che si è formata sull'oggetto. A questo punto potrebbe essere necessaria la paglietta, dipende molto dalla profondità dei graffi, la quale va passata sempre nella stessa direzione (circolare o radiale).

La parte così trattata si presenterà discretamente lucida. A questo punto bisogna cambiare l'ovatta e ricominciare i movimenti circolari, premendo sempre con più forza; i passaggi sono questi: ovatta - lucidatura con lo Scottex - ovatta - lucidatura... all'infinito!?

Ad un certo punto bisogna decidere se si vuole il pezzo a specchio o se basta rimuovere lo sporco e l'ossido. Per lucidature più spinte ci vogliono altre tecniche "da officina", ma per dilettare tutta la famiglia nelle lunghe serate invernali, questo metodo è ottimale.

Anche la bachelite, la plastica e la vernice opaca possono beneficiare del trattamento, come evidente dalla foto qui sopra.
Per non parlare di metalli nobili, tipo l'ottone del collarino fotografato qui sotto (no, non è un'effetto d'ombra)

Terminata la lucidatura, le parti vanno lavate accuratamente con sapone liquido per piatti, in più passaggi, e sempre con le mani già sgrassate .
L'asciugatura va fatta con uno straccio pulito evitando che l'acqua asciughi per evaporazione lasciando
antiestetiche gocce qua e là.

.... Buon lavoro !......

sabato 18 luglio 2009

Simerac post 1933 (e post pulizia)


Grande eleganza e piccoli accenni art decò resero la Simerac un'oggetto da esporre con orgoglio nei soggiorni della media borghesia fascista.

La parte inferiore del filtro era filettata internamente e poteva essere equipaggiata con
un'accessorio a doppio beccuccio per versare il caffè in 2 tazze distinte.

Nei modelli precedenti gli spinotti di collegamento erano separati e distinti.

Qui sopra possiamo ammirare in tutta la sua bellezza il tappo rosso, costruito assieme al nero in un materiale simile alla gomma ma molto più duro e compatto.

Non sempre si ha la fortuna di trovarle complete di piattino, di solito la maggior parte
ne sono prive.

Particolare di uno dei 3 piedini in forma di zoccolo alato, misteriosa ed affascinante figura simbolica.