Una bella pubblicità del 1934, dono gradito del sommo Alberto, ci introduce una Stella da me restaurata questa settimana.
Nessuno slogan la accompagna, solo le immagini evocative di un discreto benessere. La Signora, dotata di un bel taglio alla moda importato da oltre oceano, sorseggia il caffè; la sua sigaretta quasi giunta al termine è nel posacenere. Il Signore, bell'uomo e molto prestante, mette in mostra i suoi capelli impomatati ed un completo elegantissimo. Non è il padrone di casa (starebbe in poltrona anch'esso..). Il linguaggio del corpo non mente: petto in fuori, gamba sollevata per esporre al meglio la zona pelvica; molto sicuro di sè. Lei, elegantissima, con vestito attillato che esalta una certa "turgidità" del busto, ha la mano sinistra reclinata, altro simbolo di disponibilità sessuale.
Sul tavolino, simile ad un menhir, La caffettiera Stella troneggia, lasciandoci accostare incosciamente la sua conformazione ad una specifica parte anatomica.
Un incontro galante? Prima o dopo il "folle amplesso di un dì"? Il marito cornutazzo, forse gerarca del Regime sapeva e taceva?
...nel dolce incanto d'amor... Gli anni '30...
Gli anni dell'ingenuità, del tutto simili al decennio appena trascorso.
Mario mi ha inviato questa caffettiera, invitandomi a "riportarla in vita".
Nessun problema, ho pensato, ne ho già restaurate almeno una decina..
Ma non mi sarei mai aspettato una macchina talmente "incollata".
La consueta bollitura l'ho dovuta prolungare di qualche ora, ed ho dovuto letteralmente penare per estrarre il fornelletto.
Una bella sfida... vinta.
Poi, non pago, ho voluto anche farci il caffè, vero atto finale di ogni mio restauro.
Spesso i "miracoli" accadono.
Quello che tutti pensavano fosse solo una leggenda, è
invece realtà.
La Stella a 4 uscite bitubica.
Voglio i commenti degli esperti ora!
Fuori i cataloghi!
E per ricambiare la cortesia le ho prestato cure, attenzioni e coccole.
Il proprietario, celeberrimo collezionista di macchine ferraresi, l'ha cercata per quarant'anni, pur non conoscendone l'esistenza.
Com'è possibile?
Certi oggetti ci appartengono da sempre, anche se fisicamente non li possediamo.
Connessioni cosmiche?
Si, mi piace pensarlo: per questo affermo che questa macchina è da sempre di proprietà di Alberto.
La solita "padella" Simerac?
Assolutamente no.
Questa è la madre delle "padelle".
Spero che le foto riescano a suscitare parte delle fortissime emozioni che questo oggetto ha saputo regalarmi.
Potrei perdermi in banali descrizioni tecniche, ma questa macchina va amata incondizionatamente.
Per questo motivo ho voluto abbinarle il Requiem di Mozart: unita nella perfezione.
"Tuba mirum spargens sonum per sepulchra regionum, coget omnes ante thronum. Mors stupebit et natura, cum resurget creatura, judicanti responsura. Liber scriptus proferetur, in quo totum continetur, unde mundus judicetur. Judex ergo cum sedebit, quidquid latet apparebit, nil inultum remanebit."
Ogni più piccolo particolare rifinito a mano.
Il progressivo n° 14 la colloca tra le prime mai prodotte;
la più antica nel "fatato" mondo dei collezionisti.
Il piedino ha un fascino speciale; le successive Simerac migliorarono in qualità ma per me questo è ineguagliabile.
Qui sotto la caldaia scollegata dalla base scaldante ci mostra in dettaglio il sistema di aggancio dei portafiltro.
L'idea venne abbandonata per necessità: i supporti erano saldati e successivamente cromati, ma si staccavano troppo facilmente.
Ed ecco la macchina completa, ovviamente prima di una qualsiasi pulizia. Le forme volevano richiamare le macchine in uso nei bar anni '20 e '30.
Anche la doppia erogazione doveva dare quel senso di professionalità "misteriosa" che i baristi dovevano trasmettere, essendo le macchine dell'epoca delle vere e proprie "bombe a vapore".
I reggitazzine erano avvitati alla base attraverso una staffa di generose dimensioni.
La caldaia aveva un rivestimento interno simile ad una vernice, più verosimilmente una placcatura con un materiale mai visto prima.
Un particolare dell' ogiva in ottone della valvola di sfiato; da notare la cura costruttiva dell'insieme.
E per concludere ecco il video relativo alla primissima prova effettuata. Alzate il volume per sentire il fischio!
Andiamo per gradi: qualche settimana fa, un amico mi segnalò il fatto che era appena uscito da qualche minuto un'interessante annuncio di una macchina in vendita a Trieste. "Cos'è il genio? È fantasia, intuizione, decisione e velocità di esecuzione!! (Il Perozzi)" Tempestai di mail il venditore (conto terzi) e gli proposi quasi il doppio del prezzo (già alto) di partenza. Questa macchina era per me un mondo sconosciuto, ma grazie ad un aiutino esterno mi decisi di tuffarmi alla cieca, a capofitto. Il giorno dopo, sfidando i blocchi del traffico causati dal G8, andai a ritirarla.
Il portafiltro era scomponibile in tre parti. Il tappo visibile in dettaglio qui sotto presentava ancora le tracce della fresatura originaria con qualche bava metallica.
Il filtro era laminato in nickel, con doppio pomello per facilitarne l'uso.
Il coperchio , fornito di 2 rubinetti era molto ossidato.
I rubinetti erano molto duri da manovrare, e la guarnizione, ovviamente secca e da sostituire non era originale (moka da 12). Un buon indizio questo, apprezzo molto le macchine utilizzate anche in epoca successiva all'acquisto.
Ecco uno splendido particolare del coperchio, simile ad una sonda spaziale.
La valvola di sfiato vapore era leggermente intasata da grasso e sporco. L'uscita era sagomata a fischiotto per avvisare l'utilizzatore della sopraggiunta pressione necessaria alla fuoriuscita del caffè. Mi sembrava strana la mancanza di una valvola di sicurezza....
Il tappo a vite era in bachelite (come i pomoli dei rubinetti) ed era fornito di un registro per recuperare i giochi che si creavano man mano che la guarnizione schiacciandosi avesse perso spessore.
Ed ecco il misteriosissimo logo del produttore. Macchine identiche erano state costruite a Pavia ed a Parigi con marchi diversi. Chissà se qualcuno lo riconosce e me lo segnala?
Qui sotto si può vedere la valvola di sicurezza, inizialmente nascosta da strati di sporco e calcare. Semplice e geniale, provvista di registro di taratura per regolare la pressione di sfiato.
Piccola e deliziosa macchina da caffè elettrica, la Aquilas in questione è frutto di una mattinata alquanto fortunata trascorsa al mercatino "il baule del diavolo" che si tiene la quarta domenica del mese a Cividale del Friuli.
Molto belle le superfici nikelate tuttora in ottime condizioni. La macchina abbisognava di un alimentazione a 125 - 130 V.
Molto particolari i piedini di supporto in bakelite nera.
Ecco una bella veduta d'insieme dei pezzi disassemblati. Il filtro superiore è in alluminio ( il disco volante con nottolino superiore).
Vista da sotto, la caldaia presenta dei marchi ben impressi. Qualità dappertutto!
Ed ora un bel mistero storico: mentre mia figlia lucidava il coperchio in alluminio, un dubbio mi assaliva... ... dove l'avevo già visto? La risposta ce l'avevo... sulla tavola. Una incompleta Stella da viaggio attendeva il suo turno di lucidatura. E la comparazione non lascia dubbi: sono identici. Stessa cosa per i filtri, con la sola leggera differenza nel tubicino leggermente più lungo per la Stella da viaggio. Stesso fornitore esterno? Joint venture ? Ferrara non era così grande negli anni '30... Spionaggio industriale? Chissà se qualche estense di buon cuore mi farà capire cosa successe ? Certo è che nel '35 la Stella rilevò l'attività della Aquilas, come già raccontato QUI . Forse quindi, per qualche anno, venne mantenuta la produzione dei 2 marchi.