mercoledì 30 novembre 2011

Officina Rancilio

Basta poco...
Basta avere le idee chiare.
Basta trovare lo spazio giusto.
Basta avere buon gusto e .. classe.
Basta avere alle spalle una Storia ed esserne orgogliosi.
Basta trovare le macchine giuste da esporre.
Basta restaurarle in maniera ineccepibile.
Basta poco...


Questo è lo stand Officina Rancilio 1926 a Parabiago.

Dal Sito Rancilio "copio ed incollo":

IL PROGETTO

Officina Rancilio 1926 è uno spazio culturale nato con lo scopo di far conoscere il patrimonio storico, la collezione e l'archivio della Rancilio Macchine per caffe' di Parabiago. ll museo sito in una parte della ricostruzione immobiliare dell'area ex Rancilio racconta la storia dell'azienda dal lontano 1926 fino ai giorni nostri. Il Museo intende portare avanti un progetto di cura, tutela e accrescimento del patrimonio storico e archivistico dell'azienda. Allo stato attuale, tale patrimonio comprende migliaia di documenti sia fotografici sia cartacei ed una collezione praticamente completa di macchine del caffè prodotte dalla ditta Rancilio dal 1927 ad oggi. Nel 2009 si è andata poi ad aggiungere la ricca collezione storica di macchine per caffe della Egro, una ventina di macchine che ripercorrono le principali tappe della storia della azienda svizzera, azienda acquisita nel 2008 dalla Rancilio. Il panorama si integra poi con una biblioteca di settore che ambirebbe diventare un centro di documentazione non solo sul caffè e i prodotti ad esso correlati, ma anche una raccolta di articoli e testimonianze che permettano di leggere l'avventura imprenditoriale dell'azienda in tutte le sue sfaccettature da quello economico a quello storico a quello culturale. Officina Rancilio 1926 si propone come luogo di promozione, valorizzazione e ricerca della cultura industriale legata al mondo del caffe' espresso e della ristorazione. Attraverso un percorso storico e la contemporanea promozione di mostre temporanee il museo si pone al servizio dei cittadini residenti, dei turisti, degli studenti, degli studiosi, degli operatori di settore e di tutti coloro che desiderano conoscere la storia e la cultura dell'azienda. Un aspetto non trascurabile è il forte legame della Rancilio con il territorio. Officina Rancilio 1926 si propone dunque sia come luogo di recupero della memoria storica, sia a rappresentare l’interfaccia culturale di un contesto produttivo contemporaneo svolgendo un ruolo attivo nelle dinamiche di valorizzazione della cultura industriale dell’area. 

Veramente magico!...da brividi.
Se abitate in zona, andateci per forza!
Oppure organizzatevi una bella gita in Lombardia.
Un grazie di cuore al mio amico Franco, che mi ha accompagnato in questo luogo surreale!

martedì 29 novembre 2011

Una bella domenica trascorsa assieme a Jure

Fate bene attenzione a questi tre loschi individui: 
fanno parte di un'associazione segreta atta a destabilizzare il mercato delle "macchinette da caffè".
Quello a sinistra è la "mente informatica" del gruppo, lo chiamano "er pappa" per la sua ingordigia.
Quello al centro è l'esperto in trattative, lo chiamano "er grifone" per come avvista ed agguanta le sue prede.
Quello a destra è il più pericoloso di tutti, lo chiamano "er maneggione" per la sua abilità con le mani.
Cattivissimi.
Statene alla larga.
Non rivolgete mai loro la parola.
Basta un attimo e... zac! Siete fregati.
Se non siete mai stati a Mirandola... andateci.
Il mercatino è molto vario ed esteso
Potete trovarci veramente di tutto.
Invece a Savigno il mercatino è si interessante, ma decisamente troppo affollato.
Infatti il paese viene letteralmente invaso da voraci emiliani alla ricerca di simpatiche specialità locali quali le Tigelle...
... o i borlenghi.
Ma alla fine chi è Jure?
E' un segreto...

giovedì 24 novembre 2011

Mr. MXYZPTLK si beve un caffelatte

Un Cafe Au Lait For Mr Mxyzptlk

Tra i miei lettori, solamente una persona (a me cara) riconoscerà questa canzone, composta da Blaine Reininger alla fine degli anni'80.
Mentre un'altra persona (a me cara) sarà l'unica a riconoscere mr. MXYZPTLK....
Piccoli segreti da condividere con gioia.

Buon caffelatte a tutti!


mercoledì 23 novembre 2011

Non è mai troppo tardi...

...per imparare qualcosa di nuovo.

In questo mondo collezionistico spesso scopriamo delle macchine sconosciute, dei gioielli meravigliosi che ci lasciano a bocca aperta.
Oggi il caro Ugo mi ha segnalato una di queste perle rare, e non mi sono ancora ripreso dallo shock!

Una macchina unica al mondo.
Valutata 3000 euro, in vendita a soli 980 euro...
Mannaggia!
Perchè non ho la disponibilità di tale somma??

Però... qualcosa non quadra...
E' un'Atomic.
una normalissima Atomic.
In mezzo al mucchio, in mansarda ne ho trovate 2... SONO RICCO ALLORA!!!???

Attenzione amici miei, ai soliti furbetti di Ebay.
Doppia attenzione ai volponi...
E tripla a chi le spara esageratamente grosse.



Andrea Moretto a Cassis



Torno in Italia con tanta soddisfazione, esperienza e ricordi.
Non posso negare che sia stata una faticaccia, ma di sicuro ne è valsa la pena fare l' esposizione di caffettiere italiane a Cassis. 
Malgrado la maggior parte dei francesi non apprezzassero l' espresso italiano, ho riscontrato  comunque molto interesse sia da parte loro che dagli italiani che esponevano in fiera o erano lì in vacanza. Non sono mancate le numerose domande in merito alla splendida mente degli inventori italiani di caffettiere e sulle motivazioni che mi hanno portato a diventare un collezionista tanto appassionato anche di questi splendidi oggetti.

E mentre si chiacchierava piacevolmente di questi argomenti, si sorseggiava un caffè (chi ristretto all' italiana - chi lungo alla francese - chi a modo suo: lunghissimo, col cioccolato, …) che preparavo con la mia Peppina originale inizi anni '70. Offrivo la nera bevanda a chi volesse partecipare per un breve istante a un momento racchiuso nella tradizione Italiana.
La macchina, avendo i suoi annetti, impiegava un certo tempo a preparare il caffè. E io, che non ero assolutamente abituato a una preparazione “di massa” facevo del mio per rallentare il processo. Ma era proprio questo il bello di quel momento: il poter chiacchierare con calma intorno a una tazzina di caffè. Un momento di tranquillità, senza fretta. Un momento di raccolta, con persone che a volte non si conoscevano l’una con  l’ altra, ma che piacevolmente parlavano tra loro, come amici di vecchia data. Un momento tutto nostro.

Devo ammettere che, quando un francese cui  ho offerto un caffè lungo, estratto a sua volta da una posa dalla quale avevo già ottenuto altri due caffè lunghi, mi ha detto che per lui era un caffè forte (!!!), mi sono fatto un' idea di quanto certi francesi non apprezzino la nostra nera bevanda. Ma fortunatamente, quelli che si sono lasciati “indurre in tentazione”, hanno ammesso che l’ espresso italiano non è così cattivo come immaginavano.

Non sono mancate le difficoltà nello spiegare, in una lingua a me del tutto sconosciuta, i principi di funzionamento di certe caffettiere, o la fase di tostatura e macinatura dei grani. Le parole essenziali che avevo tradotto su un foglio hanno avuto un ruolo importantissimo, sebbene la mia pronuncia fosse irrimediabilmente sbagliata! I francesi si divertivano nel cercare di correggermi, e io, facevo del mio meglio per mantenere la mia pronuncia italiana: d'altronde era un’ esposizione di caffettiere italiane!

Le dediche dei visitatori alle mie mostre, trascritte da loro sul mio “libro raccolta firme”, rappresentano per me il riconoscimento alla mia grande passione e all’impegno nella realizzazione della mostra. Sono tracce visibili del loro e del mio passaggio, indelebili come questa magnifica esperienza che ho maturato a Cassis.


Andrea Moretto

lunedì 21 novembre 2011

I.R.M.E.L.



Ho l'onore di pubblicare una piccola intervista fatta all’ing. Guido Dellavedova, titolare della storica ditta IRMEL di Omegna (VB).

Il sig. Guido ci racconta la storia della sua  azienda; una storia ricca di passione e dedizione.

Il 22 agosto 1946 il sig. Giovanni Dellavedova fondò assieme al cognato Renzo Cerutti la “ Industrie Riunite Metallo e Legno”  con sede a Crusinallo, una frazione di Omegna.
Tutta la zona ebbe una forte espansione industriale a partire dalla metà dell’ottocento grazie alle prime centrali idroelettriche ed alla disponibilità di acqua; arrivarono ferriere, fabbriche di tessuti stampati e tessili.
Aziende famosissime quali la Bialetti, la Alessi, la Girmi, la Lagostina, la Calderoni, la Piazza,e una marea di altre più piccole, crearono un polo produttivo del casalingo di eccellenza, senza eguali in Italia.
Al termine della seconda guerra mondiale il sig. Giovanni  creò una piccola ma ramificata rete commerciale di oggettistica in legno e metallo, prodotta nella zona lago d’Orta; posate, pentole ed altri utensili domestici venivano ritirati personalmente presso i piccoli produttori e poi rivenduti in Italia ed all’estero.
Nel 1947 venne acquistato dal sig. Coppo Amalio  il brevetto 26245 riguardante una caffettiera a corpo unico e filtro interno amovibile: nacque così la Nova Espress della I.R.M.E.L.  

Per  affrontare al meglio questo nuovo impegno “metallurgico”,Giovanni  si fece aiutare dal fratello Emilio, fino ad allora alle dipendenze della ditta Alessi.
In quegli anni era appena partita la più famosa fabbrica di caffettiere italiana, la Bialetti, creata da Alfonso, padre del famoso “Omino coi Baffi” Renato Bialetti, vecchio amico di Giovanni (classe 1922). 

Nei successivi anni “d’oro” i due si ritrovavano alla sera presso il bar del paese e tra un bicchiere di vino ed una partita a carte sfoderavano i dati produttivi della giornata: la IRMEL da 5 a 10.000 caffettiere, la Bialetti 15.000 …..
 
Man mano che lo stampaggio delle caffettiere e di altri utensili per la casa aumentavano, il settore del legno perdeva sempre più importanza per la I.R.M.E.L.  Per questo venne fondata la ditta DELBRU assieme al sig.  Giuseppe Brusa per la produzione di macinapepe e spargisale in legno.
Vennero prodotti addirittura dei mappamondi in alluminio e dei distributori da drogherie ed alimentari chiamati “silos” con base in alluminio e corpo in vetro e venne installato il più grande impianto italiano di ossidazione anodica dell’alluminio, grazie al quale si avviò la produzione dei portaombrelli in alluminio anodizzato di cui si riempì l’Italia.

Il simbolo aziendale, una saggia civetta, trae origine dall’infanzia di Giovanni, quando abitava assieme ai suoi sette fratelli a Casale Corte Cerro. Accanto alla loro casa sorgeva una cappelletta data in gestione alla Famiglia Dellavedova; sul segnavento issato al di sopra del piccolo campanile c’era proprio una civetta.
 
Nel 1954 venne deciso di trasferire la sede aziendale ad Omegna presso quella che fino al 1928 era la Cardini, 
una fabbrica specializzata nella lavorazione delle lamiere ed in special modo nella creazione di giocattoli a molla. Navi, automobili, transatlantici, prodotti in 8000 metri quadri per 200 dipendenti.
Le stesse scatole poi diventavano la scenografia per le storie più fantasiose dei bambini dell’epoca.
La fabbrica era sicuramente all’avanguardia: generatori autonomi di corrente,  ottima disposizione degli ambienti lavorativi ed una scuola di formazione professionale posta all’ultimo piano, dove venivano anche progettati e realizzati i macchinari stessi.
Parallelamente alla produzione dei famosi giocattoli, l’azienda produceva pure fanali ed altri accessori per il

mercato automobilistico, in particolare per la FIAT    
                                                                       
e durante il periodo bellico caricatori per mitragliatrici; in un reparto della fabbrica venne allestito un poligono di tiro per i test di collaudo.
Nel 1954 la fabbrica Cardini venne trasferita  a Torino  per essere più vicina al suo principale cliente FIAT
Al suo posto ad Omegna si insediò la IRMEL  con tutte le migliori prospettive possibili.
In contemporanea  vennero costruiti nuovi modelli denominati “Novina Espress” a 1, 2, o 4 beccucci per versare il caffè direttamente in tazza.   
                          
Giovanni , da tempo affiltto da problemi renali, decise di andarsi ad operare a Torino  proprio in occasione del trasferimento, in modo da affrontare al meglio le sfide future.
Purtroppo la sala operatoria gli fu fatale e morì a soli 36 anni lasciando il piccolo Guido e la moglie Rosita.
A 29 anni Rosita Cerutti si ritrovò alla guida dei 100 dipendenti della IRMEL e ne resse le sorti fino al 1960 quando si risposò con un medico, il dott. Giusto De Pascale che la affiancò nella gestione fino al 1981.
Nel 1960 Emilio Dellavedova fratello di Giovanni, lasciò l’azienda e fondò la Peltro Delfi con sede a Gravellona Toce dove iniziò la produzione di articoli casalinghi in peltro, materiale a quei tempi molto in voga.
In quegli anni le tre aziende che avevano preso origine dalla vecchia Industrie Riunite Metallo E Legno (I.R.M.E.L.) e cioè la IRMEL (che nel frattempo aveva perso i puntini distintivi), la PELTRO DELFI e la DELBRU, tutte operative nel settore casalingo, davano lavoro tra personale diretto ed indiretto a circa 600 persone.

Nel 1965 per  adeguarsi alle richieste del mercato e creare una differenziazione produttiva, accanto all’alluminio si iniziò la produzione di  caffettiere e di altri oggetti in acciaio inossidabile 18-10
Nei primi anni ’80 l’ing. Guido Dellavedova iniziò a gestire in proprio l’azienda di famiglia, migliorando sia l’aspetto produttivo che quello commerciale.
La caffettiera “Nova Inox” prevedeva 140 operazioni per arrivare al prodotto finito; il sig. Guido riuscì a ridurle a 60; nonostante ciò il prodotto risultava ancora troppo caro e dovette, in seguito, cessarne la produzione.
Un tentativo di rilancio dell’inox venne fatto con la macchina “Modulo 2000”, cercando di venire incontro alle esigenze dei commercianti, che chiedevano un solo tipo di guarnizione per caffettiere con diversa capacità di erogazione.  Il diametro rimaneva lo stesso ma  la macchina variava in altezza.
Dal 1989 circa, venne sospesa la produzione di macchine in inox, divenuta insostenibile, e venne avviato un deciso restyling per le macchine in alluminio, cavallo di battaglia dell’azienda: venne creata la “Maggiolina”.
Al Salone Internazionale della Casa di Milano (Macef), nel 1989, la “Maggiolina” riscosse un immediato successo: macchine così colorate e “simpatiche” non se n’erano mai viste.

Lo stand espositivo ricco di macchine laccate o anodizzate lasciò tanti a bocca aperta.
La produzione continuò fino al 2000, annoverando tra i propri clienti le migliori catene di distribuzione italiane e straniere, nonché il mercato promozionale.
Un dato per tutti negli “anni d’oro” il solo negozio Croff di Corso Buenos Aires aveva una cadenza di vendite di 500 pezzi a settimana solo per le caffettiere
Poi la guerra dei prezzi al ribasso con i produttori esteri , in special modo la Cina, obbligò la gloriosa Irmel ad un lento declino.....




sabato 19 novembre 2011

parlez vous francais?

Dal 9 al 13 novembre il professor Moretto si recò in Francia.
A Cassis.
Buon vino, alte scogliere e tante... caffettiere.
Ben poche notizie ottenei dall'esimio professore, persona estremamente riservata...
Gli chiesi un piccolo resoconto, ma nulla mi arrivò.
Quindi, dovetti andare a leggermi la cronaca locale, il celeberrimo "Bonjour Cassis" per scoprire l'esito della sua mostra.
Migliaia di persone si assieparono all'ingresso della sua esposizione il giorno 9, e molti tornarono nei giorni successivi solamente per disquisire con l'affabile ospite sui sistemi estrattivi e i vari tipi di materiale impiegati.
 Il Poliglotta Andrea stupì tutti quando riuscì a raccontare il principio fisico delle vacuum traducendolo in ... aramaico antico!
Anche due splendide studentesse giapponesi furono accontentate...

Il Sindaco di Cassis (Le Maire de Cassis)
in persona cercò di barattare la moka da 50 tazze con le chiavi della città (ma nulla trapelò sull'esito della trattativa).
Il povero Andrea dovette chiamare più volte la guardia medica (Le médecin de garde) per sbalzi di pressione dovuti all'ansia che qualcuno toccasse le sue macchine da caffè (percolateurs).
La bella dottoressa (Le bon docteur) della quale cito solo le iniziali, J.B. , dichiarò all'incredulo giornalista locale che per ripristinare i normali valori il sig. Andrea ricorse ad impacchi di caffettiere, passate ripetutamente sulla fronte e sotto le ascelle.
Qui sopra possiamo vedere immortalato il plurimiliardario LeCorbusier mentre si accinge a firmare un assegno in bianco per l'acquisto dell'intera collezione Moretto.

La notizia suscitò un gran scalpore a livello nazionale, specie sulla stampa scandalistica (in special modo "Le Gossìp"), e fu titolata
"Le grand refus"
con riferimento al rifiuto categorico del piemontese.
Quest'ultima parte avrei voluto ometterla, ma per onor di cronaca la riporto ugualmente:

sembra, ma la notizia è ancora da verificare al 100%, che il giorno 12 il Moretto fu arrestato alle ore 23.15 in un vicoletto buio di Cassis per
"atti contrari alla pubblica decenza in quanto sorpreso in atteggiamenti intimi con una caffettiera minorenne, conosciuta nell'ambito locale come "La Mokette".
La sopracitata caffettiera era totalmente priva degli imballi e dell'incarto...

Quale scandalo!!!  

Il console di Marsiglia riuscì ad ottenerne il rilascio in tempo per concludere la mostra.
Mi dissocio completamente da tali atteggiamenti ma comprendo che la carne è debole...

Vive la France!!!!!

Al ritorno a casa il bravo Marco gli regalò questa bellissima opera.


Nota dell'autore:
ho ripetutamente sollecitato il caro Andrea per avere due righe sulla mostra e sulla bella esperienza trascorsa, minacciandolo di pubblicare una marea di cazz...ate se non le avessi ricevute...
e quindi...
sei stato accontentato!!

giovedì 17 novembre 2011

Il calendario di Mauri

L'eclettico Mauri ci regala un bel calendario da scaricare gratuitamente:
... e che il 2012 sia migliore di questo "Annus horribilis in decade malefica"...
Buone tazzine!
Buon caffè!
Buon 2012 
(l'anno dei cambiamenti epocali!)


Triesteantiqua ... l'epilogo.

Che fatica!
Un mese di preparativi e dieci giorni "difficili" mi hanno lasciato molti ricordi... ed una fastidiosa sciatalgia.
Ringrazio Serena per l'indispensabile supporto artistico... e morale.
Ringrazio tutti gli amici che mi hanno onorato della loro presenza, in special modo Kent ed Alberto.
Ringrazio il Sindacato per il quale lavoro (saltuariamente) per avermi regalato in questi anni una capacità comunicativa (che mai avrei potuto minimamente sognare) per poter affrontare in totale rilassatezza le spiegazioni agli interessati.
Ringrazio Giulio per le sue foto creative...
Ringrazio la Promotrieste per l'ottima organizzazione e l'esposizione mediatica.
Grazie Ilario, per la pazienza e la simpatia dimostratami.
Ringrazio i miei colleghi; con la loro disponibilità ho potuto coronare questo sogno.





E ringrazio un mio piccolo fan che ha voluto immortalare nel suo album dei ricordi una delle mie macchine preferite.

Storie di Omegna: la Bialetti

Voglio segnalare un interessante lavoro prodotto dagli studenti del Liceo Cavalieri: http://www.liceocavalieri.gov.it/didattica/4BC/B...