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Visualizzazione dei post da Gennaio, 2009

Macchina da viaggio Stella 3 tazze

Il caffè, gioia e dolori per il ceto medio negli anni del
regime fascista!
Surrogati di ogni tipo permettevano di bere una bevanda
simile ma certamente di ben diverso spessore organolettico.
Cicoria, orzo, avena, malto, lupini e perfino fichi...
Tutto veniva tostato e macinato e quando si poteva, miscelato
con "l'oro nero" dell'epoca.

Invece qualcuno non solo si permetteva il lusso di sorseggiare
un buon caffè ogni tanto, ma addirittura di portarsi in viaggio
la macchina personale.

Per questi motivi continuo a considerare tali gioielli
come un'oggetto del desiderio per l'epoca.
Ma chi poteva permettersi una macchina simile?

E non importa se dopo tanti anni le "rughe" compaiono qua e là.
L'emozione di aprirla e trovarla praticamente nuova...
non ha prezzo.

Agrolux, l'incredibile Ungherese.

Il sig. Carli
ci spiega che questa curiosa macchina
ungherese fu prodotta nel 1935.
Il metodo di estrazione a Vacuum verticale era
sicuramente coreografico, e permetteva di
ottenere un'ottimo caffè, dal gusto morbido e "rotondo".

L'acqua veniva posta nella boccia inferiore,
il caffè nella boccia superiore.
Per effetto del calore emesso dalla resistenza, l'acqua veniva sospinta
verso l'alto e si miscelava al caffè.
Nel contempo un fischietto posto sul coperchio avvisava che era giunto il momento di disconnettere il cavo di alimentazione.


Mancando il calore della resistenza , veniva a cessare la spinta del
vapore, e nella boccia inferiore si creava il vuoto.
Tale vuoto risucchiava rapidamente il caffè, rendendolo pronto
ad essere versato usando il buffo manico .

Bella, strana, rara.

L'Araba (aggiornamento)

Aggiornamento del 2009... una bella pubblicità dell'epoca!
Preferitela!


La targa in ottone sulla base scaldante indica il voltaggio di 120-160 V
ed il costruttore: Officine Brera.

L'altr'anno , girovagando tra una bancherella e l'altra al mercatino dell'usato di Gradisca , notai questa piccola meraviglia : L'Araba da 1 tazza.
Mi commossi davanti a tanta bellezza e cura costruttiva.
La gioia poi raggiunse l'apice nello scoprire che il venditore non aveva la più
pallida idea di che cosa stesse vendendo...
La trattativa estenuante durò 1 minuto e pagai con finta rassegnazione.

L'Anonima essenziale

Ecco una caffettiera da sparghert :
così bassa, da dover tenere la tazza ricevente il caffè,
al livello della base.


Piccola, eppure molto pesante.
Questa strana macchina del caffè potrebbe essere
di costruzione austriaca o ungherese.
Pochi fronzoli, ed un bel tappo-manico in bachelite la rendono
un pò buffa , ma a me è piaciuta lo stesso.
Chissà le storie che potrebbe raccontarci...


Stella export , Galleria Internazionale Cacace.

La società Officine Metallurgiche Sgarbi, Chiozzi & c., S.a.s.,
acquisì nel 1934 lo stabilimento dagli eredi della società
"Figli di Silvio Santini",posta in liquidazione.
Tale manovra diede una maggiore spinta alla produzione di macchine da viaggio.


Non si può certamente parlare di rarità quando si incontra
una di queste macchine.
Tante ne furono prodotte e tanto furono usate per decine d'anni
nelle classiche gite fuori porta o in montagna.


Però talvolta l'occhio allenato riesce a scorgere ciò che ai più sfugge...
Questa acquisizione del mese scorso, frutto di una gita in quel di Udine,
ha una particolarità....


....una targhettina in ottone, rivettata,
della "galleria internazionale Cacace di Napoli.
Ho provato a fare qualche ricerca in rete per capire se
fosse un rivenditore o cosa, senza trovare nulla.
Confido nei miei lettori partenopei.


La macchina è in discrete condizioni, pur mancando un bicchierino,
ma soprattutto è "usatissima", come si evince dal corpo …

La Caffettiera dell'officina (L'Autarchica)

Immaginiamoci negli anni '30
una buia officina in provincia di Vercelli.
Acri odori di grasso, fumo denso, il tintinnio ritmato
di un martello sull'incudine...

"Ci vorrebbe una pausa, ogni tanto, ma per fortuna il nostro
padrone l'ha capita, anche lui sgobba con noi, e sa bene che
si rende di più dopo aver bevuto un buon caffè."

Ma come fare? Una vera macchina da "signori" costa troppo
per quei poveri proletari sottopagati e sfruttati all'osso.
"Toniii, porta qua quei pezzi di scarto e metti in funzione il tornio!"
Questa sarebbe potuta essere la genesi romanzata di un
prodotto del genio umano: la Caffettiera dell'officina autarchica.

Dopo il 1935 il regime fascista si vide costretto a decretare
l'Autarchia, ovverosia un sistema economico chiuso nel quale non erano
presenti relazioni commerciali con l'estero.
Vennero sfruttati al massimo i prodotti interni, con un riciclo spinto
delle materie prime.
Ecco qui, a mio avviso, un fulgido esempio .

Mokilsa Express

Ecco uno splendido esempio di marketing
degli anni '60

La Ilsa di Torino nacque nel 1946 ;
dall'acronimo"Industria Laminazione Stampaggio Alluminio"
il significato del marchio.
I loro prodotti iniziali furono proprio le caffettiere
napoletane che spesso affollano i mercatini dell'usato.


Questa macchina, tirata talmente a specchio da sembrare costruita
in acciaio inox, era in realtà in alluminio al 99.5 %.
L'adesivo ci racconta che quindi essendo puro, l'alluminio in questione non nuoceva alla salute.

Ciò lasciava intendere che le altre moke "potevano" essere nocive...

Nonostante questo avviso così perentorio
nessuno preferì l'acquisto di questa gioia dei miei occhi.


E di questo ne sono immensamente felice.

Nota finale: il tipo di logo in alto a sinistra e quello posto sulla foto
della scatola ci fa supporre di essere in presenza di un modello
transizionale a cavallo dell'anno 1968

La "Mia" Espresso

La Fonderia di leghe leggere Meazza & Masciadri produsse
alla fine degli anni '60 una piccola caffettiera.

A prima vista sembrerebbe una delle tante macchinette cloni della
mokaBialetti.


Il fatto è che a produrla fu la "Maserati" delle officine.
Forme ben bilanciate, materiale di prima qualità, buone tolleranze negli accoppiamenti...


Un piccolo gioiello poco apprezzato all'epoca, molto apprezzato oggi.

Prima Espresso OMG

Guardatemi sono tutta diversa.

Nel 1966 la Prima Espresso ci allettava in tal guisa.

Un'oggetto di incredibile bellezza,
sicuramente avveniristico per l'epoca

La particolarità principale consisteva nel fatto che il caffè risaliva
lungo tutta la circonferenza e attraverso dei condotti ricavati nel mantello esterno.
Una camicia provvedeva a garantire la tenuta.

Il caffè doveva essere macinato fine; questo avrebbe dovuto
rendere la bevanda simile all'espresso del bar...

Addirittura il coperchio recava la firma del
designer , de Goetzen.
Alla 3° mostra Macef vinse (con pieno merito) il primo premio.

Ugo, Ugo, ma chi sei???

Da qualche mese il signor Ugo ci delizia e ci sevizia con le immagini della sua collezione.
Se non sapete di cosa sto parlando lo potete vedere qui .
Peccato che non abbia inserito alcun modo per contattarlo....
Vediamo se questo pubblico appello mi permetterà di scambiare due righe con un SIGNOR collezionista.