sabato 27 giugno 2009

La Napoletana di Martinazzi

Codesta caffettiera napoletana viene prodotta in quel di Omegna dalla ditta Martinazzi .

Sfortunatamente è priva del coperchio originale.

Le particolarità di questa simpatica e buffa macchinetta sono i manici ed il beccuccio, sinuosi ed accattivanti.

Non sono riuscito a scoprire il prezzo di vendita, ma spero sia molto basso, in linea con la scarsa qualità del materiale impiegato .
Solo i manici hanno uno spessore adeguato ( a mio avviso ).


Non sempre le ciambelle riescono con il buco, la Martinazzi produce altre macchine più curate (tipo la Dany) e purtroppo talvolta le leggi di mercato impongono scelte dolorose.
Nonostante ciò, per fortuna, non siamo tutti obbligati a spendere 65 euro per una Stella di pari dimensioni (ma con il doppio del peso).

martedì 23 giugno 2009

Kaffemaschine Odette , Spiral AG

Attesa.
Da gennaio ho atteso con ansia questo momento.
Lei era lì, in soggiorno, posta a due metri d'altezza, e mi osservava giorno dopo giorno, dopo giorno... E mi chiedeva con sommesso silenzio di dedicarle due righe.
La sentivo, furtiva alle mie spalle, offesa da questo mio colpevole ritardo.
Paura.
Dopo anni di ricerca, trovarla per caso, (o per volontà del fato?) in condizioni superlative, mi aveva lasciato dentro un emozione, che mi risulta ora, davvero difficile da spiegare.
Timore reverenziale.
Cosa potrei scrivere in un singolo post? Che il preparare una tazza di caffè traforma delle semplici azioni in una vera e propria cerimonia?
Rispetto.
La Spiral AG, con sede in Horgen, Svizzera, produce da parecchi anni questo meraviglioso connubio tra materiali preziosi e stile ottocentesco.
Nessuno conosce questa azienda? Forse il perché è da ricercarsi nel fatto che l'attività principale è la produzione di....... molle industriali.
Mistero.

Macchine simili si affermarono in special modo in Austria, Gran Bretagna e Francia verso il 1850.
L'affascinante concetto di funzionamento racchiude in sé un pizzico di magia.
Contrappesi, saliscendi, applicazione del principio di conservazione dell'energia la rendono affascinante e misteriosa, pur a fronte di una semplicità costruttiva disarmante.

La necessità di rendere la macchina simile a quelle in uso durante la Belle Epoque, ma attuale come materiali, ha lasciato spazio ad un tappo in teflon bianco, ed a guarnizioni in silicone trasparente in luogo del più delicato sughero.

Dal sito della Spiral AG la macchina è scomparsa, ma fino a pochi mesi fa era in vendita ad un prezzo di 485 euro per questa versione placcata in oro.

Sabine, la precedente proprietaria, aveva fatto un vero e proprio miracolo per imballare con cura certosina ogni singolo pezzo, e fargli affrontare in assoluta sicurezza il periglioso viaggio da Salisburgo a Gradisca d'Isonzo.
E di questo le sarò per sempre riconoscente.

Poche immagini non potranno far capire quanto io riesca ad amare follemente questo raro oggetto.
Pagando poco di più avrei potuto prendere una macchina d'epoca, con la caldaia in ceramica e le restanti parti metalliche in ottone.
Ma questo mi differenzia da tanti altri collezionisti: a parte rarissimi casi, devo assolutamente testare ogni singola macchina, con la conseguente prova d'assaggio.
E la Odette, anche se saltuariamente, la uso e la userò negli anni a venire, con cura ed attenzione ma senza gli scrupoli che avrei avuto con una macchina di 150 anni.

Il bicchiere è sempre fonte di grande preoccupazione durante il lavaggio manuale.
Tremo all'idea di romperlo o scheggiarlo.

Il filtro impedisce egregiamente al caffè macinato di entrare in caldaia, a beneficio di una degustazione priva di fondi, fastidiosi al palato europeo.

Il fornello a spirito è dotato di una molla e di 2 pesetti che fanno interrompere la fiamma non appena la caldaia si solleva per effetto del passaggio dell'acqua nel bicchiere in vetro.

Vorrei raccontare di più, descrivere in particolare l'affascinate principio di funzionamento, o commentare le ricette inviatemi dalla gentilissima signora Evi della Spiral AG....
Ma sarebbe come tradire un'amante.
Compratevene una uguale, e fate pure le vostre esperienze.
Le mie, almeno in questo caso, rimarranno private.

domenica 21 giugno 2009

La Cappuccina Inoxpran

Altra icona degli anni '70 la Cappuccina è una macchina che non dovrebbe mancare in nessuna collezione: linee spigolose ma nel contempo sinuose, design avveniristico e mai più copiato, negli anni a seguire.

La qui presente è una 2° serie, ben più gradevole della 1°.
L'unica differenza consiste nella guarnizione che nella prima serie era visibile esternamente, e diventava ben presto giallina.

La Cappuccina doveva permettere di ottenere un buon cappuccino... ovviamente.
Come ciò dovesse succedere rimane per me un gran mistero.
La zona centrale cilindrica conteneva il caffè macinato.
La zona sottostante l'acqua (mio Dio ! spero non il latte...).
E quindi.. rimane solo il recipiente superiore, dove forse il latte si scaldava nell'attesa che fuoriuscisse il caffè.

Rimane comunque il fatto che il caffè viene molto buono.
Anche senza l'effetto cappuccino.

Un grazie a Luciano che tempo fa mi ha ceduto questa deliziosa creatura.

La Letizia (2) di Luciano Mancioli

Possiamo qui ammirare i disegni relativi al brevetto n°CA 889596A
dell'ufficio brevetti canadese, del 1972.
La Letizia si affermò in molte case italiane, per la praticità di poter estrarre la parte in ceramica per poi posizionarla in tavola a fine pranzo.

Già ne avevo parlato in precedenza in uno dei miei primi post , poi qualche mese fa si è aggiunta la qui presente, in versione oversize, diciamo da 6 tazze .

Come al solito sono riuscito a trovarne una in perfette condizioni, anzi... direi nuova, mai usata.
La caldaia, pur essendo ovviamente più grande rispetto alla 3 tazze, presenta la parte tronco-conica superiore molto più inclinata, forse per motivi termo-idro dinamici.

La parte ceramica è libera di ruotare e non è vincolata alla caldaia se non da un'anellino di alluminio che vedremo in seguito.

Le due sorelline affiancate: la più piccola è stata usata a lungo dal precedente proprietario (grazie ancora, Tullio!) ed anch'io ne ho potuto apprezzare le qualità di gran lunga superiori alle moke Bialetti. La uso pochissimo, però proprio per il terrore di romperla.

Il "lato b" reca impresso il logo, il n° di brevetto italiano (n° 28932) ed un "70" contornato da un cerchio; forse l'anno di costruzione ? Simpatici i punti delle "i" del logo Letizia: hanno una forma che ricorda il chicco di caffè.

Le parti interne non lasciano alcun dubbio sulla verginità della macchina.

Ecco il famoso anello di collegamento; la sua funzione era quella di incastrarsi al camino (conico) per far defluire il caffè all'interno della parte in ceramica.
Terminata l'estrazione del caffè, bastava sollevarla delicatamente per farlo sfilare.

La 3 tazze, sporca, ma "rodata" e pronta all'uso.

Sempre la 3 tazze: le tracce della fresatura interna mi fanno pensare che questa fosse tra i primi modelli prodotti, anche per una piccola differenza, ben evidente qui sotto .


Alla fine degli anni '60, proporre un simbolo talmente simile ad una ben più nota "M" poteva essere mal interpretato, soprattutto nella provincia toscana (l'azienda aveva sede a Montelupo Fiorentino) .
Infatti nel modello successivo la "M" scomparve.

sabato 20 giugno 2009

Aurelio Valls , 1933

Lo so, la Espresso Marea l'avevo già presentata.
Ma alcuni giorni fa, cercando qualche brevetto di macchine del caffè con Google search, mi sono imbattuto in un brevetto inglese del 1933 del sig. Aurelio Valls (successivamente brevettato in Canada nel 1935 )





A parte i 3 spinotti, utili per l'uso con diversi voltaggi, e la lunghezza del camino del filtro, la somiglianza è a dir poco imbarazzante.
Quindi... nacque prima l'uovo o la gallina?
Il pollo o la volpe ?

Luxa GB

Ecco l'ultimo acquisto fatto al mercatino dell'antiquariato di Cervignano del Friuli.
Una bella Luxa a 2 tazze della fonderia GB.

Non ci sono molte cose da dire su questa macchina, vista la sua semplicità..
Mi piace molto la parte in bachelite nera, e la base portatazzine in alluminio martellato, molto hi-tech per l'epoca.

Però il tipo di filtro, di vecchia concezione, mi fa dubitare della sua anzianità: 1950 o 1960 ?
Propenderei per gli anni 50.
Il progetto di simile macchine sposa un'ottima idea di base: far affluire il caffè in due tazzine contemporaneamente, preriscaldate dallo stesso calore della macchina.
Peccato che nel 90% dei casi, il liquido segua una via preferenziale, lasciando una tazzina semivuota, ed una stracolma.


Nonostante ciò ne vendettero a migliaia, forse anche perchè tanti anni fa la garanzia era un qualcosa di aleatorio ed opinabile.


Potete scrivermi...

.... non mi offendo !
Sulla barra laterale destra c'è il mio indirizzo di posta elettronica,
ma lo ripeto qui : lvxtrieste@gmail.com
Ho un buon filtro antispam...

sabato 13 giugno 2009

La Peppina : la crema caffè in casa come al bar

Lo scorso anno ne avrei potuto prendere una , con soli 50 km di viaggio, nuova e gialla.
Ma era troppo recente, e costava una cifra che all'epoca mi sembrava alta.
Poi questo annuncio in Francia, 3 mesi fa.
Una mia offerta ridicola, ed unica!
Dopodichè iniziò un fitto scambio di mail con il venditore, senza trovare un'accordo sul pagamento.
Passarono 2 mesi, ed alla fine, pagai con qualche remora.

Ma ecco il risultato: una macchina del 1972 (come da fattura e bolla di scarico magazzino) in condizioni impeccabili, mancante del solo coperchio.

Tracce di caffè macinato,mi fanno credere che sia stato fatto un tentativo, e poi, come moltissime (per mia fortuna) macchine, messa da parte a causa del pessimo espresso ottenuto.

Ma la Peppina è una macchina diversa dal solito.
Ostica da usare, un connubio di materiali superlativi e scadenti.

Va capita, coccolata, e vanno sfruttate le informazioni che per fortuna circolano in rete, ovviamente non in Italia (dove bisogna tenere tutte le informazioni nascoste).

Il portafiltro è una delle parti più assurde, sembra un giocattolo della Mattel da tanto è leggero.
Ed i filtri senza una ritenzione, non permettono di vuotare il macinato esausto rapidamente come al bar (stesso problema con la Sama, e la Pavoni).

Il pressafiltro è uno standard dell'epoca e purtroppo anche attuale.

Credo che industrialmente farne uno in faggio ed alluminio non dovrebbe costare più di 5 euro.
Eppure continuiamo a farci prendere in giro dal resto del mondo.

Ho quindi provveduto a tornire 2 pezzetti di legno, in gran velocità, e la pressatura conseguente ha già dato notevoli benefici sull'espresso (anzi no, la crema caffè) ottenuto.


I risultati, dopo qualche giorno di prove sono paragonabili alla Sama export.
Un buon espresso, soprattutto con il cestello da 2 tazze; corposo, e con una crema vellutata.
Meno crema rispetto alla Caravel.
Meno aromi rispetto all'Elektra.

Macchine diverse... risultati diversi.
E' per questo motivo che noi appassionati ne prendiamo tante ....
O no ?