
Per fortuna che c'è Francesco, il Guru della Pavoni, (qui rappresentato in un suo momento meditativo) che gentilmente
mette a disposizione di tutti istruzioni
ed esploso.
Grazie, a nome di tutti quanti!!!
Caffettiere mania. quando una passione si trasforma in pura follia. Una piccola collezione di oggetti di uso comune e non.


Questo è il re della cucina: un macinacaffè La San Marco modello SM 95, professionale da bar.
Questo è un macinino francese di inizio secolo, da me trovato recentemente in una soffitta polverosa.
Questo è un Frabarn anni '40, modificato per ottenere una macinatura per macchina espresso.

Oggi, senza tanti preparativi, ho cercato di dimostrare che oltre alla teoria ci vuole tanta pratica, e perchè no, anche tanta, tanta, tantissima pazienza.
Queste tre foto sono relative ad un caffè effettuato con filtro da 1, lasciandolo volutamente lungo, sfruttando tutta la camera d'acqua disponibile.
Il video, invece , è relativo ad un caffè effettuato con filtro da 2, "ristretto", quindi con una sola compressione del pistone.
Lo scorso settembre la vidi per la prima volta.
Ma il proprietario, convinto di essere in possesso di un raro pezzo da museo, mi negò
Poi , in aprile ecco comparire magicamente la sorella minore.
E poco tempo fa... la stessa venditrice (grazie ancora Anna Maria) mi ha proposto la qui presente.
La tentazione è forte.
Mia cara Lupa, ho atteso pazientemente sulla riva del fiume il tuo arrivo, ed in nemmeno un'anno eccoti qui.Quando mi viene fame mangio il mio riso;
quando mi viene sonno chiudo gli occhi.
Gli sciocchi ridono di me,
ma il saggio comprende.
Le particolarità di questa simpatica e buffa macchinetta sono i manici ed il beccuccio, sinuosi ed accattivanti.
Non sono riuscito a scoprire il prezzo di vendita, ma spero sia molto basso, in linea con la scarsa qualità del materiale impiegato .
Attesa.
Macchine simili si affermarono in special modo in Austria, Gran Bretagna e Francia verso il 1850.
La necessità di rendere la macchina simile a quelle in uso durante la Belle Epoque, ma attuale come materiali, ha lasciato spazio ad un tappo in teflon bianco, ed a guarnizioni in silicone trasparente in luogo del più delicato sughero.
Dal sito della Spiral AG la macchina è scomparsa, ma fino a pochi mesi fa era in vendita ad un prezzo di 485 euro per questa versione placcata in oro.
Sabine, la precedente proprietaria, aveva fatto un vero e proprio miracolo per imballare con cura certosina ogni singolo pezzo, e fargli affrontare in assoluta sicurezza il periglioso viaggio da Salisburgo a Gradisca d'Isonzo.
Poche immagini non potranno far capire quanto io riesca ad amare follemente questo raro oggetto.
Il bicchiere è sempre fonte di grande preoccupazione durante il lavaggio manuale.
Il filtro impedisce egregiamente al caffè macinato di entrare in caldaia, a beneficio di una degustazione priva di fondi, fastidiosi al palato europeo.
Il fornello a spirito è dotato di una molla e di 2 pesetti che fanno interrompere la fiamma non appena la caldaia si solleva per effetto del passaggio dell'acqua nel bicchiere in vetro.
Vorrei raccontare di più, descrivere in particolare l'affascinate principio di funzionamento, o commentare le ricette inviatemi dalla gentilissima signora Evi della Spiral AG....
Altra icona degli anni '70 la Cappuccina è una macchina che non dovrebbe mancare in nessuna collezione: linee spigolose ma nel contempo sinuose, design avveniristico e mai più copiato, negli anni a seguire.
La qui presente è una 2° serie, ben più gradevole della 1°.
La Cappuccina doveva permettere di ottenere un buon cappuccino... ovviamente.
Possiamo qui ammirare i disegni relativi al brevetto n°CA 889596A
Già ne avevo parlato in precedenza in uno dei miei primi post , poi qualche mese fa si è aggiunta la qui presente, in versione oversize, diciamo da 6 tazze .
Come al solito sono riuscito a trovarne una in perfette condizioni, anzi... direi nuova, mai usata.
La parte ceramica è libera di ruotare e non è vincolata alla caldaia se non da un'anellino di alluminio che vedremo in seguito.
Le due sorelline affiancate: la più piccola è stata usata a lungo dal precedente proprietario (grazie ancora, Tullio!) ed anch'io ne ho potuto apprezzare le qualità di gran lunga superiori alle moke Bialetti. La uso pochissimo, però proprio per il terrore di romperla.
Il "lato b" reca impresso il logo, il n° di brevetto italiano (n° 28932) ed un "70" contornato da un cerchio; forse l'anno di costruzione ? Simpatici i punti delle "i" del logo Letizia: hanno una forma che ricorda il chicco di caffè.
Ecco il famoso anello di collegamento; la sua funzione era quella di incastrarsi al camino (conico) per far defluire il caffè all'interno della parte in ceramica.
Sempre la 3 tazze: le tracce della fresatura interna mi fanno pensare che questa fosse tra i primi modelli prodotti, anche per una piccola differenza, ben evidente qui sotto .
Ecco l'ultimo acquisto fatto al mercatino dell'antiquariato di Cervignano del Friuli.
Non ci sono molte cose da dire su questa macchina, vista la sua semplicità..
Però il tipo di filtro, di vecchia concezione, mi fa dubitare della sua anzianità: 1950 o 1960 ?
Lo scorso anno ne avrei potuto prendere una , con soli 50 km di viaggio, nuova e gialla.
Ma ecco il risultato: una macchina del 1972 (come da fattura e bolla di scarico magazzino) in condizioni impeccabili, mancante del solo coperchio.
Tracce di caffè macinato,mi fanno credere che sia stato fatto un tentativo, e poi, come moltissime (per mia fortuna) macchine, messa da parte a causa del pessimo espresso ottenuto.
Ma la Peppina è una macchina diversa dal solito.
Va capita, coccolata, e vanno sfruttate le informazioni che per fortuna circolano in rete, ovviamente non in Italia (dove bisogna tenere tutte le informazioni nascoste).
Il portafiltro è una delle parti più assurde, sembra un giocattolo della Mattel da tanto è leggero.
Il pressafiltro è uno standard dell'epoca e purtroppo anche attuale.

Che splendide parole: idrocompressione, crema caffè.


Ed eccola qui la Piccolina, in tutta la sua bellezza, grazie alle immagini gentilmente concesse da un collezionista francese (che qui pubblicamente ringrazio).
Le immagini sono state da me modificate ed antichizzate di quel tanto da renderle il più possibile "anni '60".


Un regalo molto gradito, da parte di mia moglie, fu il libro del sig. Bramah, la vera bibbia per tutti gli appassionati delle macchine da caffè.
Tante ne furono vendute in Inghilterra e quindi fu lì che la mia attenzione si rivolse; il destino volle che incontrassi (via Internet) il proprietario, un simpaticissimo gentleman (mr. David), e soprattutto volle che la mia offerta fatta all'ultimo secondo disponibile, fosse superiore di 1 sterlina a quella più alta.
Il sig. David mi raccontò di averla acquisita nel 1968 a Burton Upon Trent, in un deposito di carbone o legnaia (Coal House) e che fu pagata ben 5 sterline (pari a 71 euro odierni).
La macchina fu trovata completamente ricoperta da polvere di carbone, quindi (presumo), con le istruzioni presentate ieri poste all'interno, al sicuro.
Vorrei dilungarmi descrivendo le varie caratteristiche, ed il piccolo e gentile restauro alla quale l'ho sottoposta.
Ma sarebbe giusto? In fondo è solo un pezzo di rame, ottone, alluminio, vetro e legno, assemblati assieme, che semplici foto non possono più di tanto emozionare.







Una splendida vecchia signora attendeva di entrare in mio possesso, lasciando per sempre l'isola che l'aveva custodita per così tanti anni.

Prossimamente cercherò di spiegare il sistema a mio avviso estremamente innovativo che caratterizzava tutte le Universal.

Piccola e deliziosa macchina da caffè elettrica, la Aquilas in questione è frutto di una mattinata alquanto fortunata trascorsa al mercatino "il baule del diavolo" che si tiene la quarta domenica del mese a Cividale del Friuli.
Molto belle le superfici nikelate tuttora in ottime condizioni.
Ecco una bella veduta d'insieme dei pezzi disassemblati.
Ed ora un bel mistero storico:
Nel novembre del 1957 il Sig. Pietro Papetti presentò per conto delle Officine Faema domanda di brevetto europeo.
Nel disegno si possono notare le impugnature sferiche, a conferma che tali erano nei primi modelli. Successivamente, pur mantenendo la verniciatura martellata verde, vennero adottate le impugnature a oliva, sempre in bakelite; il portafiltro venne alleggerito ricavando 2 ampie finestre sul corpo; sotto la base vennero sistemati 4 gommini antiscivolo.
I primi tentativi furono imbarazzanti...
Rripetutamente cercai di adattare degli anelli o-ring al lato superiore della guarnizione, ma la tenuta sulle pareti del filtro non era mai sufficiente.
Il primo passo è stato quello di rimuovere il perno di fissaggio delle due leve al corpo in lega, verniciato con Hammerite verde martellata... proprio come i vecchi torni o le vecchie frese industriali.
Le palline in bakelite tendevano a ruotare, quindi ho ricoperto i filetti con del nastro in teflon.
Il pistone presentava una guarnizione leggermente usurata ma ancora ben elastica ed un corpo in alluminio in buone condizioni.
Visto dall'altro lato si possono notare i residui del grasso originale frammisti a piccole scorie metalliche createsi con lo strofinio dei metalli a contatto.
Le leve disassemblate rendono ben intuibile l'enorme pressione esercitabile
Recarmi al mercatino delle pulci odierno è stata una vera sfaticata.

L’anno scorso mi ero già occupato della sorella maggiore in questo post.
E ieri, dalla provincia di Siena, mi è arrivata questa simpatica versione ridotta.
L’esterno presentava di primo acchito due evidenti deformazioni sul coperchio; inoltre la decalcomania era staccata in più punti e c’erano dei graffi più o meno evidenti su tutto il corpo.
Non appena aperta però… nuova intonsa! Nessuna traccia di calcare, filtro perfetto,
e guarnizione (ovviamente) secca e crepata.
Dopo 1 ora di pulitura gentile, ecco il risultato: riportata a nuovo con lucidatura a specchio.
Chissà da dove proviene in origine. Non sono riuscito a scoprirlo nemmeno negli anfratti della rete.
Certo è che la Lupa appartiene alla simbologia romano-fascista; non credo che nell’immediato dopoguerra qualcuno potesse mantenere un simile marchio.
Le coste esterne al cilindro principale la fanno assomigliare ad una colonna antica.
Lo screen superiore è profondamente solcato da una croce, altra simbologia presente anche
nelle caffettiere “La Signora”.
Tecnicamente si può notare il tappo svitabile, presente anche nel modello a due tazze da me
recensito in questo post.
La sua funzione rimane per me un vero mistero; forse potrebbe servire per effettuare una pulizia accurata del camino, ma comunque nella pratica quotidiana non ha senso.

George Landers a sedici anni arrivò a New Britain, Connecticut nel 1829 in cerca di un posto di lavoro. Lo trovò presso una piccola fonderia. Dopo la morte del titolare, fondò la Landers Smith & Manufacturing Company nel 1853.
Nel 1862 acquisì la società di Frary, Clark & Company, Meriden Connecticut, .
Uno degli innumerevoli oggetti posti in vendita fu la macchina de caffè "Universal" (prodotto per la prima volta nel 1905), che offrì un nuovo metodo di estrazione del caffè , senza l’utilizzo di acqua bollente, con conseguente miglioramento del sapore.
Charles F. Smith, andato a lavorare per Landers nel 1882, divenne nel 1900 presidente della società. Fino alla sua morte nel 1938, Smith fu l’artefice dell’enorme crescita della società.
È interessante il fatto che nei primi anni ‘20 la Landers aveva raggiunto la maggior parte delle case americane con molteplici apparecchi, anche elettrici. Nel 1923 aveva ottenuto i $ 10,5 milioni di fatturato ed impiegava più di tremila persone.
Purtroppo la Landers, Frary e Clark uscì dal mercato nel 1965, vittima di una concorrenza spietata di prodotti a basso costo. Tuttavia, l’azienda non si rassegnò al declino e, al culmine della Guerra Fredda, iniziò la produzione di contatori Geiger per il programma statunitense di difesa civile.
Pessimi prodotti, con pessimi risultati.
La macchina si presenta con delle parti interne in ottime condizioni.
La stella di David evidente in uno dei 3 filtri mi fa affiorare 3 dubbi :

















C'era una volta, tanti anni fa, una manifattura
Due settimane fa, il colpo di fulmine :






Il diametro dei fori del filtro e dello screen fanno
All'interno della confezione, oltre alle consuete istruzioni,
..comprimerà l'acqua posta nella seconda camera a ben 9 bar.


Tanti cestelli permettevano di preparare il numero di tazze 



Per una serie incredibile di coincidenze ho avuto la
E la Bacchi Espresso (ex Carioca) è tutto ciò.
Non posso postare i profumi o far comprendere
Il caffè, gioia e dolori per il ceto medio negli anni del
Invece qualcuno non solo si permetteva il lusso di sorseggiare
Per questi motivi continuo a considerare tali gioielli
E non importa se dopo tanti anni le "rughe" compaiono qua e là.
Il sig. Carli 

L'altr'anno , girovagando tra una bancherella e l'altra al mercatino dell'usato di Gradisca , notai questa piccola meraviglia : L'Araba da 1 tazza.






"Ci vorrebbe una pausa, ogni tanto, ma per fortuna il nostro
padrone l'ha capita, anche lui sgobba con noi, e sa bene che
si rende di più dopo aver bevuto un buon caffè."
Ma come fare? Una vera macchina da "signori" costa troppo
per quei poveri proletari sottopagati e sfruttati all'osso."Toniii, porta qua quei pezzi di scarto e metti in funzione il tornio!"
Questa sarebbe potuta essere la genesi romanzata di un
Dopo il 1935 il regime fascista si vide costretto a decretare

Nota finale: il tipo di logo in alto a sinistra e quello posto sulla foto




Il caffè doveva essere macinato fine; questo avrebbe dovuto
Il primissimo modello è qui splendidamente rappresenato nello schema descrittivo del brevetto inglese.

La base è in ceramica bianca priva di marchi.

A Trieste, in una stradina segreta di un quartiere a me
Sabato scorso ho avuto la fortuna di scoprire in mezzo ad un marasma
Talvolta le scoperte sono frutto di errori grossolani.

Il corpo caldaia presenta un sistema di ritenzione del filtro
talvolta il noto sito d'aste on-line riserva qualche simpatica sorpresa
Una Alpi puppieni NUOVA, direttamente dagli anni '70.
come poter definire altrimenti una follia tale?
Ho ammirato i tuoi tatuaggi...
Mi hai fatto scoprire le tue parti più intime.
Avrei voluto poter assaporare il tuo nettare.
Ma l'onore mi ha imposto di rispettarti.





A breve farò un servizio dettagliato su ogni singolo pezzo, grazie anche alla disponibilità e simpatia dei proprietari.






Per una nuova apparecchiatura, la curva di apprendimento