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martedì 8 dicembre 2009

Chiavi di ricerca (8)

Prendo spunto da un blog che non posso citare, (ma che rimane per me un punto di riferimento) per allietare i miei lettori con le frasi-parole chiave che le persone hanno utilizzato nei vari motori di ricerca per arrivare qui.
Alle migliori domande (o frasi sconfusionate) cercherò di dare le mie migliori (!) risposte.
Tanti mi hanno chiesto cosa fossero queste chiavi: questo è un esempio (cliccate qui sopra)
Il giorno 29 ottobre tutti quelli che sono approdati a questo blog, avevano digitato le parole elencate.


  • D: perchè la mokona non eroga il caffè
  • R: Si è offesa, forse. Oppure hai provato a collegare il cavo nell'apposita presa? Dai, bando agli scherzi... conosci le bianche scogliere di Dover ? La porti con una piccola carriola fino al ciglio e scopri se è in grado di volare oltre che a fare un buonissimo caffè.
  • D: caffettiere ugo
  • R: Il grandissimo Ugo! andate a cercare i suoi nuovi video su youtube!
  • D:macchine da caffe in prova
  • R: Posso testare le vostre macchine, miei cari imprenditori, basta che siano macchine ben costruite e di qualità.
  • D: porno anni 30
  • R: Come le caffettiere, era "ruspante" e senza troppi fronzoli.


mercoledì 2 dicembre 2009

le considerazioni di "Pavonix"

Ricevo e pubblico dal misterioso "Pavonix"... ma chi sarà mai....... un supereroe? un vendicatore? un sognatore, o un vero appassionato? Tutto quanto assieme, credo.
La XXX Gialla... chissà in quanti l'abbiamo sognata...
mi auguro che sia finita in buone mani.




Ho letto le tue considerazioni sull'aumento dell'offerta e dei prezzi schizzati verso l'alto.

In teoria è una contraddizione, se aumenta l'offerta a parità di domanda i prezzi scendono. Quindi è aumentata anche la domanda. ma la domanda per aumentare ha bisogno di qualcosa che la alimenti.
Probabilmente siti come il tuo e il mio invitano all'acquisto da una parte, incitano i venditori ad aumentare i prezzi dall'altra.
Questa cosa un pò mi scoccia, aumentano quelli che scopiazzano pezzi di descrizione, a volte in maniera impropria e senza citare la fonte, e poi sono capaci di fare gli offesi se usi una loro foto sul sito (mi è capitato).
Diciamo che l'impegno nel sistematizzare e condividere le informazioni ha un effetto boomerang. Le persone sono più informate, è più facile risalire a marche e modelli, valutarne le differenze e quinid il valore. Le cose buone diventano difficili da conquistare. Come dici giustamente tu possiamo contare solo sugli errori dei venditori inesperti e dei rari colpi di fortuna o rapidità di azione.

Per questo motivo prima di aprire il mio sito ho aspettato di avere una discreta collezione, per evitare l'effetto "boomerang". Ormai tra le mie macchine sto abbastanza tranquillo e ho un esemplare per ogni versione (a parte la mitica numero 1).

Per le altre macchine a leva sarei quasi tentato di ammazzare la versione in italiano, almeno i venditori ignoranti li taglio fuori.

Ma in realtà c'è poi il rovescio della medaglia, che è stato il vero motivo per cui ho aperto il sito.
Il mio obiettivo è stato da subito combattere l'ignoranza e l'approssimazione dei centri assistenza (riguardo alla pavoni) e su questo sto sulla buona strada.
La stessa cosa un pò ho anche ottenuto verso i venditori. Aumentando le informazioni disponibili diventa più difficile dare delle fregature e più facile dare un valore all'oggetto. E se qualcuno si lascia fregare...vuol dire che se lo merita.

E noi stiamo in mezzo, un pò Jekyll e un pò Hyde.

E siccome Jekyl oggi ha perso una XXX gialla finche Hyde non ne trova una come dice lui, sul suo sito il nome XXX non comparirà!

buona serata!

domenica 29 novembre 2009

La caffettiera del Regio Esercito

Qualche mese fa ho avuto l'onore di "incontrare" un nuovo amico con il quale posso condividere le mie due passioni principali:
  • le caffettiere
  • gli oggetti di uso comune della Grande Guerra


Terminato il conflitto, sulle montagne e nelle zone più impervie e difficili da raggiungere, rimasero ammassati tonnellate di materiali "poveri" e di scarso interesse economico.
Dalle mie parti per oltre 60 anni tutti i bambini vennero mandati a "far ferro" sul Carso,
a raccogliere metalli per rimediare qualche soldino nei centri di raccolta .
In montagna invece la difficoltà fu maggiore, logisticamente parlando, e per questo motivo ancora qualche anno fa si poteva trovare facilmente qualsiasi cosa, bastava poi aver la forza di riportarla a valle.

Negli anni '70 P.G. ebbe la fortuna (sfacciata!) di trovare questo oggetto commovente in un ricovero italiano nei pressi della val Camonica.
Nessun metal detector! trovato a vista, esattamente dove 50 anni prima era stato appoggiato per sgomberare in fretta e furia prima dell'avanzata austriaca del '17.

Quanti caffè avrà fatto!
Quali storie tristi ed orribili potrebbe raccontarci!
Storie di piccoli soldati, di eroi o di martiri votati troppo spesso al massacro ingiustificato.

Mi inchino rispettoso davanti a questo cimelio così carico di storia.

E come disse Alice Shalek (la prima corrispondente di guerra di tutti i tempi) in occasione dell'eroica presa del monte Nero ...

"GIU' IL CAPPELLO DAVANTI AGLI ALPINI !"
.. e davanti alla loro caffettiera...

sabato 28 novembre 2009

Stella Espresso type 402E

Negli anni '50 una fonderia di Vienna produsse a marchio Stella una serie di piccoli capolavori.
Il primo modello
relativamente famoso fu una versione leggermente modificata della Atomic di Robbiati ( la 1° serie a testa piatta), costruita su licenza.
Uno splendido esempio lo possiamo ammirare nel sito di Francesco.


Esistono poi i modelli sviluppati
autonomamente, a mio avviso frutto di esperienze aeronautiche
acquisite prima e durante la 2° guerra mondiale.
Chi avrà potuto ammirare in qualche museo certa componentistica d'epoca in alluminio mi capirà ....al volo.

La Stella espresso typ 402E è un lingottino di Duralluminio probabilmente prodotta tra la fine degli anni '50 e l'inizio degli anni '60.
La sua forma unica ed accattivante, rispecchia appieno la praticità teutonica.
Il manico che si allunga verso l'esterno, per quanto possa sembrare visivamente assurdo, ha una sua logica non appena si svita il manopolone che mantiene chiuso il coperchio.
Il bricco è quello originale d'epoca, come il cavo di alimentazione elettrica.

La parte più impegnativa del restauro è stata la sostituzione delle guarnizioni, purtroppo cristallizzate e di uno spessore quasi doppio rispetto agli standard, e della guarnizione di tenuta posta sotto al manopolone, fatta con un materiale siliconico rosso, che al primo tentativo di erogazione del caffè si è sciolta "come neve al sole".

Un altro piccolo problemino si è presentato sul filtro: era presente solo un piccolo moncone del bordino che avrebbe dovuto appoggiarsi al portafiltro.
L'ho rimosso ed ho applicato del teflon sul mantello esterno per garantire la tenuta.

La zona più interessante che però voglio mantenere nascosta per motivi di "copyright" manutentivi, è sita nel cappello: a differenza di quanto uno potrebbe immaginare, l'acqua risale lungo il tubo filettato nel quale si avvita il manopolone.
All'interno della vite c'è una canalizzazione che sfocia in un foro posto in corrispondenza di una fresatura, la quale va a coincidere con una placchetta di ottone forata che la mette in comunicazione con lo screen posto sopra al filtro.

Lo posso capire, uno la vede e pensa: "carina !" ma dal vivo è tutta un'altra cosa.
E' superba, eccezionale, al tatto quasi "erotica" (ehm, si lascia accarezzare...)

A breve mi arriverà un'altro modello Stella che metterà in subbuglio l'ambiente collezionistico:
non è unica ma molto molto rara.
Curiosi ?

venerdì 27 novembre 2009

Una piccola considerazione.......

In questi ultimi mesi, complice l'aggravarsi della crisi che investe ogni regione ed ogni settore, ho potuto notare un'incremento esponenziale delle macchine da caffè offerte sul noto sito d'aste.

Macchine più o meno antiche, offerte e soprattutto comprate a prezzi via via sempre più alti. Una Faemina a 470 euro, una Gaggia Gilda a 800 oppure a 2.450 euro (!!!) con il compralo subito, una Caravel a 196 euro....

Per non parlare delle caffettiere veramente rare o antiche, tipo la Stella Wien incompleta pagata 194 euro!!!

Un momento... non capisco. Aumenta l'offerta ed aumentano i prezzi ?
Dove stà l'inghippo?
Fortunatamente riesco ancora a trovare qualche macchina offerta nelle categorie sbagliate, perchè sennò dovrei rinunciare e capitolare di fronte a questa folle concorrenza.
Attenti però... non si vive di sole aste, e se un giorno dovrete rivendere le vostre macchine pagate 5 volte il loro valore reale, preparatevi a cocenti delusioni.

mercoledì 4 novembre 2009

La Bacchi ... Nuda !

Ogni singola parte di questa splendida macchina rappresenta un piccolo gioiello.
Scriverò a breve al MoMA di New York per farle riservare un posto che oramai le spetta di diritto, tra le migliori espressioni di arte contemporanea degli ultimi 10 anni.

Qui sopra possiamo ammirare l'ingegnoso sistema di pressatura calibrato (autotampering)
a prova di imbranato.

Qui sotto invece uno dei tanti segreti reconditi... il microscopico forellino di ingresso dell'acqua frena il flusso ma non la pressione e permette al caffè di essere estratto perfettamente.

Il cestello in acciaio inossidabile è forse la parte più anonima, ma riscuote comunque la mia simpatia per le sue dimensioni oversize.

Il pistone è comprimibile anche a mano, ma con tanta fatica.


Ecco le 3 valvole, 2 di sicurezza ed una a fischiotto.
Vi assicuro che non è possibile dimenticarsi la macchina sul fuoco: si innesca un ultrasuono che scatena la gioia ed un'irrefrenabile voglia di danzare nei vicini di casa e tra tutti gli animali presenti nel raggio di qualche centinaio di metri.


Qui si intravede il mollone che serve a riportare il pistone in posizione iniziale, una volta scaricata la pressione.


In questa foto di dettaglio possiamo notare il capezzolo raccogli gocce, elemento indispensabile in quanto pur chiudendo la valvola, il gocciolamento perdura ancora per qualche secondo e quindi una volta tolte le tazzine ci sarebbero schizzi (indesiderati) ovunque.

E qui sopra l'unica nota dolente: la base a contatto con il fuoco si macchia in maniera indelebile, ma è una pecca che accetto di buon grado... visti i risultati.

Il Caffè di Carmagnola

Lo scorso mese un mio simpatico amico piemontese si è offerto (dietro mio suggerimento)
di inviarmi 2 confezioni di caffè per un test casalingo.
Premetto che non posso arrogarmi alcun titolo quale assaggiatore di caffè,
professione ambitissima quanto rara.

Posso paragonarmi piuttosto ad un ubriacone che sorseggia un vino di un'altra regione.
E nelle ultime 2 settimane mi sono veramente ubriacato di caffè.

Per i miei test ho utilizzato principalmente la Pavoni professional in rame ed ottone che attualmente occupa un posto d'onore nella mia cucina.

Ed ovviamente ho usato la Bacchi, e nel post di qualche giorno fa, la foto con 2 cm (!!!) di crema è relativa ad una di queste due miscele.

La miscela denominata "Europeo" è la più classica, con un gusto deciso, con uno spiccato retrogusto di nocciola, molto diverso da quello che normalmente siamo avezzi a bere in Venezia Giulia.
Già... ma perchè diverso?
Questione di abitudine direi: quando uno sorseggia una Coca Cola, si aspetta di percepire il gusto che razionalmente il cervello collega alla famosa bevanda... ma se ci arriva il gusto del chinotto, l'effetto è a dir poco traumatico, per quanto buono possa essere il chinotto.

Ci ho messo parecchi giorni per addestrare i sensi, ma ne è valsa la pena.
Il top l'ho raggiunto con la Bacchi;
cremoso al punto giusto, secondo il mio modestissimo parere raggiunge le condizioni ideali lasciandolo qualche minuto in tazzina prima di degustarlo.

La miscela denominata Europeo "S" invece è stata una piacevolissima sorpresa:
tostatura chiara, quasi svedese, al primo assaggio mi ha sconvolto.
Il retrogusto di liquirizia è talmente spiccato da farlo sembrare aromatizzato artificialmente.
La Pavoni in questo caso è stata la scelta vincente, per un'estrazione più delicata, consona alla particolarità del caffè.
L'ho provato anche con un paio delle mie caffettiere da fiamma, ed il risultato è stato comunque molto piacevole al palato.
Tempo fa, spinto dai commenti entusiasti di Andrea Moretto , avevo voluto provare un famoso
caffè piemontese (bleah!) ma il Caffè Nova, per quanto di nicchia, è veramente tutta un'altra cosa.

Complimenti Alberto, state facendo un buon lavoro!

venerdì 30 ottobre 2009

Chiavi di ricerca (7)

Prendo spunto da un blog che non posso citare, (ma che rimane per me un punto di riferimento) per allietare i miei lettori con le frasi-parole chiave che le persone hanno utilizzato nei vari motori di ricerca per arrivare qui.
Alle migliori domande (o frasi sconfusionate) cercherò di dare le mie migliori (!) risposte.
Tanti mi hanno chiesto cosa fossero queste chiavi: questo è un esempio (cliccate qui sopra)
Il giorno 29 ottobre tutti quelli che sono approdati a questo blog, avevano digitato le parole elencate.


  • D: sostituire guarnizione moka
  • R: Non ci credevo, ma vista l'ennesima richiesta, dovrò fare un tutorial su questa complicata procedura.
  • D: residuo fisso per fare il caffè
  • R: Nell'800 si usava il caffè esausto con un sistema a doppio filtraggio , a valle del caffè "buono" credendo che il gusto migliorasse. Sarebbe da fare un tentativo...
  • D:blog di porno caffe
  • R: eh eh eh ! certi caffè , se fatti VERAMENTE bene.... sono da orgasmo !
  • D: come fare il caffe con la macchina pavoni
  • R: Non ci vuole uno studio approfondito... bisogna ricordarsi di sfiatare la lancia vapore prima di fare il caffè, e mi raccomando... non serve pressare troppo il macinato, 6-7 kg possono bastare.
  • D: migliore macchina caffè leva casa
  • R: Elektra Microcasa a Leva. .... mmm mmmm ! per me n° 1 !! (Egregi signori dell'Elektra , dovreste madarmi qualche gadget per tutta la pubblicità che vi faccio aggratis)

sabato 24 ottobre 2009

Presso infusiera Melior smaltata.

Come già ampiamente illustrato in un precedente post di marzo 2009,
il brevetto del 1936 del sig. Bruno Cassol fu il passo successivo della ditta Moneta
per il raggiungimento della perfezione nel metodo della presso infusione.
Settantatre lunghi anni sono passati da quel 1° settembre, eppure nessuna sostanziale miglioria è stata apportata a questo progetto .
Consiglio ai più curiosi di cercare uno di questi "attrezzi" in un qualsiasi negozio specializzato , e di verificare e toccare con mano la zona filtro.
Così era, così è e così sarà.
Chissà se Bruno lo avesse mai sperato...

Qui sopra possiamo ammirare un brevetto del 1894, giusto per chiarire che l'800 gettò veramente tutte le basi per gli sviluppi futuri delle macchine da caffè.

La qui presente Melior rientra tra i colpacci di settembre,
nuova, perfetta , piccolina, ma piena di personalità!

"ciao Lucio, te ga macchinette de caffè ?" - "oggi no"
"bon dei, te ciogo questa... cossa la costa? " la costa troppo per ti, lassa star..."
"troppo quanto?" " damme due euro per el caffè e viva l'A. e pò bon..."

Questo è l'esempio di quanto effettivamente successo tra me ed il venditore, in dialetto triestino.
Talune terminologie non sono traducibili se non con un ampissima spiegazione, quindi le lascio così come sono, anche per la gioia dei cugini friulani che da sempre si deliziano nel sentirci parlare.
Qui sotto un video esemplificante dei cordiali rapporti che ci legano...

video


Il filtro disassemblato mostra tutta la sua semplicità .

Per concludere credo di poter collocare temporalmente la macchina attorno agli anni '50, salvo ovviamente smentite o rettifiche , sempre molto ben gradite.


venerdì 23 ottobre 2009

10.000 contatti !!!


Ebbene si.
10.000 è una bella cifra per un piccolo blog.
Ringrazio tutti i lettori occasionali, e saluto tutti i nuovi amici
che nell'ultimo anno ho avuto la fortuna di conoscere.

mercoledì 21 ottobre 2009

Faema Baby: le istruzioni per l'uso


Complimenti a Francesco per aver salvato dall'oblio queste 2 significative paginette.
Per chi si volesse cimentare nell'uso di questo simpatico oggetto, senza il ricorso alla forza motrice.... la signora qui sopra propone un gesto inequivocabile: "ma va là!!" .

lunedì 19 ottobre 2009

Capri Express

Uno dei più simpatici acquisti "veneti" di settembre è stata questa caffettiera, veramente "alternativa".

La particolarità maggiore e più tecnicamente interessante è la conformazione del filtro, molto largo e di altezza ridotta.
Questo riduce il tempo di passaggio dell'acqua attraverso il caffè macinato, e di fatto viene evitato il "lavaggio" finale.

L'ho pagata più del dovuto, ma dopo una leggera pulizia ed un paio di caffè a perdere, la "caprese" ha sfornato un caffè superbo, ripagandosi da sola.

Da dove nasce l'idea di un progetto di questo tipo?

Credo di non sbagliarmi nel ritenere che la fonte di ispirazione fu... una scatola di pelati!

giovedì 15 ottobre 2009

La Bacchi espresso : pre - test


I test sulla macchina procedono a rilento a causa dell'influenza suina che mi ha costretto a letto per svariati giorni.
Sono eccitato per i risultati strabilianti che sto ottenendo, e per questo motivo vorrei fare una presentazione degna.
Ma dovrò tenere a freno il mio entusiasmo: già un mio post su un
forum
americano
non ha destato un grande interesse.
E di questo me ne rammarico.

Le foto parlano da sole, ma attenzione: questi sono i miei risultati personali, frutto di anni di esperienza con altre macchine.
Il neofita che vorrà farsi tentare sappia che non ha di fronte un sistema a capsule o cialde automatico: qui l'uomo è parte integrante del processo.
E come per una macchina da corsa, per farla andare al massimo ci vogliono molte pazienti prove...
ma quando inizia ad andare forte... non ce n'è per nessuno!


lunedì 12 ottobre 2009

Bocca Gebrüder Bing Nürnberg Bavaria (parte 2)

Avere tra le mani un piccolo pezzo di storia non si può descrivere se non agli amici collezionisti.
E questa macchina di emozioni ne regala parecchie.

Ma che design! Ma che pragmatismo teutonico!


La Bing fu una importantissima società tedesca che a cavallo tra l’800 ed il ‘900 si sviluppò enormemente, diversificando la produzione, (principalmente però giocattoli di latta) acquisendo svariate piccole società. Prima del crollo economico nel 1924 (che favorì più avanti l’ascesa di Adolf Hitler) impiegava la bellezza di 16.000 dipendenti.

La Bocca (Bing’s Original Conoisseurs Coffee Apparatus) non nasconde l’epoca alla quale appartiene, ciò che veramente stupisce è l’incredibile ed assoluta qualità dei materiali.

La base è stilisticamente di un periodo post bellico, ben diversa da quella riprodotta nelle istruzioni, ed anche visibile sul Bramah (per i curiosi..), databile secondo me attorno al 1910.
La qui presente potrebbe essere collocata tra il 1919 ed il 1924.

Il manico a boomerang, unico esempio in un periodo nel quale tutti copiavano tutto, mi fà ritenere che forse non ne vennero prodotte molte.
Il pomolino in legno, elegante modo per sollevare la pattella senza incorrere in spiacevoli scottature, è un’eredità del secolo precedente, utilizzato nelle prime fontane a vapore.


Ed ecco il filtro, talmente perfetto da poter ingannare anche un’esperto.
Nello stesso periodo in Italia venivano prodotti dei filtri che sarebbe imbarazzante accostare a questo fulgido esempio di quanto più avanti era l’industria tedesca rispetto a noi.
15 anni dopo, se ne sarebbe accorto tutto il mondo...

La bellezza, qui, si sposa con la genialità, ed anche in questo caso non mi risulta che esistano dei cloni di questo particolarissimo sistema filtrante: il tubo di sinistra portava l’acqua al piattino superiore, fuoriuscendo da 4 fori posti all’estremità del tratto orizzontale; il tubo di destra era cieco ma anch’esso provvisto di fori sul tratto verticale, ma interno al filtro.
In questo modo la percolazione a ricircolo avveniva sia dall’alto che dal fianco, in un cesto che richiama terribilmente quello di una lavatrice , in inox (ma in realtà è ottone cromato).


In queste foto possiamo ammirare... la perfezione.

Chissà se il caffè ottenuto era buono.
A questa domanda non potrò dare risposta se non trovandone un’altra, usata .
Questa è, e dovrà rimanere nuova.


La basilica di S.Bocca chiude degnamente questo post e mi fa istintivamente alzare gli occhi al cielo, per ringraziare il fato che ci ha voluto unire per sempre.

sabato 10 ottobre 2009

Bocca Gebrüder Bing Nürnberg Bavaria (parte 1)

Mai fidarsi delle presentazioni dei venditori di ebay.. infatti io non mi sono fidato, ma gli altri compratori si, e si sono lasciati scappare questa meravigliosa macchina che piuttosto che a casa mia si sarebbe meritata un posto in un museo.

This unique item was manufactured, we believe, in the early 1950's.
sbagliato! stante il marchio, la macchina è stata prodotta non oltre il 1924.

The engineering suggests German manufacture.
bravo! forse perchè c'era scritto Bavaria sulle istruzioni ?

It has a bone handle and a stainless steel inner perculator.
grazie! questo ha dato il colpo di grazia alle offerte. l'acciaio inox è una conquista relativamente recente, ed il manico è in legno dipinto

It comes complete with its original instructions and is in an unused condition.
questa è la parte migliore.. per me! infatti la macchina è nuova, in mint condition, con le istruzioni allegate .

Un ringraziamento speciale a Francesco per l'opera di intelligence ed intermediazione svolta in mia vece durante le mie vacanze estive.
Un super ringraziamento alla signora Ursula, che mi ha fornito preziose ed interessanti notizie sul produttore, alle quali non sarei mai riuscito a risalire.

Piccolo tutorial su come ricostruire un manico di bakelite

Poco tempo fa, un'amico mi chiama e mi chiede se può prendermi una caffettiera molto bella ma purtroppo priva di una parte del manico, bruciato o rotto.
Prendila, che problema c'è?

La bakelite è una resina fenolica molto in voga nei primi anni del '900 per le sue ottime proprietà di isolante termico, di resistenza agli agenti chimici e per le caratteristiche di isolante elettrico.
Stampabile anche in forme complesse, ha però un tallone d'Achille: è terribilmente fragile.
Quanti di noi hanno in casa splendide padelle o tegami in acciaio inox, eterni quindi, con i manici mancanti o sberciati... di bakelite.

I negozi di bricolage in questo caso ci possono aiutare con un prodotto nato per tutt'altri scopi (orecchini, pupazzetti..).
Il Cernit è una pasta modellabile termoindurente, ottima quindi per ricostruire piccoli pezzi mancanti.

All'inizio è molto rigida e va portata lentamente in temperatura massaggiandola e comprimendola fino ad ottenere la plasticità desiderata.
Poi con infinita pazienza modellata ed aggiunta un per volta sempre evitando che si raffreddi troppo.

Aiutandosi con degli oggetti piani o curvi (nel mio caso un coltello ed un mestolo di legno ) la pasta compattata il più possibile per evitare fessurazioni in fase di cottura.


Ed eccoci quindi pronti alla cottura: 20 minuti in forno ventilato a 100° C , seguito da un lento raffreddamento di circa 2 ore, ed il manico è quasi pronto.

L'ultima fase, la lucidatura, non l'ho documentata perchè eseguita in un momento di raptus creativo (ebbene si, ho un oscuro passato di artista maledetto!) .
Posso solo accennare al fatto che ho usato carta vetrata, paglietta di acciaio, olio d'oliva e di gomito.

Il risultato è soddisfacente, si poteva far di meglio, ma poi chi ci crede che l'ho ricostruito?
A breve seguirà un post dedicato a questa splendida signora anziana.

Ringrazio pubblicamente Giorgio per questa fantastica caffettiera, e per avermi sfidato a rimetterla a posto.... Hai visto che roba?
E ci ho anche fatto il caffè !

venerdì 9 ottobre 2009

La Columbia

Fulgido esempio della produzione anni '50, la Columbia è tuttora uno dei rari esempi di accoppiamento rovesciato.

Caratteristici sono gli svasi simili ad una gonna a plissè, che probabilmente nell'intendimento dei produttori avrebbe dovuto attrarre istintivamente la casalinga media all'acquisto.

Ed ecco svelato qui sotto il misterioso accoppiamento: la filettatura maschio è sulla parte superiore e la guarnizione era ospitata in quella inferiore.

Tale configurazione necessitava quindi di uno screen mobile, mantenuto poi solidale al filtro dai 3 perni visibili nel corpo superiore.

Tra qualche settimana vedrò di testarla, anche se la sostituzione della guarnizione presenterà grosse difficoltà per adattarne una consona.
Nel frattempo farà bella mostra di sè accanto alle sue nuove amiche.

La Ballarini Jolly Express da 3 tazze

Domenica scorsa in un microscopico mercatino dell'usato ho intravisto questa piccola
caffettiera e per dire la verità di primo acchito l'ho catalogata come una delle solite macchine in inox che
sinceramente non apprezzo molto.
Ed invece, una volta presa in mano... sorpresa!

Una Ballarini usatissima, e per giunta venduta da una simpatica coppia con i quali ho già avuto occasione di "fare affari" tempo fa.

Una volta aperta ecco la sorpresa: il famoso sistema del filtro a capacità variabile ben diverso dalla sorella maggiore, la Multipla.

Un ingegnoso sistema a vite permette di calibrare la quantità di caffè desiderata, mentre le tacche poste all'interno della parte superiore della caffettiera danno un corretto dosaggio dell'acqua.

Il design risulta bilanciato e razionale, improntato sulla facilità di assemblaggio, soprattutto nel manico; quello che sorprende è il tipo di alluminio impiegato, di qualità veramente superiore alla media.

lunedì 5 ottobre 2009

Andrea Bacchi : il Leonardo da Vinci del caffè espresso

Talvolta, anzi sempre più spesso, mi capita di passeggiare a Trieste con lo sguardo ben alto, cercando di vedere i palazzi con gli occhi del turista.
La città si trasforma!
Ciò che era ovvio e scontato non lo è più, ogni più piccola sfumatura e particolare assume nuovi significati.

E questo concetto Andrea Bacchi lo applica con buon profitto al suo lavoro.
Osservare con gli occhi di un bambino, senza farsi troppo influenzare da quanto è stato fatto precedentemente: questo è il segreto degli inventori. Quelli veri.

Poco più di 40 anni , una quasi laurea in ingegneria ( ma un diploma alla scuola Ferrari di Maranello...) , Andrea gestisce uno studio tecnico di progettazione meccanica e consulenza dal nome BACCHI ENGINEERING da più di 17 anni
( www.bacchidesign.it ) .

Ed ovviamente è l'inventore e proprietario del brevetto della Bacchi Espresso, frutto di un'anno di prove continue, insuccessi, modifiche ed in ultimo... la perfezione.
In queste foto, da lui gentilmente concesse, possiamo ammirare i prototipi e gli sviluppi della macchina, della quale parlerò a breve in dettaglio, avendola comperata da poco.

Qui sopra invece si può vedere una sorta di alambicco: chissà se a breve potremo degustare una grappa al caffè preparata al momento!


Si , Andrea, ci siete riusciti, e seppur in imbarazzo per le mie
amatissime macchine a leva, devo ammetterlo, ci siete riusciti "maledettamente bene".

lunedì 28 settembre 2009

La Neowatt BC tipo 204

Prodotta verso la metà degli anni '30, questa fantastica macchina si caratterizza per una linea assolutamente avveniristica per l'epoca.
Per fare un paragone, la Simerac, progettata solo pochi anni prima sembra appartenere ad un'altro secolo.
Ed invece per un breve periodo vennero commercializzate assieme nello stesso catalogo di una nota ditta torinese specializzata in casalinghi.

Ciò che colpisce maggiormente una volta presa in mano la macchina è il peso ragguardevole della caldaia e del filtro rispetto alla base, certamente frutto di studi accurati sulla trasmissione del calore nell'assieme.
Questo fatto obbligò il costruttore ad allargare a dismisura il diametro della base, per permettere alla macchina di rimanere in equilibrio statico durante la fase di erogazione del caffè.

La Watt era un'azienda di Pavia, e gli esperti sapranno sicuramente che razza di macchine era in grado di produrre; probabilmente la Neowatt ( o nuova Watt che dir si voglia ) fu il frutto di una delle tante diaspore aziendali di quegli anni (vedi la Santini ).
Sarebbe interessante se qualcuno avesse qualche notizia a riguardo; e poi chi era o erano B.C. ?

Pur non essendo elevato, il valore della potenza assorbita dalla resistenza elettrica permetteva comunque un'erogazione relativamente veloce ( attorno ai 6 - 7 minuti ) grazie alla sua conformazione a "guanto" rispetto alla caldaia.

L'ennesimo filtro a stella continua ad insinuarmi dubbi riguardo il suo oscuro significato:
  • una moda?
  • una dichiarazione palese di appartenenza al popolo eletto?
  • un simbolo massonico?

Come per altre macchine simili, lo scopo di questa configurazione ad "L" era quello di allontanare il più possibile il gruppo filtro dalla fonte di calore, per non disperdere e mantenere intatto l'aroma del caffè.
Qualche anno più tardi tale principio fu brillantemente sviluppato da Giordano Robbiati con la sua Atomic.

Agli amanti del bello ne consiglio caldamente l'acquisto, semprechè ne riusciate a trovare una in condizioni accettabili e non taroccata con sapiente furbizia (chi frequenta la Baia capirà...)

mercoledì 23 settembre 2009

Chiavi di ricerca (6)

Prendo spunto da un blog che non posso citare, (ma che rimane per me un punto di riferimento) per allietare i miei lettori con le frasi-parole chiave che le persone hanno utilizzato nei vari motori di ricerca per arrivare qui.
Alle migliori domande (o frasi sconfusionate) cercherò di dare le mie migliori (!) risposte.
Tanti mi hanno chiesto cosa fossero queste chiavi: questo è un esempio (cliccate qui sopra)
Il giorno 22 settembre tutti quelli che sono approdati a questo blog, avevano digitato le parole elencate.


  • D: caffettiera con cremina a casa
  • R: non sarà il massimo, ma talvolta uso un frullino montalatte della snips per shakerare il caffè con lo zucchero. dopo qualche minuto ottengo una spuma deliziosa e il caffè così ossigenato rivela aromi inaspettati.
  • D: espresso bacchi
  • R: è in arrivo sul primo binario.... a breve farò una recensione completa.
  • D: come si usa la pavoni
  • R: vai sul sito di Francesco! se poi non hai fretta farò un tutorial dove spiegherò le mie tecniche.
  • D: mantenere una caffettiera
  • R: dipende da quante volte la usi ed il tenore di vita che pretende. quando ti chiederà di lasciare moglie e figli... potrai scaricarla!

Barattoli e contenitori per caffè

Una volta comperato il caffè in grani, dove lo mettiamo?
Quello verde deve poter respirare; l'ideale sarebbe un sacchetto in juta, oppure potrebbe andar bene questo vaso anni '60 della Illy caffè, munito di questo simpatico tappo provvisto di sfiati di aerazione otturabili mediante un'anello in gomma.

Per anni questo vasone con tappo a vite ha ospitato le mie grappe aromatizzate con germogli di pino mugo, semi di kimmel , limoncello ed un'anno anche il Vov all'uovo.
Tutti miscugli infernali che i miei commensali erano moralmente obbligati a bere a fine cena...

Attualmente lo uso per contenere il caffè torrefatto.

Altro simpatico e "storico" contenitore della mia amata città è questo della Hausbrandt,
che per tanti anni ha ospitato viti e dadi in inox.

L'ultimo è un barattolo anonimo ma carino, trovato al mercatino di Gorizia, recante una scritta strana: "arabiea" ??
problemi di copyright? Errore grossolano ?
oppure esiste davvero?

lunedì 21 settembre 2009

La Porno Caffettiera Subliminale

Uno dei tanti (!) acquisti di ieri è stata questa orrenda macchinetta.
Per rendere meno scioccante la foto di presentazione ho voluto inserire 2 tazzine Illy dei primi anni'80.
Di questo tipo ne avevo già una in condizioni pessime, di color crema e con il pomolino in oro...

Rossa fà già un'altro effetto, meno ... lassativo.
Certo è che la patria del design potrebbe ogni tanto regalarci qualcosa di meglio.

Impietoso, ho voluto fotografare anche il fondo, per mostrare l'adesivo del prezzo di vendita.
Nuova, perfetta, indiscutibilmente diversa dal solito.

E allora perchè quel titolo così provocatoriamente ambiguo?
Secondo me, le forme di questa moka sono state create con l'intenzione di renderla inconsciamente accattivante per la casalinga media (mi ricorda proprio qualcosa....!).
Chi fosse interessato all'argomento potrà leggersi questo simpatico articolo.
Avrei voluto inserire una foto che non avrebbe lasciato alcun dubbio.
Ma è più divertente così.
Tanto di ...cappello, al burlone che ha voluto regalarci questa creatura, ops, creazione.



La Signora Caffettiera colpisce ancora

Una bella gita sul Lago Maggiore... visita alle isole borromee... e mercato rionale.
Tra le solite borsette, collanine, e pentolame, chi ti vedo?
Una vecchia amica in un'insolita veste.

Due versioni recentissime della Signora!
Ma erano.. strane.

L'esterno molto scabroso e ... quel manico, preso a prestito da altri modelli di altre marche!
Non ho potuto reggerne la vista.
Forse un giorno mi pentirò di non averla presa.
Ma non potevo pensare di accostare una nipotina punk alla mitica
"Lollo".


sabato 19 settembre 2009

l'antichissima e bellissima anonima

Sarà stata una caffettiera o un bollitore?
Secondo me entrambe le possibilità.
Il corpo in ottone nickelato presenta una mancanza dello strato superficiale estremamente uniforme, dovuto certamente all'uso .

All'interno si può notare uno scalino che per logica poteva fungere da battuta per l'eventuale filtro (ne avrei già trovato uno.. ma non assemblo falsi storici).

Il pomello del coperchio ed il manico sono fatti di uno splendido legno (noce?).
Le forme d'insieme , i materiali, e soprattutto la miriade di punzoni, la collocano a mio avviso alla fine dell'800 in Inghilterra oppure in Francia.

Gli esperti in punzoni sono pregati di farsi avanti... diamo un nome a codesta creatura!


martedì 15 settembre 2009

Feldhaus "Perko"

Lo scorso mese ricevetti una telefonata trafelata da parte di mia moglie;
ad una festa paesana aveva intravisto alcune bancarelle "anomale" di anticaglie.
E tra queste...
... una Feldhaus Perko da 1 litro e 1/2.
Manico in ferro, corpo in alluminio, cupola in vetro...

"Cosa dici..? la prendo o non la prendo..?".
Cosa mai avrei potuto rispondere?

La macchina di per sè non presenta particolarità tecniche o pregi stilistici...
Ma porta in dote una caratteristica che ben poche macchine possiedono:
un chilometraggio pari a parecchie migliaia di caffè.

Macchina robustissima,( se non per la cupola in vetro ) quasi spartana direi, anzi , militare!
Feldhaus si potrebbe tradurre come "da campo, da campagna".
La feldcaffettiera del feldmaresciallo Rommel?

Forse potrei pulirla e lucidarla a specchio.
Ma l'ho testata, funziona ottimamente, e quindi non posso rinunciare a 50 o più anni di un"barrique" di inestimabile valore storico - gustativo.

La percolazione, nel paese della moka è quasi una bestemmia ideologica.
Ma funziona maledettamente bene.
Ci vuole maggiore pazienza e più cura, la scelta del caffè e la relativa macinatura è essenziale, ma il caffè così ottenuto è veramente ottimo.


domenica 13 settembre 2009

Il bollitore di Potsdam E. D.


Tra le più belle ed eleganti macchine atte alla produzione casalinga del caffè,
il bollitore di Potsdam , detto anche uovo russo (per la similitudine con le ben più famose
Uova di Fabergè ) venne prodotto principalmente in Francia ed in Germania a partire dal
1850 circa fino a primi decenni del '900.
Il principio di funzionamento anticipava di parecchi anni la napoletana ;
l'acqua veniva riscaldata attraverso un fornello a spirito, e raggiunta l'ebollizione, si ruotava la caffettiera sfruttandone così la pressione idrostatica.

Poco tempo fa, attraverso il noto sito d'aste, ho avuto la fortuna di acquistare in quel di Marsiglia questo raro esemplare.

Ho cercato tanto per trovare una qualche notizia del produttore parigino, ma come spesso accade, senza alcun risultato.

Il piedistallo è certamente il pezzo forte dell'assieme, composto da 3 cicogne rifinite a mano che con le loro esili (in apparenza) ali sostengono il bollitore in posizione perfettamente orizzontale.

Qui sopra si può apprezzare la rifinitura della base a doppia zigrinatura. Il marchio era depositato e l'incisione ce lo ricorda.

Il fornello a spirito ha purtroppo perso una parte della nickelatura; da notare la squisita fattura del manico.

La macchina riporta inciso il marchio ed il numero di tazze ottenibili.

L'apertura è a dir poco geniale: il manico va svitato e poi la parte superiore va ruotata leggermente. Ciò evidenzia una vite sezionata in senso longitudinale.
Chi si intende almeno un pò di meccanica, capirà l'emozione di questo particolare...

Il beccuccio è provvisto di una pattella incernierata, antesignana del famoso "coppettiello" o cono di carta della cuccuma napoletana, utile a non disperdere l'aroma e a "frenare" la discesa del caffè.

Uno sfiato permette all'acqua di defluire verso il basso una volta ruotato l'uovo, ed inoltre funge da blocco "meccanico" per mantenere il filtro in sede.

Le condizioni interne sono a dir poco splendide: il filtro in questi modelli era (per quanto ne so io) sempre costruito in latta : se non asciugato alla perfezione, dopo l'uso, si arrugginiva rapidamente con corrosioni devastanti.

Il filtro ed il controfltro sono uniti da una vite qualitativamente perfetta, in ottone.

Tanti anni di ricerca mi hanno premiato: queste macchine non sono rare, ma trovarne una così bella è stato proprio un colpo... da maestro!


venerdì 28 agosto 2009

La Vienna Incomparabile di Josef Denk


Lunedì scorso sono andato in Austria, a Velden , per una gita con amici
in stile "toccata e fuga" .
Lungo la strada.. toh! un negozio d'antiquariato.

Seminascosta, un pò sporca e in un'ambiente che odorava di umidità secolare,
la qui presente gran dama mi lanciava messaggi irresistibili.
Un paio di telefonate al futuro possessore, 1 minuto di trattativa, e
la sera stessa troneggiava già sontuosamente accanto alle sue consorelle.

Colpiscono di primo acchito la forma del corpo ed il tipo di filtro impiegato.
La zona caldaia, di forma cilindrica è unita al corpo superiore leggermente bombato mediante un
sistema di piegatura a lembi sovrapposti mai visto prima.

Il coperchio, nella zona del pomello, presenta le caratteristiche molature antiscivolo, tutte rigorosamente eseguite a mano.

Il filtro nasconde al suo interno una rete conica usata probabilmente per compattare il caffè macinato e per raddoppiare il filtraggio.
L'assieme, molto pesante, era accoppiato alla parte sottostante senza alcuna guarnizione ( la cosa andrebbe verificata, ma non essendo mia, non ho effettuato i consueti test ).

Gran parte della nickelatura del supporto è purtroppo svanita, segno comunque di un'uso
costante della macchina.

Stranamente l'elemento di giunzione con il filtro era unito alla caldaia mediante un'attacco a vite, e veniva svitato facendo leva sulle 2 orecchie brasate all'anello.

Chissà quante macchine furono costruite... la qui presente porta segnato in tre parti distinte
il n° 42.

Il fondo, anch'esso particolarissimo era provvisto di un doppio piattello formante una camera vuota con fori di scarico condensa.

Il rubinetto ed il manico del fornello erano sagomati in avorio, utilizzato per le sue ottime caratteristiche di isolante termico.

Questa splendida macchina, a mio avviso risalente al 1870 - 1880 è arrivata ai giorni nostri in ottime condizioni, e quindi, un pò per scherzo, ho modificato una foto per farla apparire allo stesso modo in cui i nostri trisnonni l'avrebbero vista.

Concludo con la parte più commovente: un 'incisione che da sola vale tutto il prezzo della macchina.
Tradotto in italiano (grazie Sandro!) è una dedica "in ricordo di Stary".
Stary potrebbe essere un soprannome oppure la città di Stary Smokovec in Slovacchia.

Forse un pegno d'amore ? Mi piace pensarlo.....


martedì 25 agosto 2009

La Napoletana Decottiera

Mi è arrivata una segnalazione di un progetto interessante
che prevede l'utilizzo di una Napoletana classica per preparare infusi e decotti.
Non sarà attinente al mondo del caffè, ma le buone idee e lo spirito d'iniziativa
vanno sempre premiati.
Per gli interessati questo è il riferimento.
Buona lettura!!

The Big Brother strikes again (siamo sempre controllati ...)


Una parte del mio blog di cui andavo più fiero... non è più disponibile.
Sto parlando della mia playlist musicale composta da 150 canzoni... bellissime!
Per motivi di copyright (compreso il materiale di 60 anni fa?) non si può più ascoltare.
Censuriamo anche le radio... non vedo differenza alcuna.

giovedì 20 agosto 2009

Chiavi di ricerca (5)

Prendo spunto da un blog che non posso citare, (ma che rimane per me un punto di riferimento) per allietare i miei lettori con le frasi-parole chiave che le persone hanno utilizzato nei vari motori di ricerca per arrivare qui.
Alle migliori domande (o frasi sconfusionate) cercherò di dare le mie migliori (!) risposte.
Tanti mi hanno chiesto cosa fossero queste chiavi: questo è un esempio (cliccate qui sopra)
Il giorno 19 agosto tutti quelli che sono approdati a questo blog, avevano digitato le parole elencate.


  • D: ossido alluminio nella caldaia moka
  • R: Ce n'è ben poco. Forse volevi sapere come fare per rimuovere il calcare...? Fai bollire l'aceto bianco e lascialo all'interno della caldaia.
  • D: cividale scambisti e club
  • R: ma che schifo, esistono ancora sti sfigati che convincono il/la partner che "è divertentissimo, che la scopa nuova scopa meglio!"...
  • D: caffettiera agrolux
  • R: è veramente un'ottima macchina, spero quanto prima di avere il coraggio di provarla, dopo comunque aver effettuato un restauro radicale.
  • D: lucidare pavoni
  • R: si, ma senza esagerare, la cromatura non è il pezzo forte delle Pavoni.
  • D: quale macchina da caffe acquistare
  • R:quale caffè vuoi ottenere? Attento: si può spendere tantissimo per poi avere dei risultati penosi. Vengo contattato quasi giornalmente in merito, e nessuno si è mai lamentato dei miei consigli... fai tu...
  • D: come pulire la napoletana
  • R: dipende da cosa ha combinato la zozzona!
  • D: mokona non eroga vapore
  • R: è giunta l'ora di mandarla in pensione. un terzo piano dovrebbe essere sufficiente per demolirla lanciandola dalla finestra.
  • D: usare pressino caffè
  • R: premere perpendicolarmente, battere, ripremere, ruotare, eliminare l'eccesso. facile no?
  • D: collezionisti caffettiere
  • R: brutta razza... stanne alla larga... escono di casa solo per comprare caffettiere. le loro case sono simili a questo video solo che al posto del pane ci sono le caffettiere. (vi prego di notare la bellissima affettatrice arancione Qiuck Mill del ragioniere).

sabato 15 agosto 2009

La Vesuviana da 1 tazza


Della Vesuviana ve avevo già parlato in uno dei miei primissimi post.
Nel febbraio del 1946 i fratelli Bialetti presentarono la domanda poi relativa al brevetto n° 415468 .

Qui sopra possiamo ammirare il disegno del brevetto svizzero del 1947.

Questo splendido esemplare da 1 tazza mi è stato gentilmente donato da amici di mia madre: cercato a lungo in una soffitta ( e ringrazio infinitamente di questo ), era uno dei giochi più utilizzati da 3 generazioni di bambine in un remoto paesino friulano.

La macchina dovrebbe essere una seconda serie, la prima aveva il sistema di ritenzione del filtro attuata mediante 2 perni in ferro, successivamente poi sostituiti da una fusione.
Inoltre il tappo della prima serie era aperto ad anello, simile a quello del brevetto.
La costruzione e la diffusione fu affidata alla O.M.G. probabilmente per motivi di marketing.

Gli spessori dei materiali sono a dir poco esagerati, ma danno il senso di assoluta robustezza, prerogativa delle macchine post-belliche.

Il filtro ha purtroppo il manico crepato, ma non credo che effettuerò alcun restauro; la macchina ha troppa "storia" addosso, troppa personalità così com'è.

Vorrei far notare che tutti i fori in uscita del filtro sono stati ripassati all'epoca, a mano, al trapano uno per uno (cliccate sulla foto se non mi credete!).

Il caratteristico filtro a peso è a dir poco commovente per logica e funzionalità.

La misteriosa vite in ottone altro non era che il sistema pratico per chiudere il foro necessario per la fuoriuscita della terra di fusione.
Sconsiglio vivamente ai curiosi di cercare di rimuoverlo.

La macchina vista dal basso presenta la caratteristica sopraelevazione del reggitazza.
Tanto stile ed armonia delle forme per un risultato eccellente.
Il caffè ottenuto è buono, non ai livelli dei modelli successivi, ma comunque al di sopra della media.

La Perfecta

Soltanto pochi mesi fa era una "anonima incredibile", poi un amico mi segnalò il nome esatto:
La Perfecta.
Mai nome fu più azzeccato.

Poi... un regalo!
La famosa parte mancante, quella che tutti perdevano nel cassetto della cucina,
ripristinava la macchina allo stato dell'arte.

Possiamo notare le consuete corrosioni dovute al contatto tra ottone ed alluminio.

In ultima analisi la funzione del tappo era quella di ... tappare il camino centrale per permettere al vapore di avere la spinta necessaria per far risalire tutta l'acqua nella camera superiore previo passaggio attraverso il macinato, ovviamente.

Giorgio lo sà bene che tipo di regalo mi ha fatto.
E quindi.. a buon rendere!!

venerdì 14 agosto 2009

Off Topic: Musica Nuda

Chi non fosse avvezzo al temine off topic troverà qui una spiegazione del termine.

Ieri sera, per una serie di fortunate coincidenze, ho avuto la fortuna di assistere
al teatro Pasolini di Cervignano del Friuli ad un concerto memorabile.

Se siete alla ricerca di un qualcosa di diverso, geniale, essenziale, musicalmente parlando, vi consiglio questo duo composto da voce e contrabbasso.

La cantante, Petra Magoni, è secondo me la migliore cantante attualmente in circolazione in Italia.
Ferruccio Spinetti, è un virtuoso "illuminato": sfrutta le potenzialità dello strumento al 110%.

Chi fosse incuriosito li potrà vedere qui dal vivo, oppure qui in un video di una loro canzone originale rifiutata a Sanremo (complimenti per la lungimiranza!).

mercoledì 12 agosto 2009

La Stella Espresso: un caffè sublime! (2)

I fan accaniti della Stella si saranno indignati per le mie affermazioni fatte in un precedente post .
E quindi... ecco le prove!
La qui presente è una versione più moderna terribilmente appesantita da un manico sovradimensionato e da perno solleva-coperchio a dir poco mostruoso.

Ed ecco la "famosa" frattura assiale sul colletto in ottone, e qui sotto le corrosioni da contatto
presenti su tutto il bordo del filtro e lungo tutta la filettatura.

A prescindere.. un pezzetto di storia in pochi etti di metallo.

domenica 9 agosto 2009

L'Italiana a filtro

L'acquisto odierno è stato il frutto della stretta collaborazione tra
Diabolik ed Eva Kant.

Girovagando con la mia dolce metà al mercatino di Gorizia, ho notato una macchina incompleta;
mentre ci stavamo avvicinando ho iniziato a descriverle quale fosse il pezzo mancante, in pratica il cilindro che ospitava 2 filtri ( o 3, a seconda del modello ).
Approcciando il venditore per chiedere il prezzo di un bricco che volevo regalare a Francesco ,
mia moglie ha intravisto in una cesta... il pezzo mancante.
Fulmineo come una lince, approfittando di un attimo di distrazione del venditore, ho verificato che i diametri combaciassero... perfetti!
Avrei voluto lasciare la macchina completa per acquistarla così , ma lo sguardo di "Eva" non lasciava alcun dubbio... (rimetti a posto il cilindro...!)
Lo strano cilindro era un mistero per il proprietario, e così mi sono offerto di liberarlo da quei pezzi d'alluminio ad un prezzo veramente onesto.

La caffettiera è in ottime condizioni, con qualche botterella, eredità dei tanti caffè prodotti.

Il filtro a cestello serviva a mantenere la prima acqua versata al di sopra dei buchini,
permettendo al macinato di impregnarsi a sufficienza per offrire resistenza al peso dell'acqua restante.

Particolare del "misterioso" cilindro.

Come citato dalla pubblicità il coperchio si poteva poi utilizzare abbinato alla parte inferiore.

Sul fondo si può notare il marchio nazionalista "L'ITALIANA".

Jolly Express Multipla di Ballarini


La Ballarini di Rivarolo Mantovano produsse verso la fine degli anni '50
una macchina da caffè sicuramente "diversa" dalle altre.
In realtà l'azienda fondata alla fine dell'800 era ed è tuttora specializzata nella
produzione di pentole, quindi le soluzioni furono sicuramente alternative rispetto alla concorrenza.



Nei disegni del brevetto risalente al 1956, si possono già intuire le finalità
dell progetto: la produzione di diverse quantità di caffè con una sola macchina.

Esternamente la Jolly si presenta slanciata, elegante e sinuosa.

Ma già dopo aver sollevato il coperchio ecco la prima sorpresa:
un camino composto da 2 camicie concentriche.

La base anch'essa molto elegante ha il bordo fittamente zigrinato.

Una volta aperta ecco la sorpresa maggiore: manca l'usuale screen superiore, in questo caso integrato nel filtro.
Il mio diavoletto interno vorrebbe farmi commentare con sagace sarcasmo l'istruzione incisa a caratteri cubitali... sono certo che tutti avranno lo stesso pensiero.
Ma nel 1957 la malizia proprio non esisteva?

Il filtro è composto da 2 parti distinte: quella superiore è provvista
di un perno guida con delle tacche che permettevano il bloccaggio ad altezze via via inferiori.

I numeri incisi sul fianco indicano il numero delle tazze ottenibili.

L'idea era sicuramente buona....
I materiali ottimi...
La qualità delle lavorazioni estremamente buona....
Quindi?

Gli oggetti da cucina negli anni '50 e '60 erano usati principalmente dal gentil sesso, ma non tutte le aziende ne tenevano conto .
Una volta ottenuto il caffè, bisognava pulire la macchina (il famoso foro..) ed a quel punto iniziavano i problemi: con la moka il caffè "esausto" (i fondi) finiva facilmente nelle immondizie; con la qui presente il lavoro era sicuramente più gravoso, creando schizzi e sporco all'interno del lavello, vanificando così i pregi intrinsechi della macchina.

Un peccato, ma non tutte le ciambelle riescono ...
con il foro !

mercoledì 5 agosto 2009

Le scuse del collezionista (criminal minds)

Vorrei tenere questo post "aperto" ai commenti ed alle integrazioni di tutti.

Da un'approfondita analisi del behavior analysis unit di Quantico, il collezionista
tipo è :
  1. maschio
  2. con un'età compresa tra 30 e 70 anni
  3. caucasico
  4. sociopatico
  5. affetto da disturbo compulsivo dell'acquisto
  6. geloso al parossismo nei confronti degli oggetti posseduti
Tali caratteristiche obbligano il soggetto ignoto (S.I.) a comportarsi in maniera subdola e fraudolenta nei confronti di familiari, amici e conoscenti; si aggira furtivo di notte alla ricerca dell'oggetto desiderato, scandagliando e monitorando il web ed i mercatini dell'antiquariato, ma una volta ottenutolo, ne desidera un'altro più bello e più caro, concatenando una sequenza di acquisti alla quale è difficile porre freno.

L' S.I. si mimetizza tra la folla, maschera le proprie intenzioni, e nel momento
a lui più propizio, colpisce il malaugurato venditore con offerte oscene, infamanti
ed indegne.

In seguito all'acquisto, resosi conto dell'atto privo di raziocinio ed inopportuno, medita un'elenco sempre più colorito di scuse da porgere alla propria consorte :

  • non diresti mai, ma l'ho trovata appoggiata al muro
  • mi mancava proprio questa per completare una parte di collezione
  • non ho potuto fare a meno di prenderla: guarda che bella!
  • è costata pochissimo
  • me l'hanno regalata
  • costava 300 ma l'ho presa a solo 200
  • ce l'hanno tutti
  • mi piaceva da impazzire
  • tra qualche anno varrà un sacco di soldi
  • ok, l'ho fatto di nuovo, ma quando voglio smetto
  • l'ho presa per te.....
  • si intona con il colore dei tuoi occhi
  • no, non è nuova, ce l'avevo in cantina in uno scatolone, non ricordi?(G)
  • bella eh? prova a dire quanto l'ho pagata... (e poi si dimezza la stima della consorte)
  • soldi sarà che noi non saremo (a Trieste)
  • l'avevo già pagata 2 mesi fa e la stavo aspettando da un amico
  • ho fatto uno scambio
  • ce l'avevo già ma l'ho fatta restaurare ed adesso è più lucida(G)
  • e tu, quante paia di scarpe hai?
  • lo so che in questo momento così delicato non era proprio il caso, ma l'ho fatto perchè mi sentivo giù di morale.
  • Su E-bay l'hanno venduta a 4 volte tanto (S.)
  • Oggi sono stato proprio fortunato
  • L'ho comprata per un amico collezionista.(G)
  • Questa la rivendo quando e come voglio, anche al triplo.(G)
  • Si, lo so, ce l'avevo già ma è rarissima.(G)
  • E' costata una cifra ma adesso mi fermo almeno per sei mesi.(G)
  • La cercavo da anni. Non l'ho mai vista da nessun collezionista.(G)
  • Ti ho comprato anche i tortelli di zucca i tuoi preferiti ....(tornando da Gonzaga).(G)
  • Un'alzataccia. Non c'era una mazza. Ho preso (con l'espressione avvilita) solo questa piccola ad alcool, questa banale elettrica e questa incompleta. (G)
  • Non fumo, non bevo, non mi drogo...potrò avere un piccolo vizio ? (G)
  • Mi sembra di averla vista sul Bramah (G)
  • E' simile ad una che ho visto sul Bramah (G)
  • Credevo fosse pubblicata sul Bramah... (G)
  • Ma è identica a quella la? No, il beccuccio è da tre (G)
  • l'ho comprata per tua madre, quella santa donna così discreta e riservata nei nostri confronti che se la meritava... (F)
  • ne avevo chiesta una dorata e la bionda commessa mi ha detto che se la seguivo nel retrobottega me la faceva vedere... (F)
  • l'ho presa solo per il mio amico lucio che lui altrimenti prende certe sole... (F)
  • Mah no ! no la xe nova, la gavevo za.. la go tirada fora per guardarla (A)
  • No la go comprada per mi... la xe per quel mulo.... te sa che me fazo sempre convinzer a far favori (A)
  • Iera un toco unico rarissimo no podevo no comprarlo (A)
  • Costava una miseria.... la xe una monada (A)
  • Me serviva per completar una serie... comunque costava una miseria (A)
  • la go comprada per disperazion per no tornar a mani svode... comunque come al solito la costava un'inezia (A)
  • ma cosa dici? l' ho comprata solo per rivenderla! (e accantono in cantina)(AM)
  • questa è magnifica! è una sorpresa: ne ABBIAMO già altre così, e anche della stessa dimensione, ma il colore...(AM)
  • era un'occasione alla quale non potevo rinunciare: mi servono i pezzi di ricambio(AM)
  • tanto adesso vendo il nintendo così posso acquistarne altre(AM)
  • questa era lì, sola soletta che mi chiamava...(AM)

venerdì 31 luglio 2009

Le infusiere monotazza S.M.I.

Da molti snobbate perchè "poco tecnologiche", le monotazza hanno da sempre suscitato in me
una simpatia immediata, conclusasi al 90% dei casi in un' acquisto.

A questa elegantissima S.M.I. , un marchio del quale non sono riuscito a trovare alcunchè,
se ne è aggiunta un'altra pochi giorni fa.

I manici finemente lavorati con motivi floreali la potrebbero collocare nei primi 10 - 20 anni dello scorso secolo.

Di ben altra fattura ,e più recente l'infusiera visibile qui sotto.

Il lato esterno in rame, quello interno nickelato.

Lo stesso marchio è riportato su entrambi i lati dell'impugnatura del coperchio.

A parte qualche piccola botta dovuta allo scarso uso (prontamente ribattuta), questa monotazza
si presenta in uno stato sostanzialmete perfetto.

Piccolo oggetto, piccolo prezzo, ma come al solito tanta emozione.

domenica 26 luglio 2009

La misteriosissima A C (parte terza)





Si, alla fine l'ho usata più volte, dopo uno scrupoloso rodaggio.
Il sapore del caffè ottenuto è... antico, ed unico.
In altre occasioni avrei usato le consuete iperboli linguistiche per descriverne le forme,
per esaltarne lo stile, la tecnica... o per documentare le 6 ore di restauro.
Ma le immagini parlano da sole.
Questa è una macchina da sogno, misteriosissima...
E basta.


La misteriosissima A C (parte seconda)

Ed ecco la macchina completa, ovviamente prima di una qualsiasi pulizia.
Le forme volevano richiamare le macchine in uso nei bar anni '20 e '30.

Anche la doppia erogazione doveva dare quel senso di professionalità "misteriosa" che i baristi
dovevano trasmettere, essendo le macchine dell'epoca delle vere e proprie
"bombe a vapore".

I reggitazzine erano avvitati alla base attraverso una staffa di generose dimensioni.

La caldaia aveva un rivestimento interno simile ad una vernice, più verosimilmente una placcatura con un materiale mai visto prima.

Un particolare dell' ogiva in ottone della valvola di sfiato; da notare la cura costruttiva dell'insieme.


E per concludere ecco il video relativo alla primissima prova effettuata.
Alzate il volume per sentire il fischio!


video

La misteriosissima A C (parte prima)

Andiamo per gradi:
qualche settimana fa, un amico mi segnalò il fatto che era appena uscito da qualche minuto un'interessante annuncio di una macchina in vendita a Trieste.
"Cos'è il genio? È fantasia, intuizione, decisione e velocità di esecuzione!! (Il Perozzi)"
Tempestai di mail il venditore (conto terzi) e gli proposi quasi il doppio del prezzo (già alto)
di partenza.
Questa macchina era per me un mondo sconosciuto, ma grazie ad un aiutino esterno mi decisi di tuffarmi alla cieca, a capofitto.
Il giorno dopo, sfidando i blocchi del traffico causati dal G8, andai a ritirarla.

Il portafiltro era scomponibile in tre parti.
Il tappo visibile in dettaglio qui sotto presentava ancora le tracce della fresatura originaria con qualche bava metallica.

Il filtro era laminato in nickel, con doppio pomello per facilitarne l'uso.

Il coperchio , fornito di 2 rubinetti era molto ossidato.

I rubinetti erano molto duri da manovrare, e la guarnizione, ovviamente secca e da sostituire non era originale (moka da 12).
Un buon indizio questo, apprezzo molto le macchine utilizzate anche in epoca successiva all'acquisto.

Ecco uno splendido particolare del coperchio, simile ad una sonda spaziale.

La valvola di sfiato vapore era leggermente intasata da grasso e sporco.
L'uscita era sagomata a fischiotto per avvisare l'utilizzatore della sopraggiunta pressione
necessaria alla fuoriuscita del caffè.
Mi sembrava strana la mancanza di una valvola di sicurezza....

Il tappo a vite era in bachelite (come i pomoli dei rubinetti)
ed era fornito di un registro per recuperare i giochi che si creavano man mano che la guarnizione schiacciandosi avesse perso spessore.

Ed ecco il misteriosissimo logo del produttore.
Macchine identiche erano state costruite a Pavia ed a Parigi con marchi diversi.
Chissà se qualcuno lo riconosce e me lo segnala?

Qui sotto si può vedere la valvola di sicurezza, inizialmente nascosta da strati di sporco e calcare.
Semplice e geniale, provvista di registro di taratura per regolare la pressione di sfiato.

sabato 25 luglio 2009

Chiavi di ricerca (4)

Prendo spunto da un blog che non posso citare, (ma che rimane per me un punto di riferimento) per allietare i miei lettori con le frasi-parole chiave che le persone hanno utilizzato nei vari motori di ricerca per arrivare qui.
Alle migliori domande (o frasi sconfusionate) cercherò di dare le mie migliori (!) risposte.
Tanti mi hanno chiesto cosa fossero queste chiavi: questo è un esempio (cliccate qui sopra)
Il giorno 17 luglio tutti quelli che sono approdati a questo blog, avevano digitato le parole elencate.


  • D: forum la pavoni caffe
  • R: Purtroppo i forum riguardanti le macchine a leva sono solo in inglese o tedesco. Qualcuno si offre per gestire un forum? Il mio è fallito miseramente....
  • D: riti magici con il caffè
  • R: Il caffè è di per sè magico. Ma usarlo in qualche rito proprio non ce lo vedo; potresti realizzere candele al caffè. oppure potresti bere un caffè e credere che sia un rito propiziatorio.
  • D: pene tatuaggi
  • R: taluni collezionisti di caffettiere magari ce l'hanno tatuato... ma che schifo però.
  • D: come pulire la cafetiera italiana
  • R: ok : ho fatto il tutorial quindi non avete più scuse. però... mica tutti sono collezionisti.. quindi perchè pulire e lucidare le caffettiere? la moka deve essere sporca, zozza, incrostata, solo così il caffè sarà "speciale".
  • D: schiumare il latte a mano
  • R: ehm... si può fare, ma ci vuole una certa destrezza di polso. e le solite precauzioni per evitare che gli schizzi finiscano per imbrattare vestiti e pavimento.

La Stella Espresso: un caffè sublime!

Nel 1954 la Stella Espresso rappresentò un tentativo delle officine metallurgiche Sgarbi & Chiozzi
di proporre un prodotto innovativo rispetto alla produzione oramai datata di macchine da viaggio ad alcool ed elettriche.
Le Moke e Le Signore spopolavano da tempo: era iniziata l'era dell'alluminio.
Successivamente tale strada venne abbandonata dalla Stella - Lux ( ma che bel nome!!) in luogo dell'acciaio inox.
La produzione attuale la potete vedere qui .

Il collarino in ottone fu il segno distintivo ed unico di questa caffettiera,
ma fu anche ciò che la condannò a soccombere rapidamente rispetto alle concorrenti.

Nella spiegazione tecnica del coefficiente di dilatazione termica volumetrica, risulta evidente che materiali diversi hanno dilatazioni diverse all'aumentare della temperatura.
Il valore dell'alluminio è 24, quello dell'ottone è 19.

Questo fatto avrebbe dovuto essere evidente anche 50 anni fa, infatti un'accoppiamento a vite tra due materiali differenti creava con l'uso quotidiano delle sollecitazioni devastanti a livello della filettatura e dello stesso collarino; infatti non è raro trovarlo spezzato in senso assiale.
Un altro fattore di stress poco considerato, ma ben visibile dal tipo di corrosione del filetto della base in alluminio è quello relativo alle correnti galvaniche: in questo sito alla voce corrosione da contatto, si può trovare la spiegazione di questo fenomeno elettrolitico.

Per mia fortuna la qui presente è stata sì usata ( come si può evincere dalla foto interna ) ma non troppo.

Talvolta la diversità paga.
Talvolta crea solamente dei problemi.

Rimane il fatto che a livello di design rimane uno splendido esempio di stile.

Ringrazio ancora Giorgio per questo splendido regalo.

martedì 21 luglio 2009

Come pulire e lucidare una caffettiera : il tutorial

Dopo aver ricevuto l'ennesima richiesta di documentare il mio personale metodo di pulizia delle caffettiere, ecco finalmente un piccolo tutorial.

Attrezzature occorrenti:
  1. Ovatta lucidante Duraglit per metalli e per argento
  2. Paglietta in ferro
  3. Carta assorbente tipo Scottex
  4. Guanti in gomma (nitrile)
  5. Sapone liquido per piatti
  6. Alcool denaturato
  7. Stracci puliti
  8. Una dose massiccia di pazienza
  9. Qualche litro di olio di gomito
La cavia in questo caso era una Stella anni '50 in discrete condizioni.

Il primo passo consiste nel valutare il grado di ossidazione del metallo e la quantità di grasso che normalmente ricopre le macchine tenute su qualche mensola in cucina.
Nel caso ci fosse uno strato di grasso eccessivo, suggerisco di effettuare più passate di carta assorbente ben intrisa di alcool.
Nei casi più disperati si può ricorrere a diluenti nitro o acquaragia.

Una volta sgrassato le parti si può procedere con la prima passata di ovatta.
Per certi tipi di alluminio preferisco l'ovatta specifica per l'argento.
I movimenti devono essere circolari e costanti.
Quando l'ossido inizia a colorare l'ovatta, conviene rimuovere tutta la patina nera che si è formata sull'oggetto. A questo punto potrebbe essere necessaria la paglietta, dipende molto dalla profondità dei graffi, la quale va passata sempre nella stessa direzione (circolare o radiale).

La parte così trattata si presenterà discretamente lucida. A questo punto bisogna cambiare l'ovatta e ricominciare i movimenti circolari, premendo sempre con più forza; i passaggi sono questi: ovatta - lucidatura con lo Scottex - ovatta - lucidatura... all'infinito!?

Ad un certo punto bisogna decidere se si vuole il pezzo a specchio o se basta rimuovere lo sporco e l'ossido. Per lucidature più spinte ci vogliono altre tecniche "da officina", ma per dilettare tutta la famiglia nelle lunghe serate invernali, questo metodo è ottimale.

Anche la bachelite, la plastica e la vernice opaca possono beneficiare del trattamento, come evidente dalla foto qui sopra.
Per non parlare di metalli nobili, tipo l'ottone del collarino fotografato qui sotto (no, non è un'effetto d'ombra)

Terminata la lucidatura, le parti vanno lavate accuratamente con sapone liquido per piatti, in più passaggi, e sempre con le mani già sgrassate .
L'asciugatura va fatta con uno straccio pulito evitando che l'acqua asciughi per evaporazione lasciando
antiestetiche gocce qua e là.

.... Buon lavoro !......

sabato 18 luglio 2009

Simerac post 1933 (e post pulizia)


Grande eleganza e piccoli accenni art decò resero la Simerac un'oggetto da esporre con orgoglio nei soggiorni della media borghesia fascista.

La parte inferiore del filtro era filettata internamente e poteva essere equipaggiata con
un'accessorio a doppio beccuccio per versare il caffè in 2 tazze distinte.

Nei modelli precedenti gli spinotti di collegamento erano separati e distinti.

Qui sopra possiamo ammirare in tutta la sua bellezza il tappo rosso, costruito assieme al nero in un materiale simile alla gomma ma molto più duro e compatto.

Non sempre si ha la fortuna di trovarle complete di piattino, di solito la maggior parte
ne sono prive.

Particolare di uno dei 3 piedini in forma di zoccolo alato, misteriosa ed affascinante figura simbolica.

Simerac, modello post 1933

A caval donato non si guarda in bocca...
Ma quando il cavallo è un purosangue di questo tipo, oltre alla bocca ho voluto ispezionare ogni più piccolo antro e fessura!

Un grande amico, con il quale condivido l'insana passione e con il quale ci siamo trovati immediatamente in affinità "cosmica", ha ben pensato di farmi questo dono molto gradito.
Da anni trovavo regolarmente macchine simili in pessime condizioni oppure a prezzi a dir poco assurdi, quindi avevo sempre evitato accuratamente ogni tipo di approccio.

Ed ecco qua questo piccolo gioiellino nikelato con un tappo sporco di vernice rossa.

Pane per i miei denti.... strati e strati di grasso e sporco avevano ben preservato la nikelatura esterna, ma era giunta l'ora di farla risplendere nuovamente.

Il tappo ospitante la valvola di sicurezza aveva questa strana colorazione, ma la vera sorpresa fu quando iniziai a pulirlo con solvente nitro... lo straccio si colorò subito di nero...
Il tappo era quindi rosso in origine!

Nei modelli precedenti la valvola di sicurezza era posta sul corpo caldaia, successivamente venne utilizzato il tappo cavo qui sotto fotografato con tutti i suoi componenti .

Una caratteristica importante della Simerac era la resistenza applicata anche sui fianchi della caldaia e non solamente al di sotto.
Questo accorgimento riduceva i tempi necessari per avere un caffè fumante in tazza; circa 4 minuti .

venerdì 17 luglio 2009

I miei lettori

Da dove arrivano i maggiori contatti per questo blog?
Ecco un'interessante elenco delle città top 30 :
La domanda più ovvia? Ma chi sono i 27 di Taipei ????

1 ROME
10.33%
498
2 MILANO
6.72% 324
3 BOLOGNA
1.97% 95
4 PARIS
1.89% 91
5 VENICE
1.5% 72
6 STOCKHOLM
1.19% 57
7 TORINO
1.04% 50
8 NAPOLI
0.9% 43
9 ZURICH
0.88% 42
10 HELSINKI
0.81% 39
11 BERLIN
0.75% 36
12 TOKYO
0.73% 35
13 REUS
0.67% 32
14 TORONTO
0.63% 30
15 BERGAMO
0.61% 29
16 MADRID
0.61% 29
17 NEW YORK
0.61% 29
18 TAIPEI
0.56% 27
19 AMSTERDAM
0.56% 27
20 BRESCIA
0.5% 24
21 IVREA
0.5% 24
22 FIRENZE
0.48% 23
23 PALERMO
0.48% 23
24 FERRARA
0.46% 22
25 LONDON
0.42% 20
26 ANCONA
0.36% 17
27 SYDNEY
0.36% 17
28 MODENA
0.36% 17
29 SINGAPORE
0.36% 17
30 PESARO
0.36% 17

Filtro monotazza (2) Potfer

Dopo tanta fatica, ecco riportata all'antico splendore la 3° meraviglia.
Il solito Duraglit per argento ha fatto il suo sporco, anzi sporchissimo lavoro...

Un confronto con le altre due precedentemente postate potrebbe far pensare di trovarci di fronte a materiali differenti, ma non è così.

Tante emozioni, pari ad un novello dottor Frankenstein...
Innumerevoli botte e piegature di un metallo così spesso, estremamente difficili da ribattere, mi hanno fatto fantasticare riguardo il tragitto storico che da Parigi l'ha portata fino a casa mia.

Ore di paziente lucidatura seguita da ripetuti lavaggi, mi hanno poi permesso di testarla, come d'uopo per la maggior parte delle mie macchine, e devo ammettere di essere rimasto piacevolmente sorpreso dal caffè ottenuto: privo di corpo, ma delicato e ricco di profumi.

L'oreficeria POTFER produceva altri oggetti molto curati, soprattutto in argento.
Dopo una piccola ricerca in rete ho scovato anche l'indirizzo dell'epoca.

Questo era posto all'interno di una scatola di posate raffinate, in vendita tempo fa su Ebay.

giovedì 16 luglio 2009

Filtri monotazza (1)


I filtri monotazza furono largamente usati in Francia e Germania a partire dalla fine del 19° secolo, fino ad arrivare ai giorni nostri in forma pressochè immutata.
Qui sopra possiamo vedere il disegno del brevetto del 1924 del sig. Frank Altieri.


Nessuna tecnica costruttiva particolare: filtro forato a bicchiere, presso-filtro, coperchio.

L'assoluta semplicità d'uso abbinata alla sola necessità di avere dell'acqua calda, ne decretarono il successo tra chi non aveva pretese di gusto o di velocità.

Bastava inserire qualche cucchiaino di caffè, pressarlo (non troppo) con l'apposito presso-filtro, posizionare il tutto sopra una tazza, indi versarvi all'interno l'acqua calda e coprire con il coperchio.
In 3-4 minuti il caffè era pronto da assaporare.

Qui potete ammirare 2 dei tre apparati da me acquistati la domenica scorsa a Porto Buffolè.
Un ottimo mercatino dell'antiquariato, incorniciato da un paesino delizioso.
Ritengo siano francesi, probabilmente dei primi anni del '900.

In realtà quello qui sotto raffigurato prenderà a breve la strada di Bologna, ma ho voluto comunque documentarne le forme.

Il marchio è rappresentato da una P, un martello, ed una B.
Chissà se qualche lettore francese lo riconoscerà?

Lo spessore del bicchiere e del coperchio è veramente notevole, direi sovradimensionato, ma forse fu una scelta legata a motivi di dispersione termica.

Il materiale costruttivo è ottone, placcato in maniera generosissima in argento.
Avrei voluto pulirli tutti e tre, ma nel prossimo post presenterò l'unico pulito e lucidato.
Purtroppo il futuro proprietario e la mia "altra metà del cielo" hanno idee diametralmente opposte alle mie riguardo la "patina" che per me rimane sempre e solo "sporco".

Cuius commoda, eius et incommoda.


mercoledì 15 luglio 2009

Tostare il caffè a casa? Si Può Fare!!

Da più di 2 anni stavo cercando un tostino vecchio, ma in buone condizioni.
E con 10 euro, al mercatino dell'antiquariato di Gorizia, mi sono potuto togliere questo sfizio.

Quindi da qualche mese la mia cucina si impregna saltuariamente di effluvi deliziosi... o maleodoranti, a seconda del soggetto "annusante".
Ovviamente, essendo io il tostatore ufficiale, il profumo è .... buonissimo!
Per tostare il caffè con il padellone, non occorre cercare i video molto coreografici che circolano su youtube, prodotti dai nostri amici americani.
Io non ho fatto altro che far affiorare i ricordi di mia madre, di quando sua nonna la sfruttava per "girar la manizza" (porre in rotazione la leva).
La padella deve essere calda, ed i chicchi verdi vanno girati ed agitati per circa 25-30 minuti.
Dopo il primo crack (simile ai pop corn scoppiettanti), il fuoco va abbassato quasi al minimo.

Magari il risultato non sarà uniforme come quello delle torrefazioni, ma il caffè ottenuto dopo tre giorni dalla tostatura è veramente sublime.
Certo, poi ci vuole anche un macinacaffè professionale, ed un'Elektra a leva... ma anche con la moka il risultato è ottimo e garantito.



venerdì 10 luglio 2009

Istruzioni Elektra Microcasa a Leva


Ma in quanti siete a richiedere continuamente le stesse cose?
Per fortuna che c'è Francesco, il Guru della Pavoni, (qui rappresentato in un suo momento meditativo) che gentilmente
mette a disposizione di tutti istruzioni
ed esploso.
Grazie, a nome di tutti quanti!!!

La Pavoni: tecniche di estrazione dell'espresso

Voglio segnalare un video veramente fuori dagli schemi.
Diretto.
Chiaro.
Divertente.
Mi sono permesso di lasciare un commento appropriato, spero apprezzato anche dall'autore.

cliccate qui

martedì 7 luglio 2009

Chiavi di ricerca (3)

Prendo spunto da un blog che non posso citare, (ma che rimane per me un punto di riferimento) per allietare i miei lettori con le frasi-parole chiave che le persone hanno utilizzato nei vari motori di ricerca per arrivare qui.
Alle migliori domande (o frasi sconfusionate) cercherò di dare le mie migliori (!) risposte.
Tanti mi hanno chiesto cosa fossero queste chiavi: questo è un esempio (cliccate qui sopra)
Il giorno 6 luglio tutti quelli che sono approdati a questo blog, avevano digitato le parole elencate.


  • D: bacchi espresso
  • R: Eh... Prima o poi arriverà anche quel gioiello più unico che raro.
  • D: lucidare la macchina da caffé
  • R: sarai la centesima persona che lo scrive... prometto, appena mi arriva una caffettiera ben ossidata, preparo un tutorial specifico. Lucidissimo.
  • D: pene rotto
  • R: dicesi di pene rotto.... aspetta ! hai sbagliato blog!

ci stiamo avvicinando...


dal 4 gennaio ad oggi, quasi 5000 contatti.
Non ci credevo, vista anche la specificità dell'argomento.
Quindi un grazie a tutti e continuate a seguirmi!!!
Cin Cin.

domenica 5 luglio 2009

I miei macinacaffè

Questo è il re della cucina: un macinacaffè La San Marco modello SM 95, professionale da bar.
La campana è stata ridotta in altezza per poterlo ospitare sotto il mobile pensile.
I tappi sono in legno di mogano , autocostruiti.

Questo è un macinino francese di inizio secolo, da me trovato recentemente in una soffitta polverosa.
Comodo per macinare il caffè per moka.

Questo è un Frabarn anni '40, modificato per ottenere una macinatura per macchina espresso.
Talvolta lo uso in orari "particolari"per evitare discussioni con i vicini di casa:
quello elettrico i suoi 72 decibel li fa sentire tutti quanti!




La Vesuviana da 6 "naked"

Un bellissimo regalo natalizio fu questa Vesuviana di grandi dimensioni, in versione anni '80 con portafiltro "nudo", privo di beccuccio.
L'effetto
coreografico durante la fuoriuscita del caffè è talmente coinvolgente che ho voluto condividerla con i miei affezionati lettori.
Prossimamente effettuerò il consueto servizio fotografico della macchina, correlato di brevetto
Nel frattempo...Buona visione!


video

Le semplici regole d'oro per ottenere un buon espresso (2)

Oggi, senza tanti preparativi, ho cercato di dimostrare che oltre alla teoria ci vuole tanta pratica, e perchè no, anche tanta, tanta, tantissima pazienza.
Quindi, avendo voglia di bermi un buon caffè, ho colto l'occasione ed ho documentato le mie performance odierne .

Queste tre foto sono relative ad un caffè effettuato con filtro da 1, lasciandolo volutamente lungo, sfruttando tutta la camera d'acqua disponibile.

Il video, invece , è relativo ad un caffè effettuato con filtro da 2, "ristretto", quindi con una sola compressione del pistone.
Per gli espressofili, ho effettuato la "Fellini move", manovra tanto semplice quanto proficua, della quale parlerò in separata sede.
Al tempo di estrazione vanno aggiunti 2-3 secondi, necessari per far partire la ripresa.

video

Il caffè utilizzato è un Moonsoned Malabar arabica mono origine.
Non avevo robusta da miscelare, ma mi ritengo comunque soddisfatto del risultato finale.
La macchina è ovviamente la mia amatissima Elektra Microcasa a leva, croce e delizia dei suoi fortunati possessori.


sabato 4 luglio 2009

Le semplici regole d'oro per ottenere un buon espresso con una macchina a leva

Marco mi chiede come fare per ottenere una crema densa e vellutata con la sua amata Pavoni.
Per essere onesti, dovremmo interpellare Francesco, "the Pavoni man", ma qualche regoletta in generale la vorrei mettere a disposizione di tutti...

copio quanto rispostogli poco fa:

  1. Il caffè. Sembra una ovvio ma bisogna partire da un buon caffè. Ma quale ? Il caffè ideale dovrebbe essere tostato da 3 a 10 giorni antecedenti la macinatura. Ultimamente me lo tosto in casa ma è un impegno notevole... Dovresti trovare una torrefazione in zona .
  2. La miscela. I grandi esperti ci raccontano che il caffè migliore è l'Arabica, meno caffeina, gusto pulito e leggermente acidulo... ma la verità è che se usi solo arabica la crema ottenuta non ha corpo. ci vuole una percentuale di Robusta (anche 30 %).
  3. La temperatura. Il pressostato è regolabile, quindi devi verificare che la temperatura dell'acqua in uscita sia attorno ai 85 - 92 °c canonici ed eventualmente tarare la pressione.
  4. La macinatura. Questo è un tasto dolente. che macinacaffè usi ? è a macine coniche, piane o a lame? la macinatura deve essere assolutamente uniforme. ed assomigliare al sale fino, ma più sottile. un trucco è usare una macinatura molto sottile, e verificare che la leva sia impossibile da tirar giù. in pratica la polvere di caffè forma un tappo quasi impenetrabile. da lì si aumenta di 1 o 2 tacche . (Ovviamente il caffè va macinato sul momento)
  5. La tazzina. Deve essere caldissima, altrimenti la crema si "smonta".
  6. Pressatura. Devi usare un pressino più performante di quello base ma non avendo altro... fai le prove su una bilancia: io consiglio circa 10-12 kg di pressione, ma dipende molto dal grado di macinatura (per la pavoni più sottile dello standard con altre macchine a leva). Riempi il filtro completamente, poi lo batti su di un ripiano, comprimi, ribatti e comprimi ruotando il polso leggermente (video su youtube quanti ne vuoi...)
  7. Preinfusione. Quando sollevi la leva, permetti all'acqua di bagnare il macinato . devi attendere fino a quando non compaiono le prime gocce oppure almeno 20 secondi (variabili a seconda del grado di macinatura).
  8. Estrazione. Deve durare almeno 15 - 20 secondi. Mediamente con il caffè tostato da poco i tempi si riducono di qualche secondo.
  9. Successione. Di norma il secondo caffè è migliore del primo.
  10. Stato delle guarnizioni. Se non sono elastiche e ben lubrificate, parte della pressione che eserciti sulla leva si sfoga in direzione opposta al pistone. Smonta la parte (facilissimo!) e verifica. Il grasso ideale per me è il Rhodorsil Grasso 55.
  11. L'acqua andrebbe filtrata , oppure in alternativa usa una oligominerale con basso residuo fisso (tipo la Lauretana)


Solo 11 variabili per "l'equazione caffè espresso"....
errare humanum est, .perseverare autem diabolicum
sbagliate pure, è umano, ma se vorrete l'espresso perfetto, dovrete diventare ... diabolici

mercoledì 1 luglio 2009

La Lupa Express (toscana)

Lo scorso settembre la vidi per la prima volta.
Bellissima, un'anziana signora ricca di storia ed intrinseca.... dignità.

Ma il proprietario, convinto di essere in possesso di un raro pezzo da museo, mi negò
la gioia di poterla affiancare alle sue consorelle.

Poi , in aprile ecco comparire magicamente la sorella minore.
Bella, carina, ma non era quella alla quale anelavo.

E poco tempo fa... la stessa venditrice (grazie ancora Anna Maria) mi ha proposto la qui presente.
Come al solito, nuova, o come si usa indicare nei paesi anglosassoni, in mint condition.
Addirittura ,all'interno, faceva bella mostra di sè una guarnizione di ricambio.

La tentazione è forte.
Vorrei usarla, vorrei testarla con diverse miscele di caffè, strapazzarla, per capire perchè tanta bellezza non si sposò con una diffusione congrua sul territorio italiano.
Ma dovrò rinunciare.
L'alluminio"nuovo" sottoposto alla fiamma non recupera più la lucentezza iniziale.

Mia cara Lupa, ho atteso pazientemente sulla riva del fiume il tuo arrivo, ed in nemmeno un'anno eccoti qui.

È meglio non fare nulla e prendersela comoda.

Quando mi viene fame mangio il mio riso;
quando mi viene sonno chiudo gli occhi.
Gli sciocchi ridono di me,
ma il saggio comprende.

(Rakudo ka)

sabato 27 giugno 2009

La Napoletana di Martinazzi

Codesta caffettiera napoletana viene prodotta in quel di Omegna dalla ditta Martinazzi .

Sfortunatamente è priva del coperchio originale.

Le particolarità di questa simpatica e buffa macchinetta sono i manici ed il beccuccio, sinuosi ed accattivanti.

Non sono riuscito a scoprire il prezzo di vendita, ma spero sia molto basso, in linea con la scarsa qualità del materiale impiegato .
Solo i manici hanno uno spessore adeguato ( a mio avviso ).


Non sempre le ciambelle riescono con il buco, la Martinazzi produce altre macchine più curate (tipo la Dany) e purtroppo talvolta le leggi di mercato impongono scelte dolorose.
Nonostante ciò, per fortuna, non siamo tutti obbligati a spendere 65 euro per una Stella di pari dimensioni (ma con il doppio del peso).

martedì 23 giugno 2009

Kaffemaschine Odette , Spiral AG

Attesa.
Da gennaio ho atteso con ansia questo momento.
Lei era lì, in soggiorno, posta a due metri d'altezza, e mi osservava giorno dopo giorno, dopo giorno... E mi chiedeva con sommesso silenzio di dedicarle due righe.
La sentivo, furtiva alle mie spalle, offesa da questo mio colpevole ritardo.
Paura.
Dopo anni di ricerca, trovarla per caso, (o per volontà del fato?) in condizioni superlative, mi aveva lasciato dentro un emozione, che mi risulta ora, davvero difficile da spiegare.
Timore reverenziale.
Cosa potrei scrivere in un singolo post? Che il preparare una tazza di caffè traforma delle semplici azioni in una vera e propria cerimonia?
Rispetto.
La Spiral AG, con sede in Horgen, Svizzera, produce da parecchi anni questo meraviglioso connubio tra materiali preziosi e stile ottocentesco.
Nessuno conosce questa azienda? Forse il perché è da ricercarsi nel fatto che l'attività principale è la produzione di....... molle industriali.
Mistero.

Macchine simili si affermarono in special modo in Austria, Gran Bretagna e Francia verso il 1850.
L'affascinante concetto di funzionamento racchiude in sé un pizzico di magia.
Contrappesi, saliscendi, applicazione del principio di conservazione dell'energia la rendono affascinante e misteriosa, pur a fronte di una semplicità costruttiva disarmante.

La necessità di rendere la macchina simile a quelle in uso durante la Belle Epoque, ma attuale come materiali, ha lasciato spazio ad un tappo in teflon bianco, ed a guarnizioni in silicone trasparente in luogo del più delicato sughero.

Dal sito della Spiral AG la macchina è scomparsa, ma fino a pochi mesi fa era in vendita ad un prezzo di 485 euro per questa versione placcata in oro.

Sabine, la precedente proprietaria, aveva fatto un vero e proprio miracolo per imballare con cura certosina ogni singolo pezzo, e fargli affrontare in assoluta sicurezza il periglioso viaggio da Salisburgo a Gradisca d'Isonzo.
E di questo le sarò per sempre riconoscente.

Poche immagini non potranno far capire quanto io riesca ad amare follemente questo raro oggetto.
Pagando poco di più avrei potuto prendere una macchina d'epoca, con la caldaia in ceramica e le restanti parti metalliche in ottone.
Ma questo mi differenzia da tanti altri collezionisti: a parte rarissimi casi, devo assolutamente testare ogni singola macchina, con la conseguente prova d'assaggio.
E la Odette, anche se saltuariamente, la uso e la userò negli anni a venire, con cura ed attenzione ma senza gli scrupoli che avrei avuto con una macchina di 150 anni.

Il bicchiere è sempre fonte di grande preoccupazione durante il lavaggio manuale.
Tremo all'idea di romperlo o scheggiarlo.

Il filtro impedisce egregiamente al caffè macinato di entrare in caldaia, a beneficio di una degustazione priva di fondi, fastidiosi al palato europeo.

Il fornello a spirito è dotato di una molla e di 2 pesetti che fanno interrompere la fiamma non appena la caldaia si solleva per effetto del passaggio dell'acqua nel bicchiere in vetro.

Vorrei raccontare di più, descrivere in particolare l'affascinate principio di funzionamento, o commentare le ricette inviatemi dalla gentilissima signora Evi della Spiral AG....
Ma sarebbe come tradire un'amante.
Compratevene una uguale, e fate pure le vostre esperienze.
Le mie, almeno in questo caso, rimarranno private.

domenica 21 giugno 2009

La Cappuccina Inoxpran

Altra icona degli anni '70 la Cappuccina è una macchina che non dovrebbe mancare in nessuna collezione: linee spigolose ma nel contempo sinuose, design avveniristico e mai più copiato, negli anni a seguire.

La qui presente è una 2° serie, ben più gradevole della 1°.
L'unica differenza consiste nella guarnizione che nella prima serie era visibile esternamente, e diventava ben presto giallina.

La Cappuccina doveva permettere di ottenere un buon cappuccino... ovviamente.
Come ciò dovesse succedere rimane per me un gran mistero.
La zona centrale cilindrica conteneva il caffè macinato.
La zona sottostante l'acqua (mio Dio ! spero non il latte...).
E quindi.. rimane solo il recipiente superiore, dove forse il latte si scaldava nell'attesa che fuoriuscisse il caffè.

Rimane comunque il fatto che il caffè viene molto buono.
Anche senza l'effetto cappuccino.

Un grazie a Luciano che tempo fa mi ha ceduto questa deliziosa creatura.

La Letizia (2) di Luciano Mancioli

Possiamo qui ammirare i disegni relativi al brevetto n°CA 889596A
dell'ufficio brevetti canadese, del 1972.
La Letizia si affermò in molte case italiane, per la praticità di poter estrarre la parte in ceramica per poi posizionarla in tavola a fine pranzo.