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buon ascolto


venerdì 10 luglio 2009

Istruzioni Elektra Microcasa a Leva


Ma in quanti siete a richiedere continuamente le stesse cose?
Per fortuna che c'è Francesco, il Guru della Pavoni, (qui rappresentato in un suo momento meditativo) che gentilmente
mette a disposizione di tutti istruzioni
ed esploso.
Grazie, a nome di tutti quanti!!!

La Pavoni: tecniche di estrazione dell'espresso

Voglio segnalare un video veramente fuori dagli schemi.
Diretto.
Chiaro.
Divertente.
Mi sono permesso di lasciare un commento appropriato, spero apprezzato anche dall'autore.

cliccate qui

martedì 7 luglio 2009

Chiavi di ricerca (3)

Prendo spunto da un blog che non posso citare, (ma che rimane per me un punto di riferimento) per allietare i miei lettori con le frasi-parole chiave che le persone hanno utilizzato nei vari motori di ricerca per arrivare qui.
Alle migliori domande (o frasi sconfusionate) cercherò di dare le mie migliori (!) risposte.
Tanti mi hanno chiesto cosa fossero queste chiavi: questo è un esempio (cliccate qui sopra)
Il giorno 6 luglio tutti quelli che sono approdati a questo blog, avevano digitato le parole elencate.


  • D: bacchi espresso
  • R: Eh... Prima o poi arriverà anche quel gioiello più unico che raro.
  • D: lucidare la macchina da caffé
  • R: sarai la centesima persona che lo scrive... prometto, appena mi arriva una caffettiera ben ossidata, preparo un tutorial specifico. Lucidissimo.
  • D: pene rotto
  • R: dicesi di pene rotto.... aspetta ! hai sbagliato blog!

ci stiamo avvicinando...


dal 4 gennaio ad oggi, quasi 5000 contatti.
Non ci credevo, vista anche la specificità dell'argomento.
Quindi un grazie a tutti e continuate a seguirmi!!!
Cin Cin.

domenica 5 luglio 2009

I miei macinacaffè

Questo è il re della cucina: un macinacaffè La San Marco modello SM 95, professionale da bar.
La campana è stata ridotta in altezza per poterlo ospitare sotto il mobile pensile.
I tappi sono in legno di mogano , autocostruiti.

Questo è un macinino francese di inizio secolo, da me trovato recentemente in una soffitta polverosa.
Comodo per macinare il caffè per moka.

Questo è un Frabarn anni '40, modificato per ottenere una macinatura per macchina espresso.
Talvolta lo uso in orari "particolari"per evitare discussioni con i vicini di casa:
quello elettrico i suoi 72 decibel li fa sentire tutti quanti!




La Vesuviana da 6 "naked"

Un bellissimo regalo natalizio fu questa Vesuviana di grandi dimensioni, in versione anni '80 con portafiltro "nudo", privo di beccuccio.
L'effetto
coreografico durante la fuoriuscita del caffè è talmente coinvolgente che ho voluto condividerla con i miei affezionati lettori.
Prossimamente effettuerò il consueto servizio fotografico della macchina, correlato di brevetto
Nel frattempo...Buona visione!


video

Le semplici regole d'oro per ottenere un buon espresso (2)

Oggi, senza tanti preparativi, ho cercato di dimostrare che oltre alla teoria ci vuole tanta pratica, e perchè no, anche tanta, tanta, tantissima pazienza.
Quindi, avendo voglia di bermi un buon caffè, ho colto l'occasione ed ho documentato le mie performance odierne .

Queste tre foto sono relative ad un caffè effettuato con filtro da 1, lasciandolo volutamente lungo, sfruttando tutta la camera d'acqua disponibile.

Il video, invece , è relativo ad un caffè effettuato con filtro da 2, "ristretto", quindi con una sola compressione del pistone.
Per gli espressofili, ho effettuato la "Fellini move", manovra tanto semplice quanto proficua, della quale parlerò in separata sede.
Al tempo di estrazione vanno aggiunti 2-3 secondi, necessari per far partire la ripresa.

video

Il caffè utilizzato è un Moonsoned Malabar arabica mono origine.
Non avevo robusta da miscelare, ma mi ritengo comunque soddisfatto del risultato finale.
La macchina è ovviamente la mia amatissima Elektra Microcasa a leva, croce e delizia dei suoi fortunati possessori.


sabato 4 luglio 2009

Le semplici regole d'oro per ottenere un buon espresso con una macchina a leva

Marco mi chiede come fare per ottenere una crema densa e vellutata con la sua amata Pavoni.
Per essere onesti, dovremmo interpellare Francesco, "the Pavoni man", ma qualche regoletta in generale la vorrei mettere a disposizione di tutti...

copio quanto rispostogli poco fa:

  1. Il caffè. Sembra una ovvio ma bisogna partire da un buon caffè. Ma quale ? Il caffè ideale dovrebbe essere tostato da 3 a 10 giorni antecedenti la macinatura. Ultimamente me lo tosto in casa ma è un impegno notevole... Dovresti trovare una torrefazione in zona .
  2. La miscela. I grandi esperti ci raccontano che il caffè migliore è l'Arabica, meno caffeina, gusto pulito e leggermente acidulo... ma la verità è che se usi solo arabica la crema ottenuta non ha corpo. ci vuole una percentuale di Robusta (anche 30 %).
  3. La temperatura. Il pressostato è regolabile, quindi devi verificare che la temperatura dell'acqua in uscita sia attorno ai 85 - 92 °c canonici ed eventualmente tarare la pressione.
  4. La macinatura. Questo è un tasto dolente. che macinacaffè usi ? è a macine coniche, piane o a lame? la macinatura deve essere assolutamente uniforme. ed assomigliare al sale fino, ma più sottile. un trucco è usare una macinatura molto sottile, e verificare che la leva sia impossibile da tirar giù. in pratica la polvere di caffè forma un tappo quasi impenetrabile. da lì si aumenta di 1 o 2 tacche . (Ovviamente il caffè va macinato sul momento)
  5. La tazzina. Deve essere caldissima, altrimenti la crema si "smonta".
  6. Pressatura. Devi usare un pressino più performante di quello base ma non avendo altro... fai le prove su una bilancia: io consiglio circa 10-12 kg di pressione, ma dipende molto dal grado di macinatura (per la pavoni più sottile dello standard con altre macchine a leva). Riempi il filtro completamente, poi lo batti su di un ripiano, comprimi, ribatti e comprimi ruotando il polso leggermente (video su youtube quanti ne vuoi...)
  7. Preinfusione. Quando sollevi la leva, permetti all'acqua di bagnare il macinato . devi attendere fino a quando non compaiono le prime gocce oppure almeno 20 secondi (variabili a seconda del grado di macinatura).
  8. Estrazione. Deve durare almeno 15 - 20 secondi. Mediamente con il caffè tostato da poco i tempi si riducono di qualche secondo.
  9. Successione. Di norma il secondo caffè è migliore del primo.
  10. Stato delle guarnizioni. Se non sono elastiche e ben lubrificate, parte della pressione che eserciti sulla leva si sfoga in direzione opposta al pistone. Smonta la parte (facilissimo!) e verifica. Il grasso ideale per me è il Rhodorsil Grasso 55.
  11. L'acqua andrebbe filtrata , oppure in alternativa usa una oligominerale con basso residuo fisso (tipo la Lauretana)


Solo 11 variabili per "l'equazione caffè espresso"....
errare humanum est, .perseverare autem diabolicum
sbagliate pure, è umano, ma se vorrete l'espresso perfetto, dovrete diventare ... diabolici

mercoledì 1 luglio 2009

La Lupa Express (toscana)

Lo scorso settembre la vidi per la prima volta.
Bellissima, un'anziana signora ricca di storia ed intrinseca.... dignità.

Ma il proprietario, convinto di essere in possesso di un raro pezzo da museo, mi negò
la gioia di poterla affiancare alle sue consorelle.

Poi , in aprile ecco comparire magicamente la sorella minore.
Bella, carina, ma non era quella alla quale anelavo.

E poco tempo fa... la stessa venditrice (grazie ancora Anna Maria) mi ha proposto la qui presente.
Come al solito, nuova, o come si usa indicare nei paesi anglosassoni, in mint condition.
Addirittura ,all'interno, faceva bella mostra di sè una guarnizione di ricambio.

La tentazione è forte.
Vorrei usarla, vorrei testarla con diverse miscele di caffè, strapazzarla, per capire perchè tanta bellezza non si sposò con una diffusione congrua sul territorio italiano.
Ma dovrò rinunciare.
L'alluminio"nuovo" sottoposto alla fiamma non recupera più la lucentezza iniziale.

Mia cara Lupa, ho atteso pazientemente sulla riva del fiume il tuo arrivo, ed in nemmeno un'anno eccoti qui.

È meglio non fare nulla e prendersela comoda.

Quando mi viene fame mangio il mio riso;
quando mi viene sonno chiudo gli occhi.
Gli sciocchi ridono di me,
ma il saggio comprende.

(Rakudo ka)

sabato 27 giugno 2009

La Napoletana di Martinazzi

Codesta caffettiera napoletana viene prodotta in quel di Omegna dalla ditta Martinazzi .

Sfortunatamente è priva del coperchio originale.

Le particolarità di questa simpatica e buffa macchinetta sono i manici ed il beccuccio, sinuosi ed accattivanti.

Non sono riuscito a scoprire il prezzo di vendita, ma spero sia molto basso, in linea con la scarsa qualità del materiale impiegato .
Solo i manici hanno uno spessore adeguato ( a mio avviso ).


Non sempre le ciambelle riescono con il buco, la Martinazzi produce altre macchine più curate (tipo la Dany) e purtroppo talvolta le leggi di mercato impongono scelte dolorose.
Nonostante ciò, per fortuna, non siamo tutti obbligati a spendere 65 euro per una Stella di pari dimensioni (ma con il doppio del peso).

martedì 23 giugno 2009

Kaffemaschine Odette , Spiral AG

Attesa.
Da gennaio ho atteso con ansia questo momento.
Lei era lì, in soggiorno, posta a due metri d'altezza, e mi osservava giorno dopo giorno, dopo giorno... E mi chiedeva con sommesso silenzio di dedicarle due righe.
La sentivo, furtiva alle mie spalle, offesa da questo mio colpevole ritardo.
Paura.
Dopo anni di ricerca, trovarla per caso, (o per volontà del fato?) in condizioni superlative, mi aveva lasciato dentro un emozione, che mi risulta ora, davvero difficile da spiegare.
Timore reverenziale.
Cosa potrei scrivere in un singolo post? Che il preparare una tazza di caffè traforma delle semplici azioni in una vera e propria cerimonia?
Rispetto.
La Spiral AG, con sede in Horgen, Svizzera, produce da parecchi anni questo meraviglioso connubio tra materiali preziosi e stile ottocentesco.
Nessuno conosce questa azienda? Forse il perché è da ricercarsi nel fatto che l'attività principale è la produzione di....... molle industriali.
Mistero.

Macchine simili si affermarono in special modo in Austria, Gran Bretagna e Francia verso il 1850.
L'affascinante concetto di funzionamento racchiude in sé un pizzico di magia.
Contrappesi, saliscendi, applicazione del principio di conservazione dell'energia la rendono affascinante e misteriosa, pur a fronte di una semplicità costruttiva disarmante.

La necessità di rendere la macchina simile a quelle in uso durante la Belle Epoque, ma attuale come materiali, ha lasciato spazio ad un tappo in teflon bianco, ed a guarnizioni in silicone trasparente in luogo del più delicato sughero.

Dal sito della Spiral AG la macchina è scomparsa, ma fino a pochi mesi fa era in vendita ad un prezzo di 485 euro per questa versione placcata in oro.

Sabine, la precedente proprietaria, aveva fatto un vero e proprio miracolo per imballare con cura certosina ogni singolo pezzo, e fargli affrontare in assoluta sicurezza il periglioso viaggio da Salisburgo a Gradisca d'Isonzo.
E di questo le sarò per sempre riconoscente.

Poche immagini non potranno far capire quanto io riesca ad amare follemente questo raro oggetto.
Pagando poco di più avrei potuto prendere una macchina d'epoca, con la caldaia in ceramica e le restanti parti metalliche in ottone.
Ma questo mi differenzia da tanti altri collezionisti: a parte rarissimi casi, devo assolutamente testare ogni singola macchina, con la conseguente prova d'assaggio.
E la Odette, anche se saltuariamente, la uso e la userò negli anni a venire, con cura ed attenzione ma senza gli scrupoli che avrei avuto con una macchina di 150 anni.

Il bicchiere è sempre fonte di grande preoccupazione durante il lavaggio manuale.
Tremo all'idea di romperlo o scheggiarlo.

Il filtro impedisce egregiamente al caffè macinato di entrare in caldaia, a beneficio di una degustazione priva di fondi, fastidiosi al palato europeo.

Il fornello a spirito è dotato di una molla e di 2 pesetti che fanno interrompere la fiamma non appena la caldaia si solleva per effetto del passaggio dell'acqua nel bicchiere in vetro.

Vorrei raccontare di più, descrivere in particolare l'affascinate principio di funzionamento, o commentare le ricette inviatemi dalla gentilissima signora Evi della Spiral AG....
Ma sarebbe come tradire un'amante.
Compratevene una uguale, e fate pure le vostre esperienze.
Le mie, almeno in questo caso, rimarranno private.

domenica 21 giugno 2009

La Cappuccina Inoxpran

Altra icona degli anni '70 la Cappuccina è una macchina che non dovrebbe mancare in nessuna collezione: linee spigolose ma nel contempo sinuose, design avveniristico e mai più copiato, negli anni a seguire.

La qui presente è una 2° serie, ben più gradevole della 1°.
L'unica differenza consiste nella guarnizione che nella prima serie era visibile esternamente, e diventava ben presto giallina.

La Cappuccina doveva permettere di ottenere un buon cappuccino... ovviamente.
Come ciò dovesse succedere rimane per me un gran mistero.
La zona centrale cilindrica conteneva il caffè macinato.
La zona sottostante l'acqua (mio Dio ! spero non il latte...).
E quindi.. rimane solo il recipiente superiore, dove forse il latte si scaldava nell'attesa che fuoriuscisse il caffè.

Rimane comunque il fatto che il caffè viene molto buono.
Anche senza l'effetto cappuccino.

Un grazie a Luciano che tempo fa mi ha ceduto questa deliziosa creatura.

La Letizia (2) di Luciano Mancioli

Possiamo qui ammirare i disegni relativi al brevetto n°CA 889596A
dell'ufficio brevetti canadese, del 1972.
La Letizia si affermò in molte case italiane, per la praticità di poter estrarre la parte in ceramica per poi posizionarla in tavola a fine pranzo.

Già ne avevo parlato in precedenza in uno dei miei primi post , poi qualche mese fa si è aggiunta la qui presente, in versione oversize, diciamo da 6 tazze .

Come al solito sono riuscito a trovarne una in perfette condizioni, anzi... direi nuova, mai usata.
La caldaia, pur essendo ovviamente più grande rispetto alla 3 tazze, presenta la parte tronco-conica superiore molto più inclinata, forse per motivi termo-idro dinamici.

La parte ceramica è libera di ruotare e non è vincolata alla caldaia se non da un'anellino di alluminio che vedremo in seguito.

Le due sorelline affiancate: la più piccola è stata usata a lungo dal precedente proprietario (grazie ancora, Tullio!) ed anch'io ne ho potuto apprezzare le qualità di gran lunga superiori alle moke Bialetti. La uso pochissimo, però proprio per il terrore di romperla.

Il "lato b" reca impresso il logo, il n° di brevetto italiano (n° 28932) ed un "70" contornato da un cerchio; forse l'anno di costruzione ? Simpatici i punti delle "i" del logo Letizia: hanno una forma che ricorda il chicco di caffè.

Le parti interne non lasciano alcun dubbio sulla verginità della macchina.

Ecco il famoso anello di collegamento; la sua funzione era quella di incastrarsi al camino (conico) per far defluire il caffè all'interno della parte in ceramica.
Terminata l'estrazione del caffè, bastava sollevarla delicatamente per farlo sfilare.

La 3 tazze, sporca, ma "rodata" e pronta all'uso.

Sempre la 3 tazze: le tracce della fresatura interna mi fanno pensare che questa fosse tra i primi modelli prodotti, anche per una piccola differenza, ben evidente qui sotto .


Alla fine degli anni '60, proporre un simbolo talmente simile ad una ben più nota "M" poteva essere mal interpretato, soprattutto nella provincia toscana (l'azienda aveva sede a Montelupo Fiorentino) .
Infatti nel modello successivo la "M" scomparve.

sabato 20 giugno 2009

Aurelio Valls , 1933

Lo so, la Espresso Marea l'avevo già presentata.
Ma alcuni giorni fa, cercando qualche brevetto di macchine del caffè con Google search, mi sono imbattuto in un brevetto inglese del 1933 del sig. Aurelio Valls (successivamente brevettato in Canada nel 1935 )





A parte i 3 spinotti, utili per l'uso con diversi voltaggi, e la lunghezza del camino del filtro, la somiglianza è a dir poco imbarazzante.
Quindi... nacque prima l'uovo o la gallina?
Il pollo o la volpe ?

Luxa GB

Ecco l'ultimo acquisto fatto al mercatino dell'antiquariato di Cervignano del Friuli.
Una bella Luxa a 2 tazze della fonderia GB.

Non ci sono molte cose da dire su questa macchina, vista la sua semplicità..
Mi piace molto la parte in bachelite nera, e la base portatazzine in alluminio martellato, molto hi-tech per l'epoca.

Però il tipo di filtro, di vecchia concezione, mi fa dubitare della sua anzianità: 1950 o 1960 ?
Propenderei per gli anni 50.
Il progetto di simile macchine sposa un'ottima idea di base: far affluire il caffè in due tazzine contemporaneamente, preriscaldate dallo stesso calore della macchina.
Peccato che nel 90% dei casi, il liquido segua una via preferenziale, lasciando una tazzina semivuota, ed una stracolma.


Nonostante ciò ne vendettero a migliaia, forse anche perchè tanti anni fa la garanzia era un qualcosa di aleatorio ed opinabile.


Potete scrivermi...

.... non mi offendo !
Sulla barra laterale destra c'è il mio indirizzo di posta elettronica,
ma lo ripeto qui : lvxtrieste@gmail.com
Ho un buon filtro antispam...

sabato 13 giugno 2009

La Peppina : la crema caffè in casa come al bar

Lo scorso anno ne avrei potuto prendere una , con soli 50 km di viaggio, nuova e gialla.
Ma era troppo recente, e costava una cifra che all'epoca mi sembrava alta.
Poi questo annuncio in Francia, 3 mesi fa.
Una mia offerta ridicola, ed unica!
Dopodichè iniziò un fitto scambio di mail con il venditore, senza trovare un'accordo sul pagamento.
Passarono 2 mesi, ed alla fine, pagai con qualche remora.

Ma ecco il risultato: una macchina del 1972 (come da fattura e bolla di scarico magazzino) in condizioni impeccabili, mancante del solo coperchio.

Tracce di caffè macinato,mi fanno credere che sia stato fatto un tentativo, e poi, come moltissime (per mia fortuna) macchine, messa da parte a causa del pessimo espresso ottenuto.

Ma la Peppina è una macchina diversa dal solito.
Ostica da usare, un connubio di materiali superlativi e scadenti.

Va capita, coccolata, e vanno sfruttate le informazioni che per fortuna circolano in rete, ovviamente non in Italia (dove bisogna tenere tutte le informazioni nascoste).

Il portafiltro è una delle parti più assurde, sembra un giocattolo della Mattel da tanto è leggero.
Ed i filtri senza una ritenzione, non permettono di vuotare il macinato esausto rapidamente come al bar (stesso problema con la Sama, e la Pavoni).

Il pressafiltro è uno standard dell'epoca e purtroppo anche attuale.

Credo che industrialmente farne uno in faggio ed alluminio non dovrebbe costare più di 5 euro.
Eppure continuiamo a farci prendere in giro dal resto del mondo.

Ho quindi provveduto a tornire 2 pezzetti di legno, in gran velocità, e la pressatura conseguente ha già dato notevoli benefici sull'espresso (anzi no, la crema caffè) ottenuto.


I risultati, dopo qualche giorno di prove sono paragonabili alla Sama export.
Un buon espresso, soprattutto con il cestello da 2 tazze; corposo, e con una crema vellutata.
Meno crema rispetto alla Caravel.
Meno aromi rispetto all'Elektra.

Macchine diverse... risultati diversi.
E' per questo motivo che noi appassionati ne prendiamo tante ....
O no ?

venerdì 12 giugno 2009

La Peppina Fe-Ar (2) : le istruzioni per l'uso

Che splendide parole: idrocompressione, crema caffè.
Chi vive di sola moka, difficilmente riesce a capire il rituale magico che permette allo stesso caffè di assumere così tante sfumature "estrattive" a seconda dell'apparecchio usato.


La Peppina fa parte della Storia d'Italia.
Uno dei tanti felici connubi tra tecnica e design anni '60, di cui ancora oggi andiamo fieri.
Chi fosse interessato alle istruzioni , può richiedermele via mail.

giovedì 11 giugno 2009

La Peppina Fe-Ar



E' nato prima l'uovo o la gallina?
E' nata prima la Peppina o "il caffè della peppina" ?

In questo caso possiamo affermare che è nata prima la "Piccolina",
brevettata nel 1960 dal sig. Felice Arosio, distribuita nei primi anni dalla Carimali.

Il progetto fu di per sè rivoluzionario, anche se fine a se stesso.
Il gruppo pistone era infatti posizionato al di sotto del boiler a camera aperta, e veniva azionato mediante una leva fuori asse, posta al lato destro della macchina.

Un ulteriore brevetto fu il "dispositivo di protezione da surriscaldamento di apparecchi riscaldati elettricamente " del 1964 .
Una lamina bimetallica "sputava" letteralmente fuori dalla sua sede la spina elettrica in caso di aumento sconsiderato della temperatura.


Il sig. Arosio fondò la FEAR , successivamente denominata FE-AR e dopo aver modificato la forma della caldaia in ferro smaltato, cambiò il nome della macchina in "La Peppina".

Questo, secondo me, qualche anno prima della malefica canzone.

Ed eccola qui la Piccolina, in tutta la sua bellezza, grazie alle immagini gentilmente concesse da un collezionista francese (che qui pubblicamente ringrazio).

Le immagini sono state da me modificate ed antichizzate di quel tanto da renderle il più possibile "anni '60".




martedì 9 giugno 2009

Chiavi di ricerca (2)

Prendo spunto da un blog che non posso citare, (ma che rimane per me un punto di riferimento) per allietare i miei lettori con le frasi-parole chiave che le persone hanno utilizzato nei vari motori di ricerca per arrivare qui.
Alle migliori domande (o frasi sconfusionate) cercherò di dare le mie migliori (!) risposte.

  • D: valore di fratelli santini aquilas caffetteria
  • R: dipende dalla rarità del modello, dalle condizioni di conservazione, e.... dal venditore. da 25 euro in su, fino a cifre assurde, se completa di base e fornello.
  • D: macchine da caffe anni60
  • R: per me tra le più belle in assoluto. consultate il blog per capire quali.
  • D: macchina per il caffè la pavoni nuova che gocciola
  • R: se gocciola dalla valvola di sicurezza, va tutto bene, commuta l'interruttore sulla resistenza "piccola" per mantenerla in temperatura... e buon caffè!
  • D: caffettiera moka ossidata cosa fare
  • R: dipende. se è in alluminio, ovatta Duraglit e tanto olio di gomito. ci vogliono anni di esperienza per ottimi risultati, ma non disperate! un trucco del mestiere... : terminata la lucidatura, lavare con sapone per piatti tutte le parti trattate. se non è in alluminio, paglietta di ferro 00 e movimenti non circolari, ma radiali, delicati.
  • D: cerco caffettiere in rame
  • R: anch'io, ma sono difficili da trovare.
  • D: moka aperta
  • R: ... a banana ? basta otturare con cura la valvola di sicurezza; entro 10 minuti avrai la scultura neoplastica.
  • D: lamborghini caffettiera
  • R: purtroppo esiste anche questo... non c'è più rispetto per nulla.
  • D: attak caffettiera
  • R: forse era un gioco per Commodore 64? o vuoi riparare il manico ? meglio cambiarlo...
  • D: pressacaffe artigianale
  • R: ho iniziato a costruirli da poco. inviami il diametro richiesto e vedrò cosa posso fare. prezzi modicissimi e cura artigianale.
  • D: la pavoni sistema a stantuffo a preinfusione
  • R: è forse la parte meno curata dal barista casalingo, ma tra le più importanti: tutto il caffè macinato deve impregnarsi d'acqua molto lentamente, per poi opporre la giusta resistenza alla forza premente dei canonici 9 bar, senza creare canalizzazioni o vie preferenziali.
  • D: macchina da caffè estro
  • R: dicasi anche di macchina da caffè molto calda (in calore) o in fregola, poco prima dell'accoppiamento.
  • D: gioielli con materiali riciclati
  • R: gradirei un'anello con incastonata un'Atomic. anche una collana non sarebbe male...
  • D: rimedi caffettiera sapore strano
  • R: il condimento ha la sua parte: se eccedi con l'olio poi non riesci a sgranocchiarla.
  • D: joints cafetiére tracanzan
  • R: sono sicuramente illegali.
  • D: macchina del caffè elektra manuale d'uso
  • R: scrivimi direttamente, ti risparmi un sacco di incazzature. tanti comprano la Microcasa a leva e poi dopo un paio di insuccessi, la tengono come soprammobile prendipolvere. è come sposare una pornostar e rimanere casti....
  • D: perchè fischia la valvola della moka bialetti 6 tazze?
  • R: perchè è felice , no? anche la mia lo fa sotto la doccia...
  • D: nuova caffettiera prima volta
  • R: devi essere gentile, metterla a suo agio, adularla, accarezzarla, lavarla con i prodotti appropriati, riempirla fino al punto giusto, e poi scaldarla piano piano dal basso. entro pochi minuti la sentirai gorgogliare. a questo punto converrà ripetere l'operazione almeno altre 2 volte, prima di poter gustare appieno i frutti del tuo paziente lavoro.
  • D: caffettiera bruttissima e vecchia
  • R: a me piacerà di sicuro (ed a mia moglie, come al solito, no)
  • D: pulire moka alluminio incrostazioni interne
  • R: al LIDL vendono delle pastiglie di acido citrico che costano pochissimo e funzionano alla grande. ne basta una per moka ed aggiungi acqua calda. lascia lavorare l'acido per almeno mezz'ora e poi passa una spugnetta abrasiva all'interno per rimuovere meccanicamente gli ultimi residui.

martedì 2 giugno 2009

La Mokita (2)


Solleticato da un commento di Daniele, ho voluto approfondire l'argomento Mokita.
Nel disegno originale possiamo distinguere la caldaia in azzurro, il camino in giallo, il filtro ospitante il caffè macinato in verde, e la zona destinata ad accogliere l'infuso in marrone.
La parte rossa è una vera e propria "camera morta" , vuota, prevista per evitare il surriscaldamento del caffè.




Rinnovo i miei complimenti all'inventore, il sig. Leoniero Ruffini, che nel 1959 brevettò la macchina.

lunedì 1 giugno 2009

La Caffeta

Nel 1910 circa la pubblicità della Caffeta ci invitava a regalarla ai nostri amici, i quali l'avrebbero sicuramente apprezzata.
Al cambio odierno l'accattivante oggetto veniva venduto a quasi 100 euro.
Al giorno d'oggi per una piccola serie sarebbe impensabile proporlo a meno di 300.

La Caffeta permetteva di preparare " Caffè delizioso e fragrante in tavola senza alcuna particolare bravura o problema"; "Essa fischierà quando il caffè sarà pronto".

Il sogno di ogni brava massaia.

Ma per per poter fischiare c'era bisogno di una buona tenuta, realizzata mediante un'accoppiamento coperchio-corpo leggermente conico ed ovviamente con tolleranze tali da rimanere ammutoliti.
L'incastro del coperchio era talmente perfetto da necessitare un leverismo laterale capace di sollevarlo.

Sul fondo era impresso il n° di brevetto (del 1909) , il n° di tazze (10 ?) ed un numero misterioso, troppo elevato per poter essere un progressivo di produzione.

La preparazione dell'infuso non presentava particolarità tecniche;
era un normale caffè bollito "alla turca", filtrato dalla rete posta in ingresso al rubinetto.

Anche il coperchio celava un filtro simile, per impedire al fischiotto di intasarsi di caffè macinato.

Il rubinetto, privo di guarnizioni (ovviamente) era estraibile ed intelligentemente assicurato al corpo mediante una catenella.

Il fornello a spirito era semplice da utilizzare e privo di parti mobili per regolare la fiamma.

Uno dei piedini presentava un 34 alquanto misterioso.

Il supporto era talmente art decò da poterlo paragonare ad un'opera di Carlo Bugatti , uno dei più fulgidi esempi di genio creativo"assoluto".

Lo confesso.
Non ho avuto il coraggio di testarla.
E nemmeno di pulirla a fondo.
E' perfetta così.

venerdì 22 maggio 2009

Universal, mod. 006 , Landers Frary & Clark

Un regalo molto gradito, da parte di mia moglie, fu il libro del sig. Bramah, la vera bibbia per tutti gli appassionati delle macchine da caffè.
Nel libro fanno bella mostra di macchine ed apparecchiature da museo, vere opere d'arte create in piccole quantità, se non pezzi unici.
Eppure, tra sì tanta bellezza, una semplice perla, prodotta in larga serie, colpì la mia attenzione.
Panciuta, rubiconda, buffa, con queste gambette Art Nouveau.... fu amore a prima vista.

Tante ne furono vendute in Inghilterra e quindi fu lì che la mia attenzione si rivolse; il destino volle che incontrassi (via Internet) il proprietario, un simpaticissimo gentleman (mr. David), e soprattutto volle che la mia offerta fatta all'ultimo secondo disponibile, fosse superiore di 1 sterlina a quella più alta.

Il sig. David mi raccontò di averla acquisita nel 1968 a Burton Upon Trent, in un deposito di carbone o legnaia (Coal House) e che fu pagata ben 5 sterline (pari a 71 euro odierni).

La macchina fu trovata completamente ricoperta da polvere di carbone, quindi (presumo), con le istruzioni presentate ieri poste all'interno, al sicuro.

Vorrei dilungarmi descrivendo le varie caratteristiche, ed il piccolo e gentile restauro alla quale l'ho sottoposta.

Ma sarebbe giusto? In fondo è solo un pezzo di rame, ottone, alluminio, vetro e legno, assemblati assieme, che semplici foto non possono più di tanto emozionare.
Il fatto è che mi ci sono già affezionato.
E per questo quando torno a casa, l'accarezzo e... sorrido.


Per la cronaca, il lavoro più impegnativo è stato il ripristino del fornello a spirito.
Dopodiché ho testato con successo e soddisfazione la macchina, ma forse di questo ne parlerò in seguito.

giovedì 21 maggio 2009

Brevetto 0821445 del sig. A.A: Warner



In data 22 maggio 1906 il sig. Warner brevettò per conto della Landers, Frary & Clark il modello di percolatore che successivamente passò alla storia come l'Universal.



La parte rivoluzionaria fu la valvola di non ritorno (8) posta nel cappello (5)
innestato nel tubicino (4) direttamente a contatto con la piastra di base costruita in alluminio.
In questo modo veniva scaldata in via quasi esclusiva l'acqua più vicina alla base , la quale veniva "pompata" (così dicevano) verso l'alto, innescando il processo di ricircolo che avrebbe consentito in soli 15 minuti (!) di estrarre tutte le proprietà medicamentose del caffè.
La valvola di non ritorno funzionava come una specie di stantuffo, sparando 3-4 spruzzi al secondo, mantenendo alta la fonte di calore .



Pump up the coffee! ( pompa il caffè )


Magari per molti lettori del blog questo libretto di istruzioni non sarà molto interessante,
tutto in lingua inglese e con riferimenti a macchine che difficilmente hanno raggiunto l'Italia nei primi anni del '900.


Per visualizzare meglio ogni pagina, basterà cliccare sulla foto e come d'incanto le dimensioni raddoppieranno.

Avevo già presentato qui il modello in mio possesso ,
una versione evoluta della "colonial pattern".

Ma lo scorso mese ho avuto l'ennesimo colpo di fulmine.

Una splendida vecchia signora attendeva di entrare in mio possesso, lasciando per sempre l'isola che l'aveva custodita per così tanti anni.


Ma quale di queste sarà ?


Le prenderei tutte, se ne avessi la possibilità.
Non erano oggetti raffinati, ma di largo consumo per la media borghesia inglese, e utilizzando questo utile sito , possiamo
capire che 33 scellini del 1910 corrispondono a 135 sterline attuali, pari a 155 euro .

Prossimamente cercherò di spiegare il sistema a mio avviso estremamente innovativo che caratterizzava tutte le Universal.

Il manuale purtroppo è incompleto.
Dovrebbe mancare una pagina, ma credo di potermi accontentare!

martedì 19 maggio 2009

Chiavi di ricerca (1)

Prendo spunto da un blog che non posso citare, (ma che rimane per me un punto di riferimento) per allietare i miei lettori con le frasi-parole chiave che le persone hanno utilizzato nei vari motori di ricerca per arrivare qui.
Alle migliori domande (o frasi sconfusionate) cercherò di dare le mie migliori risposte.

  • D: dove vendono i pezzi di ricambio per macchina da caffe pavone?
  • R: ogni provincia ha un distributore, ma per cortesia, la ditta è "LA PAVONI".
  • D: termicità macchien del caffè
  • R: cosa cercavi? se vuoi una macchina che conservi al meglio il calore, prendine una in ghisa.
  • D: faema macchina a manovella uso casalingo anni 50
  • R: forse cercavi la faemina baby, ma se esiste una macchina a manovella.... ne voglio una!
  • D: amici per macchina da caffe
  • R: è la versione creata dalla Maria De Filippi, o è un club per scambisti di tazzine?
  • D: vesuviana atomic
  • R: o una o l'altra... deciditi!
  • D: cerco macchina per spezzato
  • R: eh??? è una tortura o cosa?
  • D: tosta caffe da casa
  • R: ce l'ho e lo uso con buon profitto!
  • D: macchine del caffè strane
  • R: qui ne trovi parecchie, se poi usi i link... quante ne vuoi!
  • D: ho visto una macchina da caffè particolare
  • R: anch'io, ogni mattina, Ho visto cose che voi umani non potreste immaginare... navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione. E ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhauser. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia.
  • D: gioiello pene
  • R: DAVVERO volevi usare una caffettiera? mi mandi una foto quando hai finito?
  • D: anonima macchinette
  • R: centri di disintossicazione dal caffè pesante e leggero
  • D:le piu belle macchine da caffe
  • R: sei sul blog giusto
  • D: macchine da caffe e usare il normale caffe per la moka
  • R: lo so cosa stavi chiedendo: ottieni un brodo immondo. Il perfetto grado di macinatura permette al caffè di entrare in simbiosi con la macchina. comprati un macinacaffè.
  • D: che cos'è una caffettiera?
  • R: la gioia di pochi eletti
  • D: macchina caffè poca pressione
  • R: cambia la guarnizione
  • D: segreti caffè espresso macchina a leva
  • R: dopo 4 anni comincio a capirci qualcosa, ma... sono segreti.
  • D: sistemi di controllo del calore applicati alla macchina da caffè
  • R: detti anche termostati, no? tutto bene ad ingegneria ?
  • D: differenza di sapore tra moka alu e moka inox
  • R: trovami 2 caffettiere uguali in forma e dimensioni sia in inox che in alluminio, e poi ne parliamo. i gusti sono diversi perchè le inox vengono costruite con forme diverse, soprattutto il camino e il filtro.
  • D: riciclo macchine da caffè usate
  • R: scrivimi, eseguo gratuitamente la raccolta porta a porta differenziata delle caffettiere e delle macchine da caffè

sabato 16 maggio 2009

Atomic, Robbiati e i rompiscatole.


La scorsa domenica, scambiando qualche e-mail con il curatore del sito di
riferimento mondiale per le Atomic (Questo qui) mi chiesi se il sig. Giordano Robbiati
fosse ancora vivo, e in qual caso, se avesse avuto voglia di rilasciarmi una piccolissima intervista.

Effettuai la più semplice ed ovvia delle ricerche, e magicamente comparve il numero di telefono.
A quel punto il dubbio mi attanagliò : chiamare ? Non chiamare?

Chiamai.
Rispose una signora ovviamente scocciata per la telefonata sospetta.
Mi qualificai, e le spiegai che avrei voluto scambiare quattro chiacchiere con il sig. Giordano riguardo la storia complessa ed intricata dell'Atomic.
Mi disse che suo padre era morto nel novembre del 1990.
Mi disse che era stanca e stufa di ricevere continue lettere, e telefonate da tutto il mondo.
Mi disse che, essendo l'attività chiusa da molti anni, non aveva alcun interesse nel ricordare e rivangare il passato.
Provai a dirle che se ci fossimo accordati, avrei potuto richiamarla in un altro momento di suo gradimento.
Mi disse che non voleva parlare del padre e che i ricordi li avrebbe tenuti per sé.
Mi raccontò che il comune di Milano aveva organizzato a sua insaputa una mostra riguardante i brevetti di suo padre; ed aggiunse che se fossi stato veramente un appassionato, avrei dovuto saperlo.
Vista la piega offensiva che stava assumendo la conversazione, mi scusai ripetutamente ed assicurai la signora che non l'avrei mai più disturbata.

A prescindere, comunque, sono molto dispiaciuto di 2 fatti:
  • che il signor Giordano non sia più in vita e non possa godere dell'immensa fama che attualmente le sue opere d'ingegno stanno riscontrando.
  • che piccoli aneddoti e curiosità che avrebbero fatto veramente felici migliaia di appassionati, cadranno per sempre nell'oblio.
Berremo tutti, quindi, dalle acque del fiume Lete, e associeremo solamente un nome di persona ad un pezzo di metallo ben sagomato.


Grazie di nuovo Giordano, e riposa in pace.

venerdì 8 maggio 2009

La misteriosa Aquilas elettrica, fratelli Santini, Ferrara.

Piccola e deliziosa macchina da caffè elettrica, la Aquilas in questione è frutto di una mattinata alquanto fortunata trascorsa al mercatino "il baule del diavolo" che si tiene la quarta domenica del mese a Cividale del Friuli.

Molto belle le superfici nikelate tuttora in ottime condizioni.
La macchina abbisognava di un alimentazione a 125 - 130 V.

Molto particolari i piedini di supporto in bakelite nera.

Ecco una bella veduta d'insieme dei pezzi disassemblati.
Il filtro superiore è in alluminio ( il disco volante con nottolino superiore).

Vista da sotto, la caldaia presenta dei marchi ben impressi.
Qualità dappertutto!

Ed ora un bel mistero storico:
mentre mia figlia lucidava il coperchio in alluminio, un dubbio mi assaliva...
... dove l'avevo già visto?
La risposta ce l'avevo... sulla tavola.
Una incompleta Stella da viaggio attendeva il suo turno di lucidatura.
E la comparazione non lascia dubbi: sono identici.
Stessa cosa per i filtri, con la sola leggera differenza nel tubicino leggermente più lungo per la Stella da viaggio.
Stesso fornitore esterno? Joint venture ? Ferrara non era così grande negli anni '30... Spionaggio industriale?
Chissà se qualche estense di buon cuore mi farà capire cosa successe ?
Certo è che nel '35 la Stella rilevò l'attività della Aquilas, come già raccontato QUI .
Forse quindi, per qualche anno, venne mantenuta la produzione dei 2 marchi.

giovedì 7 maggio 2009

Gli amici Finlandesi

Un saluto dall'Italia agli amici caffè-dipendenti del nord.
Spero che la traduzione automatica di Google sia stata gradita.
Per tutti gli interessati il link del forum è : http://www.ristretto.fi/

mercoledì 29 aprile 2009

Faemina Baby, storia di un piccolo restauro (2)

Nel novembre del 1957 il Sig. Pietro Papetti presentò per conto delle Officine Faema domanda di brevetto europeo.
Il brevetto francese n° 1186666 A47J oltre a ben rappresentare il principio di funzionamento della macchina, ci fa scoprire la sua simpatica denominazione: "Macchina per la preparazione della crema-caffè ad uso domestico" .

Nel disegno si possono notare le impugnature sferiche, a conferma che tali erano nei primi modelli. Successivamente, pur mantenendo la verniciatura martellata verde, vennero adottate le impugnature a oliva, sempre in bakelite; il portafiltro venne alleggerito ricavando 2 ampie finestre sul corpo; sotto la base vennero sistemati 4 gommini antiscivolo.
(foto gentilmente fornita dalla rete).


Il restauro non poteva dirsi completo se non dopo aver ripristinato la funzionalità della guarnizione al 100%.
Il primo tentativo, il più logico, fu quello di scrivere alla Faema, chiedendo la disponibilità del ricambio.
Dopo qualche giorno fui chiamato e mi venne dato il numero di una ditta che si occupava della produzione delle macchine casalinghe.
Risultato? Ovvio: migliaia di macchine prodotte, decine in vendita all'asta ogni mese, e nessun ricambio disponibile, neanche a pagarlo oro.

I primi tentativi furono imbarazzanti...
Macinatura del caffè ottimale, compressione del caffè nel filtro adeguata ( circa 10 kg ), pressione sulle leve come da calcoli...
Risultati :
  1. effetto brodaglia con poca pressione sulle leve.
  2. effetto champagne con fuoriuscita dell'acqua dal portafiltro con media (1,5 - 2 Kg) pressione sulle leve.
Rripetutamente cercai di adattare degli anelli o-ring al lato superiore della guarnizione, ma la tenuta sulle pareti del filtro non era mai sufficiente.
Così con pazienza "olimpica" riuscii a togliere la guarnizione dalla sua sede per cercare un ricambio in qualche negozio di pompe idrauliche.


Ma poi, 2 giorni fa, ho visto un video che mi ha illuminato la "strada delle semplici soluzioni".
E devo ringraziare un vero e proprio "guru" americano di questo.

Un elastico in gomma di 3 cm di diametro e 2 pezzi di nastro adesivo opportunamente ripiegati hanno riportato in vita un importante pezzo di storia italiana, di design, di ingegno e di quel pizzico di follia che permette, a chi osa, di vincere le grandi sfide.
Non ho documentato fotograficamente la modifica, anche per non togliere all'amico americano la gioia di vendere le sue guarnizioni create in esclusiva.

martedì 28 aprile 2009

Faemina Baby, storia di un piccolo restauro (1)

In ogni collezione di macchine da caffè non dovrebbe mai mancare la qui
presente Baby Faemina.
Ed infatti dopo anni di ricerche ho coronato il mio sogno :
ad un prezzo più che onesto, sono riuscito ad aggiudicarmi sul noto sito d'aste on-line il primissimo modello con stampigliato sulla base il n°progressivo 798.
Grande successo hanno i modelli più recenti,sicuramente più accattivanti esteticamente, ma privi di quella poesia costruttiva, anche ingenua e "casareccia", di una prima serie.

Il primo passo è stato quello di rimuovere il perno di fissaggio delle due leve al corpo in lega, verniciato con Hammerite verde martellata... proprio come i vecchi torni o le vecchie frese industriali.
Il pistone sembrava quello di una moto...

Le palline in bakelite tendevano a ruotare, quindi ho ricoperto i filetti con del nastro in teflon.
E' stato sufficiente un giro di nastro per fissarle perfettamente
Il materiale delle leve e la finitura superficiale mi ha sorpreso molto:
una lama ripiegata ad "U" in una lega ferrosa leggermente ruvida e scabrosa sui lati esterni, probabilmente nikelata o cromata.


Il filtro ci ricorda che la macchina è brevettata, in Italia nel novembre del 1956, con brevetto aggiuntivo nel gennaio del 1957, e con brevetto europeo FR1186666A pubblicato il 31 agosto 1959, ma di quest'ultimo parleremo in separata sede...

Il pistone presentava una guarnizione leggermente usurata ma ancora ben elastica ed un corpo in alluminio in buone condizioni.

Visto dall'altro lato si possono notare i residui del grasso originale frammisti a piccole scorie metalliche createsi con lo strofinio dei metalli a contatto.

Le leve disassemblate rendono ben intuibile l'enorme pressione esercitabile
sul cielo del pistone con un minimo sforzo.
Applicando il principio di Archimede sulle leve, e considerando le dimensioni ragguardevoli dei bracci, esercitando una forza di soli 1,5 Kg su entrambe le impugnature, otteniamo una pressione nel cilindro di 9 Kg, ottimale per estrarre la vera "crema di caffè".


Dopo la lucidatura delle parti metalliche non ho resistito ed ho testato la macchina con del caffè macinato moka... un brodo schifoso, presagio di quello che avrei passato in seguito (continua...).

domenica 26 aprile 2009

RO-RE (Paradiso) pronta al decollo...

Recarmi al mercatino delle pulci odierno è stata una vera sfaticata.
Ma ne è valsa la pena.
Su tavolo di uno dei miei "pusher" preferiti, sonnecchiava codesta meraviglia, assemblata in modo ignobile tale da renderla irriconoscibile.
Ma invece la conoscevo bene, la briccona.
Vista ed ammirata in via Conti, a Trieste, nella vetrina impolverata di un tecnico riparatore di macchine da bar, nella versione svizzera Paradiso - Zappia di Lugano, visibile qui in un simpatico blog..


Forme inusuali e ben distinte dalle altre marche la rendono unica, oggetto di culto tra gli appassionati di design della "space age".
Difatti la somiglianza con una navicella spaziale potrebbe far pensare di avere di fronte un prodotto di tecnologia aliena.
Chissà chi copiò chi: gli italiani o gli svizzeri ?


Ottime cromature e spettacolari accoppiamenti le faranno meritare un posto d'onore nella mia collezione.
E forse uno di questi giorni la metterò alla prova...

mercoledì 22 aprile 2009

La Lupa Express

L’anno scorso mi ero già occupato della sorella maggiore in questo post.

E ieri, dalla provincia di Siena, mi è arrivata questa simpatica versione ridotta.



L’esterno presentava di primo acchito due evidenti deformazioni sul coperchio; inoltre la decalcomania era staccata in più punti e c’erano dei graffi più o meno evidenti su tutto il corpo.



Non appena aperta però… nuova intonsa! Nessuna traccia di calcare, filtro perfetto,

e guarnizione (ovviamente) secca e crepata.

Dopo 1 ora di pulitura gentile, ecco il risultato: riportata a nuovo con lucidatura a specchio.



Chissà da dove proviene in origine. Non sono riuscito a scoprirlo nemmeno negli anfratti della rete.

Certo è che la Lupa appartiene alla simbologia romano-fascista; non credo che nell’immediato dopoguerra qualcuno potesse mantenere un simile marchio.



Le coste esterne al cilindro principale la fanno assomigliare ad una colonna antica.

Lo screen superiore è profondamente solcato da una croce, altra simbologia presente anche

nelle caffettiere “La Signora”.



Tecnicamente si può notare il tappo svitabile, presente anche nel modello a due tazze da me

recensito in questo post.

La sua funzione rimane per me un vero mistero; forse potrebbe servire per effettuare una pulizia accurata del camino, ma comunque nella pratica quotidiana non ha senso.



sabato 11 aprile 2009

Landers, Frary & Clark mod. Universal 404


George Landers a sedici anni arrivò a New Britain, Connecticut nel 1829 in cerca di un posto di lavoro. Lo trovò presso una piccola fonderia. Dopo la morte del titolare, fondò la Landers Smith & Manufacturing Company nel 1853.

Nel 1862 acquisì la società di Frary, Clark & Company, Meriden Connecticut, .


Uno degli innumerevoli oggetti
posti in vendita fu la macchina de caffè "Universal" (prodotto per la prima volta nel 1905), che offrì un nuovo metodo di estrazione del caffè , senza l’utilizzo di acqua bollente, con conseguente miglioramento del sapore.

Charles F. Smith, andato a lavorare per Landers nel 1882, divenne nel 1900 presidente della società. Fino alla sua morte nel 1938, Smith fu l’artefice dell’enorme crescita della società.


È interessante il fatto che nei primi anni ‘20 la Landers aveva raggiunto la maggior parte delle case americane con molteplici apparecchi, anche elettrici. Nel 1923 aveva ottenuto i $ 10,5 milioni di fatturato ed impiegava più di tremila persone.

Purtroppo la Landers, Frary e Clark uscì dal mercato nel 1965, vittima di una concorrenza spietata di prodotti a basso costo. Tuttavia, l’azienda non si rassegnò al declino e, al culmine della Guerra Fredda, iniziò la produzione di contatori Geiger per il programma statunitense di difesa civile.

Pessimi prodotti, con pessimi risultati.


La macchina si presenta con delle parti interne in ottime condizioni.
L'acqua, per effetto del riscaldamento, aumenta di volume e viene convogliata all'interno del tubicino centrale; così si sparge sul piattello superiore e per caduta gocciola all'interno della camera atta ad ospitare il caffè.
L'acqua viene quindi ripescata dal fondo e si attua così un ricircolo continuo.


All'interno della coppa inferiore si trova una valvola di non ritorno a peso.


Il coperchio in vetro permette di valutare il colore della bevanda e quindi di sospendere il ricircolo una volta ottenuta la tonalità desiderata (più scura - più forte).


Talvolta, quando vado a fare qualche gita fuori porta, la metto uso per riempirmi il thermos di ottimo caffè, delicato ma "ricco" di sapori... persi nel tempo.

mercoledì 25 marzo 2009

Snider Marea



La Snider di Milano fu una delle prime aziende costruttrici di macchine espresso da bar.
Nel 1929 Guido Snider brevettò (brev n° 307701) un sistema innovativo per l'erogazione veloce del caffè ; nacque il modello Mare da bar al quale fece seguito a breve il modello casalingo oggetto del post.

Pochi mesi fa, un mio grandissimo amico mi chiamò annunciandomi una bella sorpresa : una caffettiera trovata da un suo conoscente in soffitta.
L'attesa fu premiata non appena fuoriuscita dall''incarto protettivo.

Sul fronte del corpo si intravedono ancora le stampigliature artigianali.
Il nome Mare in realtà diventa Marea sul pomello di chiusura.

La stella di David evidente in uno dei 3 filtri mi fa affiorare 3 dubbi :
  • forse i fratelli Snider erano di origine ebraiche.
  • forse l'azienda scomparve proprio nel 1938 in seguito alle leggi razziali.
  • Forse i fratelli Snider non riuscirono a fuggire in tempo.

La Marea era alimentata a corrente elettrica (125 V ?), prerogativa anche del modello da bar.

Le forme esterne preannunciano il passaggio dallo stile liberty o art nouveau a quello più austero fascista.

Stile, classe ed esclusività, una macchina pensata ovviamente per la media borghesia dell'epoca.

Particolare il pomello in legno verniciato, forse l'unico esempio tra tanta bakelite...


Ringrazio ancora Alessandro ed il suo conoscente ...e ringrazio soprattutto la dea bendata che per l'ennesima volta ha voluto baciarmi.

martedì 24 marzo 2009

L'incredibile "ANONIMA"


Questa particolarissima caffettiera rimane per me un vero mistero.
L'altr'anno l'ho presa, al solito mercatino delle pulci mensile, confidando
nel fatto che con il passare di qualche mese avrei scoperto produttore e provenienza.

Nessun marchio.
Ottima qualità costruttiva.
Ottimi materiali.
Sistema di estrazione a percolazione senza ricircolo (così credo).
Mancante di un pezzo, da me rimpiazzato non senza problemi.


Dopo qualche mese ne ho trovata un'altra, senza lo stesso pezzo mancante.
A gennaio ne ho trovata una terza sempre senza lo stesso pezzo mancante.
La macchina è un insieme di parti ad incastro.


Il caffè ottenuto è discretamente buono, ma vorrei capire se la mia modifica era consona all'originale.


Dalla camera inferiore l'acqua fuoriusciva da tre forellini per poi risalire attraverso il caffè macinato contenuto tra i due dischi-filtro.


Ecco il pezzo da me lavorato per permettere la fuoriuscita del caffè.
Un rivetto schiacciato a misura...


Per la cronaca le macchine #2 e 3 hanno preso la strada del Piemonte...

lunedì 23 marzo 2009

La Lupa da 2 tazze
















La Lupa potrebbe essere una tra i primi tentativi di far versare direttamente il caffè nelle tazzine.

Il piatto porta tazzine è fissato con 2 chiodi di alluminio ribattuti.

La parte inferiore è zigrinata per facilitarne l'apertura.

Una curiosità è rappresentata dal tappo superiore svitabile; a cosa servisse non lo riesco proprio a capire. Pulizia ? mah...

Come al solito tanta qualità costruttiva per un'oggettino anni '40 tornato a splendere grazie al sottoscritto...





domenica 22 marzo 2009

Caffettiera Melior per l'istantanea preparazione di caffè, the, e di ogni altra specie di infuso.




Alla fine degli anni '20, la ditta "Giuseppe Moneta", fondata nel 1874,
sita in via S.Vincenzo 22 a Milano,
decise di affiancare alla tradizionale produzione di padelle,
quella di un tipo di caffettiere che in seguito ebbe maggior fortuna in Francia.

In realtà il primo brevetto di una macchina simile fu del 1852 ad opera dei signori Mayer e Delgorge.

Ma nel 1929 il sig. Ugo Paolini brevettò prima in Danimarca
e successivamente negli Stati Uniti una miglioria riguardante la tenuta ad anello elastico.
Il brevetto americano 1797672 del 2 aprile fu assegnato ai signori Attilio Calimani e Giulio Moneta.


Questo modello venne prodotto fino all'anno 1935, quando venne sostituito
dal modello progettato dal signor Bruno Cassol sempre per la ditta Moneta,
tuttora copiato ed utilizzato dai vari apparecchi anche chiamati"french press".




Un recipiente in ottone nichelato esternamente venne accoppiato ad un coperchio provvisto di un asta collegata ad un doppio filtro.


La tenuta di accoppiamento era garantita da un anello in acciaio armonico.


L'acqua veniva fatta bollire assieme al caffè macinato e poi si spingeva il pistone verso il basso per ottenerne la separazione.




Da una pubblicità dell'epoca il prezzo di acquisto superava di poco le 30 lire,
ma per il modello da 1 tazza il prezzo era 10,50 lire.














Qui sotto è riprodotto il disegno originale del brevetto americano



Il restauro mi ha rubato poche ore d'impegno, regalandomi però tanta soddisfazione.
Volgo un riconoscente pensiero all'ignara venditrice che pensava di avermi simpaticamente raggirato chiedendomi un prezzo pari alle tazze producibili... 12 euro.

giovedì 12 marzo 2009

Milli Express di Alfonso Puppieni & Figli


Devo ammettere che non ho una gran passione per le caffettiere in inox.
Ma come si può resistere alla
"più bella Caffettiera costruita interamente in acciaio inossidabile" ?


Una 12 tazze di rara armonia, considerando tali dimensioni.
La confezione, per attrarre l'acquirente e conferire alla Milli
proprietà taumaturgiche, l'indicava come "la caffettiera del dottore".


Se dovessi aver qualche problema di salute,
cercherò di carpirne i segreti intrinsechi.
Ovviamente bevendomi 12 tazze tutte d'un fiato.


Eterna, igienica, me la immagino in mano al dottor House (M.D.)
tra una diagnosi differenziale e l'altra....

sabato 7 marzo 2009

Caffettiera Lampo da 5 tazze

C'era una volta, tanti anni fa, una manifattura
capace di creare oggetti pratici da usare e nel contempo
estremamente curati .
Due settimane fa, il colpo di fulmine :
semi nascosta tra una marea di paccottiglia , in quel
di Cividale del Friuli, la Lampo
mi chiamava ripetutamente, utilizzando il canto delle sirene
d'alluminio.

Incantato, e stregato da tal bellezza, novello Ulisse,
non ho potuto resistere.
Chiaramente dopo aver ottenuto lo sconto "per il caffè"
... A me ?!!!?


I marchi non permettono di risalire al costruttore, nonostante il brevetto.
A mio avviso si potrebbe datare all'incirca a metà degli anni '30.

Vorrei far notare lo sfiato del tappo (prima della pulizia)
non presente su alcuni modelli che difatti non raggiungevano
un buon equilibrio dinamico durante l'erogazione del caffè.

La Termica Express

Le fonderie Meazza & Masciadri affrontarono
all'inizio degli anni '60 il problema
del trasporto del caffè ottenuto una volta estratto.


La Termica Express era costituita da 2 elementi separati e distinti:
  • la base, atta a contenere l'acqua ed il filtro
  • la parte superiore , un vero e proprio Thermos

Il tappo fornito nel primo modello era in sughero;
successivamente venne adottato il tipo evidente dalla foto
composto da una guarnizione in gomma che veniva espansa
mediante la rotazione della parte superiore del tappo stesso, garantendo così una tenuta perfettamente stagna.




Il tipo in mio possesso era dimensionato per 9 tazze, altresì
era disponibile anche da 4-5 tazze, meno imponente ma
altrettanto simpatica

Da notare il logo della Signora, emblema del costruttore, ed
esempio inarrivabile di un perfetto connubio tra design e prestazioni.
Tuttora se voglio un "buon"caffè uso la Signora da 3...

domenica 8 febbraio 2009

3 C Process , Milano, via Lesmi 9


Così si presenta oggi la sede della 3C Process.
Un caseggiato anonimo che nulla ci racconta dei
prodotti che da lì uscirono negli anni '50.

La macchina da caffè da 6 tazze qui fotografata
era una di quei prodotti.


Acciaio, rame martellato alluminio e... plastica (!) uniti con cura e sapienza
creavano delle splendide macchine ancora oggi ricercate per le loro
forme sinuose e bilanciate.

La valvola di sicurezza indicava il livello massimo dell'acqua.

Il diametro dei fori del filtro e dello screen fanno
supporre che la macinatura del caffè dovesse essere
più sottile rispetto alle normali moke

All'interno della confezione, oltre alle consuete istruzioni,
si trovava una forma di pubblicità casereccia ma
pur sempre valida: gli
"altri nostri tipi",
tutti dotati dei caratteristici piedini sferici che caratterizzavano
i prodotti 3C.


Voglio cogliere l'occasione per ringraziare pubblicamente
Andrea, il mio "fornitore" piemontese e fargli
gli auguri per la sua prossima caffettiera "rosata e sgambettante".

giovedì 5 febbraio 2009

La Bacchi Espresso (2)


Dov'eravamo rimasti con la Bacchi ?
Ah, si , al fatto che attualmente è l'unica macchina al
mondo
(per la mia pur discreta esperienza) da fornello
in grado di creare quella perfetta sintesi di densità, profumi,
aromi e colori chiamata "espresso".
Personalmente, neppure con l'Elektra microcasa a leva sono
riuscito ad ottenere un risultato simile.


Ma come funziona una siffatta genialità?
L'acqua va posta inizialmente nel vano della base.
Questa servirà a creare la pressione di 3 bar necessaria a
spingere il pistone che ...

..comprimerà l'acqua posta nella seconda camera a ben 9 bar.
Questa attraverserà il caffè macinato per poi arrivare nelle tazzine
ben intiepidite dalla conduzione termica del corpo stesso.


Un particolare interessante è il cappello terminale
(quello con i beccucci).
Purtroppo le foto non sono esplicative, ma all'interno
la sua conformazione comprime il macinato di quel tanto necessario, esattamente
con lo stesso procedimento dei pressa caffè (tamper) professionali.


Girando il gruppo pistone si possono notare la valvola di
sicurezza ed un fischio che avverte l'utilizzatore del raggiungimento della pressione ottimale.
A questo punto basterà ruotare la valvola nera...


NOTA LEGALE (Disclamer):
questo sistema, unico al mondo, è coperto da un brevetto italiano di invenzione
industriale di proprietà di Bacchi Andrea ,utilizzato in esclusiva da CAFFEMOTIVE srl

Tracanzan Alfa Universale

La provincia di Novara
ci ha regalato in tanti anni dei piccoli-grandi gioielli.
La Alfa Universale è uno di questi.
Non più 4 o 5 moke a seconda del numero di ospiti
che si avevano a pranzo, ma un'unica macchina,
per l'epoca, rivoluzionaria.


Dal sito della ditta Tracanzan :

Il commendatore Angelo Tracanzan "genio" per definizione, inizia la sua avventura nel lontano dopoguerra.
Crea "di tutto di più", macinacaffè, macinapepe e sale ed altri simpatici oggetti per la casa, fino ad approdare alla sua più grande invenzione che caratterizzerà tutta la sua vita: la CAFFETTIERA "ALFA" IN ACCIAIO INOSSIDABILE.
Dalla storica caffettiera "Alfa" la produzione Tracanzan si è contraddistinta per aver armonizzato eleganza e tecnologia; ne è un esempio la caffettiera UNIVERSALE che già negli anni '60 permetteva di erogare da 2 a 10 tazze di caffè direttamente in un bricco a servire.

Tanti cestelli permettevano di preparare il numero di tazze
consono all'occasione.
Ed il sogno della massaia di Voghera (peraltro abbastanza vicino a Novara...)
si avverò.

Ma allora come mai non se ne vendettero a centinaia di migliaia?
Ergonomia.
Questo fu il tallone d'Achille della sfortunata Alfa.
Poca semplicità d'uso e scarsa attenzione alla praticità la
condannarono all'oblio.
Questo non toglie nulla però alla sua
limpida bellezza.
Grazie ancora Commendator Angelo.

domenica 1 febbraio 2009

La Mokita, fonderie Ruffini, Torino.


Questa enorme e pesante caffettiera mi arriva direttamente dal Piemonte
per allietarmi il risveglio mattutino.
Un mio grande amico, con il quale condivido l'insana passione,
me l'ha procurata, ben sapendo l'effetto viscerale che mi
avrebbe procurato.


Di Mokite ne conoscevo 2 tipi, ma questa è di gran lunga la più
appagante (visivamente) ed a mio avviso la meno recente.
Ciò che colpisce immediatamente è lo spessore generosissimo
della camera atta a contenere l'acqua.
Il metodo d'estrazione si potrebbe definire a percolazione inversa:
L'acqua, spinta dal vapore, risale lungo il tubicino posto lungo il filtro,
e fuoriesce dalla sua estremità.
Avviene quindi il passaggio attraverso il caffè macinato dall'alto verso il basso.
Il caffè ottenuto risulta corposo ma ben bilanciato, simile
a quello ottenuto con la Vesuviana.


Il tappo viene bloccato al corpo con degli innesti a baionetta.


Ed ora una chicca finale:
Sulla base si può notare un forellino di circa 1 mm di diametro:
dopo varie teorie e dopo il primo lavaggio ne ho ben compreso
la necessità.
La base ed il corpo superiore sono connessi con una certa interferenza,
mantenendo la camera d'acqua sollevata rispetto alla parte a contatto con il fuoco.
Quindi, lavando la macchina, un pò d'acqua si riesce ad insinuare in questa camera cava
creata probabilmente per evitare surriscaldamenti nella zona del filtro, ed il forellino
permette all'acqua "intrusa" di drenare.

La Bacchi Espresso : genialità esclusiva

Per una serie incredibile di coincidenze ho avuto la
fortuna di conoscere il responsabile delle vendite
della Caffemotive .
Ciò mi ha permesso di assistere e soprattutto di testare
all'assaggio una piccola meraviglia in allumino massiccio
che da qualche anno delizia il palato dei pochi fortunati possessori.


Il principio fisico sul quale si basa la geniale idea dell'inventore,
è quello del torchio idraulico ,
applicazione pratica del principio di Pascal.
Il Perozzi diceva: " Cos'è il genio? È fantasia, intuizione,
decisione e velocità di esecuzione!!"

E la Bacchi Espresso (ex Carioca) è tutto ciò.
L'idea di partenza concretizzò il sogno (finora) irrealizzato
di ogni costruttore di macchine da caffè da fornello:
ottenere un caffè espresso eccellente
paragonabile al miglior caffè da bar.

Non posso postare i profumi o far comprendere
la densità della crema e la rotondità del gusto ma devo ammettere che
la macchina funziona, anzi , funziona maledettamente bene.
Il prezzo di vendita, di primo acchito mediamente elevato,
è comunque ampiamente giustificato dall'esclusività dell'oggetto
e dalla qualità costruttiva eccezionale, quasi imbarazzante se messa a confronto con prodotti più reclamizzati di marchi a tutti ben noti .
Meglio una Lamborghini o una Fiat?
Io mi sono già dato la risposta, ed ho iniziato a risparmiare....


martedì 20 gennaio 2009

Macchina da viaggio Stella 3 tazze

Il caffè, gioia e dolori per il ceto medio negli anni del
regime fascista!
Surrogati di ogni tipo permettevano di bere una bevanda
simile ma certamente di ben diverso spessore organolettico.
Cicoria, orzo, avena, malto, lupini e perfino fichi...
Tutto veniva tostato e macinato e quando si poteva, miscelato
con "l'oro nero" dell'epoca.

Invece qualcuno non solo si permetteva il lusso di sorseggiare
un buon caffè ogni tanto, ma addirittura di portarsi in viaggio
la macchina personale.

Per questi motivi continuo a considerare tali gioielli
come un'oggetto del desiderio per l'epoca.
Ma chi poteva permettersi una macchina simile?

E non importa se dopo tanti anni le "rughe" compaiono qua e là.
L'emozione di aprirla e trovarla praticamente nuova...
non ha prezzo.

Agrolux, l'incredibile Ungherese.

Il sig. Carli
ci spiega che questa curiosa macchina
ungherese fu prodotta nel 1935.
Il metodo di estrazione a Vacuum verticale era
sicuramente coreografico, e permetteva di
ottenere un'ottimo caffè, dal gusto morbido e "rotondo".

L'acqua veniva posta nella boccia inferiore,
il caffè nella boccia superiore.
Per effetto del calore emesso dalla resistenza, l'acqua veniva sospinta
verso l'alto e si miscelava al caffè.
Nel contempo un fischietto posto sul coperchio avvisava che era giunto il momento di disconnettere il cavo di alimentazione.


Mancando il calore della resistenza , veniva a cessare la spinta del
vapore, e nella boccia inferiore si creava il vuoto.
Tale vuoto risucchiava rapidamente il caffè, rendendolo pronto
ad essere versato usando il buffo manico .

Bella, strana, rara.

sabato 17 gennaio 2009

L'Araba (aggiornamento)

Aggiornamento del 2009... una bella pubblicità dell'epoca!
Preferitela!


La targa in ottone sulla base scaldante indica il voltaggio di 120-160 V
ed il costruttore: Officine Brera.

L'altr'anno , girovagando tra una bancherella e l'altra al mercatino dell'usato di Gradisca , notai questa piccola meraviglia : L'Araba da 1 tazza.
Mi commossi davanti a tanta bellezza e cura costruttiva.
La gioia poi raggiunse l'apice nello scoprire che il venditore non aveva la più
pallida idea di che cosa stesse vendendo...
La trattativa estenuante durò 1 minuto e pagai con finta rassegnazione.

martedì 13 gennaio 2009

L'Anonima essenziale


Ecco una caffettiera da sparghert :
così bassa, da dover tenere la tazza ricevente il caffè,
al livello della base.


Piccola, eppure molto pesante.
Questa strana macchina del caffè potrebbe essere
di costruzione austriaca o ungherese.
Pochi fronzoli, ed un bel tappo-manico in bachelite la rendono
un pò buffa , ma a me è piaciuta lo stesso.
Chissà le storie che potrebbe raccontarci...


Stella export , Galleria Internazionale Cacace.


La società Officine Metallurgiche Sgarbi, Chiozzi & c., S.a.s.,
acquisì nel 1934 lo stabilimento dagli eredi della società
"Figli di Silvio Santini",posta in liquidazione.
Tale manovra diede una maggiore spinta alla produzione di macchine da viaggio.


Non si può certamente parlare di rarità quando si incontra
una di queste macchine.
Tante ne furono prodotte e tanto furono usate per decine d'anni
nelle classiche gite fuori porta o in montagna.


Però talvolta l'occhio allenato riesce a scorgere ciò che ai più sfugge...
Questa acquisizione del mese scorso, frutto di una gita in quel di Udine,
ha una particolarità....


....una targhettina in ottone, rivettata,
della "galleria internazionale Cacace di Napoli.
Ho provato a fare qualche ricerca in rete per capire se
fosse un rivenditore o cosa, senza trovare nulla.
Confido nei miei lettori partenopei.


La macchina è in discrete condizioni, pur mancando un bicchierino,
ma soprattutto è "usatissima", come si evince dal corpo in rame stracotto.
Ho preferito, quindi, non lucidarla.

domenica 11 gennaio 2009

La Caffettiera dell'officina (L'Autarchica)


Immaginiamoci negli anni '30
una buia officina in provincia di Vercelli.
Acri odori di grasso, fumo denso, il tintinnio ritmato
di un martello sull'incudine...

"Ci vorrebbe una pausa, ogni tanto, ma per fortuna il nostro
padrone l'ha capita, anche lui sgobba con noi, e sa bene che
si rende di più dopo aver bevuto un buon caffè."

Ma come fare? Una vera macchina da "signori" costa troppo
per quei poveri proletari sottopagati e sfruttati all'osso.

"Toniii, porta qua quei pezzi di scarto e metti in funzione il tornio!"
Questa sarebbe potuta essere la genesi romanzata di un
prodotto del genio umano: la Caffettiera dell'officina autarchica.

Dopo il 1935 il regime fascista si vide costretto a decretare
l'Autarchia, ovverosia un sistema economico chiuso nel quale non erano
presenti relazioni commerciali con l'estero.
Vennero sfruttati al massimo i prodotti interni, con un riciclo spinto
delle materie prime.
Ecco qui, a mio avviso, un fulgido esempio .


sabato 10 gennaio 2009

Mokilsa Express

Ecco uno splendido esempio di marketing
degli anni '60

La Ilsa di Torino nacque nel 1946 ;
dall'acronimo"Industria Laminazione Stampaggio Alluminio"
il significato del marchio.
I loro prodotti iniziali furono proprio le caffettiere
napoletane che spesso affollano i mercatini dell'usato.


Questa macchina, tirata talmente a specchio da sembrare costruita
in acciaio inox, era in realtà in alluminio al 99.5 %.
L'adesivo ci racconta che quindi essendo puro, l'alluminio in questione non nuoceva alla salute.

Ciò lasciava intendere che le altre moke "potevano" essere nocive...

Nonostante questo avviso così perentorio
nessuno preferì l'acquisto di questa gioia dei miei occhi.


E di questo ne sono immensamente felice.

Nota finale: il tipo di logo in alto a sinistra e quello posto sulla foto
della scatola ci fa supporre di essere in presenza di un modello
transizionale a cavallo dell'anno 1968

giovedì 8 gennaio 2009

La "Mia" Espresso


La Fonderia di leghe leggere Meazza & Masciadri produsse
alla fine degli anni '60 una piccola caffettiera.

A prima vista sembrerebbe una delle tante macchinette cloni della
moka Bialetti.


Il fatto è che a produrla fu la "Maserati" delle officine.
Forme ben bilanciate, materiale di prima qualità, buone tolleranze negli accoppiamenti...


Un piccolo gioiello poco apprezzato all'epoca, molto apprezzato oggi.

Prima Espresso OMG


Guardatemi sono tutta diversa.

Nel 1966 la Prima Espresso ci allettava in tal guisa.

Un'oggetto di incredibile bellezza,
sicuramente avveniristico per l'epoca

La particolarità principale consisteva nel fatto che il caffè risaliva
lungo tutta la circonferenza e attraverso dei condotti ricavati nel mantello esterno.
Una camicia provvedeva a garantire la tenuta.

Il caffè doveva essere macinato fine; questo avrebbe dovuto
rendere la bevanda simile all'espresso del bar...

Addirittura il coperchio recava la firma del
designer , de Goetzen.
Alla 3° mostra Macef vinse (con pieno merito) il primo premio.

domenica 4 gennaio 2009

Anch'io ho i contatori !

meglio tardi che mai... almeno scoprirò se qualcuno si legge le mie sciocchezzuole, senza fare la fine dei dee jay notturni che si chiedono sempre se qualcuno li ascolta!

venerdì 2 gennaio 2009

Ugo, Ugo, ma chi sei???

Da qualche mese il signor Ugo ci delizia e ci sevizia con le immagini della sua collezione.
Se non sapete di cosa sto parlando lo potete vedere qui .
Peccato che non abbia inserito alcun modo per contattarlo....
Vediamo se questo pubblico appello mi permetterà di scambiare due righe con un SIGNOR collezionista.

sabato 13 dicembre 2008

Caffexpress (LISA)


Tante volte ho esitato: la prendo, non la prendo?
E con regolarità sadica E-bay me la riproponeva a prezzi
variabili.... Ma l'attesa ha permesso al destino di farci incontrare.
Ovviamente ad un prezzo sensibilmente inferiore.


Pur se non in perfette condizioni esterne, internamente
la macchina è integra e la cosa più interessante, è che
il caffè ottenuto è ... incredibile.
Infatti l'anello superiore è collegato ad un peso che va a chiudere
l'orifizio di uscita del nero nettare.


La pressione interna non trova sfogo fino all'apertura repentina della
valvola a peso: ciò crea una preinfusione lenta, seguita ad una vera e propria espulsione
di una crema ben consistente di caffè direttamente nelle tazzine che nel frattempo si sono preriscaldate.
Geniale e ben progettato.
Un anello in gomma evita la fuoriuscita del caffè dal cappello superiore.
Un piccolo mistero è dato dal bicchiere forato che va posto all'interno della caffettiera.
Ho provato a non inserirlo ma il caffè ottenuto non era all'altezza dei precedenti.


La consiglio a tutti quelli che amano l'espresso e la moka in egual misura.

Atomic (6) storia di un restauro

Ed eccoci al termine della mia piccola impresa.
La difficoltà principale è stata quella di reperire un
bricco verosimile.


Il bricco originale era tronco-conico, oppure tondeggiante
ma più alto e stretto rispetto all'altro tipo in mio possesso.
Tra tanti ho scelto questo in quanto la sua forma ben si sposava
con l'Atomic.
Ho ricostruito il manico con tubo autoagglomerante, ed ho lucidato accuratamente il tutto.



Dopo vari test d'assaggio con tipi di caffè diversi e gradi di macinazione diversi,
devo confermare che "gallina vecchia fa buon brodo"...
rispetto al modello più recente, vince su tutti i fronti!
Grazie ancora sig. Robbiati.

domenica 26 ottobre 2008

Sama Milano modello export : un trattore da caffè

Negli anni '70 una piccola azienda di Milano produsse queste macchine espresso adatte ad un uso casalingo .
Ogni più piccolo particolare fu realizzato seguendo principi di praticità e razionalità.
Tanto acciaio inox (compresa la caldaia) dimensioni compatte, e sforzo ridotto per azionare la leva, ne decretarono un discreto successo nel mondo dei "maniaci" del caffè espresso.

Incredibilmente e dopo varie vicissitudini, la stessa macchina con lo stesso nome (export) viene tuttora prodotta dalla Ponte Vecchio di Pavia.
Evidentemente il progetto di base era qualitativamente...perfetto.

Le sue linee squadrate riflettono le tendenze stilistiche di quegli anni.
La griglia superiore funge da scalda tazzina monoposto.


Il controllo visivo del livello: una chicca sempre utile per evitare di mandare in corto circuito la resistenza


Un timer magnetico (in tinta!) da me applicato sul fianco mi avvisa quando la macchina è in temperatura (circa 7 minuti)


Vista dall'alto della razionale disposizione dell'apparecchiatura di erogazione del vapore, per ottenere cremosi capuccini (...soffici...) e della valvola di sicurezza, atta ad evitare sovrappressioni in caldaia.


Dopo quasi un mese dall'acquisto posso finalmente fornire un giudizio oggettivo: questa macchina è veramente un trattore, un' inarrestabile sforna caffè, facile da pulire, resistente all'uso quotidiano, capace di ottimi cappuccini.
Le condizioni generali sono ottime, ero tentato (un giorno lo farò) dal sostituire le guarnizioni del pistone , ma al momento non è assolutamente necessario.

In una prova in parallelo con la Elektra , stesso caffè e stessa macinatura, regge il confronto a livello visivo ed olfattivo, ottenendo una maggior quantità di crema (che fastidio!), perdendo però la sfida nell'assaggio. Vedremo nei prossimi mesi se riuscirò a trovare un buon compromesso tra grado di macinatura e peso di compressione del macinato.

Atomic (5) : storia di un restauro

Ed eccoci arrivati al "famoso" buco.
Non me la sentivo di lasciare l'Atomic così "mutilata".
Ho quindi utilizzato un bicomponente della Pattex per riempire la cavità.

Durante la fase di asciugatura...


... ed a lucidatura effettuata.


Ovviamente non si possono ottenere dei miracoli, ma mi ritengo comunque soddisfatto.

Ed ora? Manca qualcosa? Dovrei aver finito...

Il bricco, no? Ma se un'Atomic prima serie è rara, quanto lo può essere il suo bricco così particolare? Rarissimo.

Ma sto già meditando un rimedio......

venerdì 24 ottobre 2008

Atomic (4) : storia di un restauro

Il tappo di caricamento mi ha impegnato notevolmente:
una delle peggiori catastrofi per chi acquista un'Atomic è il tappo "cementato" al corpo macchina.
Infatti il distacco della parte esterna era dovuto al tentativo maldestro di rimozione del tappo stesso.
Dopo alcune spruzzate di Svitol, ho bloccato la macchina in morsa , ho applicato una pinza grip ben serrata sul corpo del tappo ed ho martellato delicatamente sulla pinza con un martello di gomma, sfruttando l'effetto leva.
Magicamente il tappo ha iniziato a ruotare.....


Dopo aver effettuato una pulizia profonda con acquaragia ho provveduto all'incollaggio delle parti con colla per materie plastiche; dopo 24 ore ho riempiti gli interstizi con Super Attak, comprese alcune fratture radiali.


Quindi ho ripristinato la funzionalità della valvola di sicurezza con del Crc , forzandola più volte in apertura .


Al termine delle summenzionate operazioni , ho ricavato una guarnizione in gomma con un set di fustelle Beta prestatemi da un "amico".


Dopo la lucidatura la macchina sembrava "rinata".


Ore di fatica ben ripagate...


... con il primo caffè di prova.

giovedì 23 ottobre 2008

Atomic (3) : storia di un restauro

Il filtro era ovviamente "usato", anzi usurato.
graffi in gran numero testimoniavano la quantità di caffè fuoriusciti da quei simpatici forellini.
La disposizione dei fori sembra radiale ma in effetti è a croce e non a stella come poi adottato in seguito.


Un'altra differenza rispetto all'altro modello in mio possesso è lo spessore dell'alluminio veramente "generoso" , direi massiccio.


Anche in questo caso la lucidatura è servita principalmente a rimuovere qualche incrostazione.


Però internamente non ho resistito e l'ho lucidato al meglio, essendo la parte a contatto con la polvere di caffè.


Ed eccoci al "pezzo grosso"! Da notare l'assenza del tappo (ne parlerò più avanti).
Un' umida cantina ha probabilmente permesso all'allumino di ossidarsi per benino.


Cominciavo a preoccuparmi...


Le viti in pessime condizioni...
Ho fatto dei tentativi di rimozione della vite centrale per pulire lo screen superiore.
Ho dovuto rinunciare per non rischiare di spezzarla.
Ho quindi eseguito una serie di pulizie interne mediante acido citrico (2) seguite da lavaggi con aceto bianco (3) e svariati lavaggi con agitazione meccanica per aiutare la fuoriuscita delle incrostazioni calcaree.


Le 3 viti di fissaggio del cappello erano anch'esse molto arrugginite e già rovinate nell'intaglio.
Sicuramente (parecchi) anni fa era stata fatta una manutenzione della guarnizione ed era stata sostituita con del Caf (guarnizione liquida)di colore nero.
Che il precedente proprietario lavorasse all'Ansaldo di Monfalcone?
Con un coltellino affilato ho poi rimosso tutte le tracce della guarnizione stracotta ed incollata al bordo dello screen.

Atomic (2) : storia di un restauro

Uno dei grossi dubbi che attanagliano il restauratore è quanto in profondità si debba intervenire.
Bisogna porsi degli obiettivi e soprattutto dei limiti.
E' giusto o no lucidare a specchio una caffettiera con 60 anni di onorata carriera alle spalle?
E' giusto intervenire per ripristinarne la funzionalità a discapito dell'estetica?
Dopo una attenta e meditata valutazione ho deciso di effettuare un ripristino rispettoso e accurato, senza esagerare con la lucidatura.


Per cominciare ho svitato il manico del portafiltro :
la vite in ottone era molto ossidata e la parte in bachelite era porosa e molto sporca.

qualche passata di Duraglit su entrambe le parti et voilà!
Ebbene si, con l'ovattina magica si può pulire anche la bachelite.

Il portafiltro in alluminio si presentava in buone condizioni sia esterne...


...che interne. Mi sono emozionato nel vedere le fresature nella parte cilindrica atta ad accogliere il filtro.


Tanto olio di gomito, qualche crampo alla mano e lana d'acciaio 000 hanno resuscitato il portafiltro

mercoledì 22 ottobre 2008

Atomic (1) : storia di un restauro


Il 18 settembre del 1946 il sig. Giordano Robbiati brevettò un nuovo tipo di macchina percolatrice , una vera rivoluzione per l'epoca. La macchina era costruita in alluminio, tanto alluminio, di dimensioni inusuali , quasi ingombrante.
Subito qualcuno fiutò l'affare e comparvero dei cloni in Austria e più tardi in Ungheria .
La produzione continuò con piccole ma significative modifiche costruttive e funzionali fino al 1985. Poi il nulla.

Il primissimo modello è qui splendidamente rappresenato nello schema descrittivo del brevetto inglese.

Da qualche anno sono il felice possessore di un modello presumibilmente degli anni '70 dotato di lancia a vapore per far schiumare il latte e di barra in ottone blocca goccia.

Domenica scorsa però il mio cuore ha rallentato... sempre di più.... Al mercatino dell'usato, in bella mostra su un tavolone c'era una Atomic prima serie. Brutta , molto ossidata, priva del bricco raccoglicaffè, le viti arrugginite, il tappo di caricamento rotto spezzato in due parti concentriche e bloccato saldamente al corpo (una tragedia!!!), mancante di tutte le guarnizioni e dulcis in fundo , un "buco" di 5 mm di diametro dovuto a mio avviso ad un difetto di fusione.
Ho avuto il mio bel daffare per mascherare la mia gioia assoluta; ma i venditori, due signori anziani molto gentili e comunicativi non erano molto interessati a quel vecchio pezzo di metallo, inutilizzabile per di più.

Il marchio indicato sul cappello recita : Atomic Milano Brev. Robbiati - concessionario Croci.

Il "buco" misterioso

Il tappo veramente mal ridotto.

Il prezzo non è stato un problema, avrei speso 5 volte tanto, ma gli interventi necessari erano parecchi. Quindi mi sono rimboccato le maniche e..... (segue)

mercoledì 1 ottobre 2008

L'Imperial regio Esercito austro-ungarico


Ogni epoca recente ed ogni territorio ci hanno lasciato svariati metodi
e macchinari per estrarre il miglior caffè possibile.
L'Austria era un paese ordinato, fino al 1918.
E negli anni precedenti la Grande Guerra ci fu un solerte addetto ministeriale
che si preoccupò di uniformare anche il metodo di preparazione del caffè.
Queste macchine, realizzate in svariati materiali e con cure costruttive diverse ,
a seconda del grado(sottufficiali o ufficiali o grandi ufficiali)dell'utente finale,
furono prodotte in gran quantità da un nutrito numero di costruttori/artigiani.


Tecnicamente la macchina è ... una moka!
ma come? la grande invenzione del sig. Alfonso Bialetti del 1933...
era già in funzione da più di 50 anni?
Certe differenze sono evidenti, ma il principio (ed il risultato ) è lo stesso.

Il rubinetto ed i manici del fornello sono in osso lucidato a specchio.
La lega è probabilmente composta da un' alta percentuale di argento.

La base è in ceramica bianca priva di marchi.
L'interno, composto da una doppia camera, accoglieva l'acqua necessaria a 2 tazze.

Il marchio dell'esercito KK (kaiserliche und königliche Armee)
è sormontato dall'aquila imperiale a 2 teste.

Una molla impediva allo screen superiore di ruotare, e manteneva il macinato compresso tra i due filtri. Gli accoppiamenti a vite sono... perfetti. Basta una piccola spinta e si avvitano da soli.

La cupola in vetro permetteva di controllare la fuoriuscita del caffè nella seconda camera.

Questo oggetto, cent'anni fa di uso comune (o quasi , visti i prezzi dell'epoca),
è da me oggi venerato ed amato.
dopo svariate ricerche credo di aver individuato il costruttore:
Richard Emmer , Wien.

martedì 23 settembre 2008

Bodum Santos Vacuum System


L'altr'anno trovai al mercatino questa rarità.

La Bodum Santos .


l'acqua, posta nel boccione inferiore va riscaldata fino
a creare la pressione di vapore che permette di risalire al piano superiore..


..per mescolarsi al caffè. Tolta dal fuoco il caffè ridiscende
pronto per essere gustato.

Il filtro è composto da un disco di plastica mantenuto in sede da una molla.

Piccola Santos, ma chi ti comprò in origine?
Un sistema vecchio di 150 anni tuttora valido fu
inutilmente proposto al popolo della moka.


La mia prima Mokina bialetti


Quando mia figlia mi disse : "papà ti ho fatto un regalo.... ti ho preso una caffettiera!", pensai
ad uno scherzo.

Però devo dire che lo scherzo fu gradito.
Una Bialetti fucsia non ce l'ha proprio nessuno!


Grazie ancora stellina mia cara.

Corning Ware 9 cups

A Trieste, in una stradina segreta di un quartiere a me
familiare, c'è un negozio "in conto vendita" dove ho già trovato
qualche gradita sorpresa .

Sabato scorso ho avuto la fortuna di scoprire in mezzo ad un marasma
di piatti, bicchieri e cataste di tazzine, una rarità in condizioni pari
al nuovo.
La Corning Ware produsse questi percolatori dalla fine degli anni '50 fino a tutti gli anni '70.
Particolarmente familiari possono essere le casseruole rivestite con lo stesso materiale
"piroceramico" color bianco latte recanti l'inconfondibile fiordaliso color blu (corn flower).
Talvolta le scoperte sono frutto di errori grossolani.
La pyroceramic fu uno di questi casi: un malfunzionamento di un forno di laboratorio
portò la temperatura da 600 a 900 °C ed il vetro ottenuto raggiunse una compattezza ed una
resistenza agli urti fino ad allora inimmaginabili.
Inizialmente venne utilizzata per ricoprire le testate dei missili balistici, in
gran voga durante la guerra fredda.

Nello specifico questa simpatica caraffa, per come mia moglie
l'ha definita (forse simpatica ce l'ho aggiunto io...), è in grado di preparare da 6 a 9 tazzone di caffè all'americana.
Considerato il fatto che talvolta uso un'altro percolatore dei primi anni del '900 ,
la condanno a riposare in pace, sullo scaffale.

Per i più curiosi ecco una pubblicità del 1967 che spiega
alle giovani mogli come fare una "gran tazza di caffè"...
....proprio come la cognata....
che provassero oggi a fare una pubblicità simile!

La Fontana

A dire il vero non conosco il nome corretto di questa caffettiera
così particolare.


Due recipienti distinti , per permettere di servire il caffè direttamente a tavola, entrambi
in alluminio anodizzato color rame.

Il corpo caldaia presenta un sistema di ritenzione del filtro
quasi unico nel suo genere: due grossi ganci a leva
già visti quali chiusure di barattoli portabiscotti.

La parte interna dello screen superiore ci svela una curiosità:
i fori sono stati tutti ripassati al trapano.
Quale sia lo scopo rimane un mistero.
Ed ecco infine la sorte di quasi tutte le mie signorine.
Servire con cura il loro nuovo padrone!

sabato 13 settembre 2008

La Alpu...ccina

talvolta il noto sito d'aste on-line riserva qualche simpatica sorpresa

Una Alpi puppieni NUOVA, direttamente dagli anni '70.
La scatola profumava di vecchi giornali, e di qualcosa sopito nella memoria...
...profumava di coraggio stilistico!
come poter definire altrimenti una follia tale?
2 lance , una dedicata a far schiumare il latte e l'altra
per l'erogazione del caffè, azionata da una valvola posta
in posizione centrale.
il bricco in ceramica faceva parte della dotazione originale
così come un bicchierino dosatore necessario per preparare
2 o 4 tazze a seconda del filtro impiegato

che dire? come mai non ebbe successo?
perchè le nostre case non pullulano di Alpuccine?
misteri del marketing...
a me piace tantissimo proprio per il suo modo di essere.. diversa.

mercoledì 10 settembre 2008

La LUPA carnica


Anche in vacanza le caffettiere mi perseguitano.

In uno chalet montano, nel cuore della Carnia, mi accingevo
a preparare la colazione quando.... aprendo un'anta di una vetrina ottocentesca...


La LUPA!




Amore a prima vista.

Platonico.

Un crudele destino ci ha separato, anzi, non ci ha mai unito.


Ho ammirato i tuoi tatuaggi...

Mi hai fatto scoprire le tue parti più intime.

ti sei aperta e mi hai svelato le tue recondite qualità

Avrei voluto poter assaporare il tuo nettare.

Ma l'onore mi ha imposto di rispettarti.

Cercherò una tua sostituta. Ma il mio cuore batterà sempre forte per te.

domenica 17 agosto 2008

Stella da viaggio monotazza


La storia
Il fermento di una città e la passione di due persone: da questi ingredienti prende vita la storia di Stella.
Ad inizio del secolo scorso Ferrara è infatti culla di una nuova rinascita industriale di cui Gino Sgarbi e Girolamo Chiozzi approfittano per fondare nel 1924 le Officine Metallurgiche Sgarbi, Chiozzi & C e produrre articoli casalinghi, lampade a paraffina e lampade a illuminazione: nasce il marchio Stella.


Da anni ne cercavo una, consona alla mia collezione.

ed il 15 Agosto l'ho trovata.
Vissuta, con parecchi caffè effettuati, ma integra in tutte le sue parti.
Sono rimasto ,colpito mentre la pulivo a fondo, della cura costruttiva e degli ottimi materiali impiegati. Quanto prima dovrò metterla alla prova.

Incompresa


Talvolta una caffettiera può risultare interessante per le sue forme sinuose, per il design e per la qualità costruttiva in generale. Se a questo sommiamo un prezzo più che onesto, l'acquisto diventa un obbligo.

Ma poi... una volta arrivato a casa ed aver iniziato a pulirla, iniziano i primi dubbi...
assomiglia a qualcosa ... di familiare...

ed infatti mia moglie sentenzia : "ma assomiglia ad un pene!"
e continua : "è la più kitch che ho mai visto!"

Beh, a me non importa.
forse per quel non so che di buffo l'ho presa.

E poi una POF (Pene Orridamente Flaccido) è veramente una rarità....

Il Macinino


A Trieste i più attenti avranno notato un bar insolito... Caffettiere e macchine da caffè in gran quantità fanno bella mostra di sè assieme a macinini e "brustolini" (tosta caffè)

La collezione comprende una serie di piccoli gioielli.


Tutto disposto con ordine e gusto.


Alcune purtroppo risultano incomplete...



A breve farò un servizio dettagliato su ogni singolo pezzo, grazie anche alla disponibilità e simpatia dei proprietari.




giovedì 10 luglio 2008

Orso da 2 tazze



Nel 1859 il signor Orfeo Santini iniziò a produrre lampade ad acetilene in quel di Bondeo (Ferrara).
Nel 1900 i suoi figli , Silvio, Umberto e Palo trasferirono l'attività a Ferrara creando il marchio Aquilas.
Nel 1914 alla morte di Silvio, i suoi figli avviarono una nuova attività a marchio Orso.

Le macchine da caffè Aquilas e Orso sono molto simili.
Qualcuno le confonde pure.



Poi è una questione di gusti, io preferisco le Orso.
Più eleganti seppur costruite con materiali inferiori alle Aquilas.
Il procedimento di estrazione della bevanda è simile a quello che conosciamo tutti ( Moka ), benchè non esistano guarnizioni,
ma una semplice tenuta meccanica tenuta in sede dalla vite superiore.
Non l'ho mai provata, per rispetto ad una anziana signora.

domenica 6 luglio 2008

Bella ma sconosciuta




Stamattina mi sono recato al mercatino delle pulci di Gorizia.
faceva caldo, molto caldo,
ma 7 bancherelle in tutto sono veramente una tristezza....
nonostante ciò questa briccona mi occhieggiava dall'alto di un tavolino.
...e non ho potuto resistere.
La forma ed il tipo di alluminio della parte inferiore mi fanno ritenere che risalga agli anni '60.
una bella pulizia, tanto acido citrico, tanto Duraglit e sarà pronta all'uso.

giovedì 3 luglio 2008


Monsooned Arabica
(homemade translation)
i chicchi di caffè sono di un colore dorato e sono grandi più di 7,2 mm (circa il 90% in più rispetto a un normale chicco). Il tenore di umidità è del 13-14%.
Ha un gusto morbido, è pieno di carattere ed ha un piacevole sapore piccante.
E ' versatile e può essere usato da solo o per la creazione di miscele.
A causa della sua bassa acidità è ampiamente usato per miscelarlo con altri caffè dal Centro America e dall' Africa, per fornire una solida base e per accentuare i sapori di questi ultimi.
Il caffè Monsooned nacque per errore nell'800 , quando, durante i mesi necessari al trasporto via mare dall'India verso l'Europa, l'elevato tasso di umidità unito al vento portò il caffè a maturare dal verde intenso ad un più pallido ed anticato giallo chiaro.
In seguito all'invenzione di più veloci forme di trasporto, oggigiorno i chicchi vengono portati a maturazione disponendoli su grandi vassoi all'aria aperta
durante la stagione dei monsoni (da giugno ad agosto).
I chicchi sono regolarmente scossi e rigirati per da esporli al vento in modo uniforme ,
e vengono così fatti essiccare per due mesi.

Elektra Microcasa a leva (2)

Per una nuova apparecchiatura, la curva di apprendimento
varia a seconda della sua complessità tecnologica .
Oppure, come in questo caso, per il numero delle variabili
coinvolte nel processo.
All'inizio stentavo a crederci.
pensavo bastasse comperare del caffè Illy macinato fine,
ed il gioco era fatto.
Ci ho messo 6 mesi per preparare un caffè discreto, e 2 anni
per un caffè ottimo.
Il primo passo è quello della scelta del caffè.
Io , dopo innumerevoli prove, utilizzo un caffè indiano particolare:
il Plantation gourmet Arabica moonsoned.

mercoledì 18 giugno 2008

Elektra Microcasa a leva (1)


Gli oggetti spesso provocano delle emozioni
Alcuni di essi possono dare forti emozioni..
La Elektra a leva riesce a soddisfare tutti i 5 sensi.

amo le sue forme ed i suoi colori
amo il suono melodioso della lancia a vapore
amo spingere la leva con fermezza verso il basso
amo il profumo del primo caffè estratto
amo la miriade di gusti sovrapposti ma definiti di un doppio concentrato

Chi non ce l'ha non può capire.
cliccate sulla foto se ne avete il coraggio....




domenica 15 giugno 2008

La Vesuviana