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domenica 5 febbraio 2012

Napoletanaquilas


Bella!
Bellissima!
Dopo due giorni di lavoro, sono orgoglioso di presentarvi la Napoletana Aquilas, prodotta a Ferrara dai fratelli Santini.
La solita napoletana?
L'ennesima macchinetta?
Direi piuttosto una versione extra lusso dei primi del '900.
Come di consueto il coperchio andava a coprire la parte inferiore trasformando la caffettiera in una cuccuma.
Le foto sono ben fatte, ma l'emozione di vederla dal vivo è fortissima!
Piccoli particolari denotano una cura veramente certosina.
Le quattro tazze risultano ben evidenti dal numero impresso.
Il becco d'uscita... delizioso!
Si... anche questa macchina prenderà la via di Bologna.
Sigh...
E' stato bello, ma è durato troppo poco!

Restauri! Restauri! Restauri!


Spesso le napoletane antiche erano dotate di un manico in legno.
Molto spesso però il manico non c'è.
Scomparso.
Beh, basta ricostruirlo no?
Ma quando avrete un innesto di questo tipo le cose saranno un pò più complicate...
Allargatelo e sollevate il lembo esterno (delicatamente)
Poi, al tornio che sicuramente avrete in cantina andrete a lavorare il nuovo manico.
In questo caso ho sfruttato la gamba di un comodino abbandonato nei pressi di un cassonetto della Caritas...
Terminata la tornitura avrete la zona dell'innesto più larga, a misura per essere inserita nell'alloggiamento, seguita da una gola più stretta.
Il bordo metallico dovrà quindi essere spinto delicatamente nella gola che avrete creato.
Il passo successivo consisterà nel dare al manico una parvenza di antico: tinture all'anilina, gommalacca, olio di lino, cera d'api... ogni restauratore ha la sua ricetta ed i suoi trucchi segreti.

Una volta asciutto e lucidato, il manico sarà pronto, quindi potrete iniziare a ripulire il metallo, come già ampiamente spiegato nei precedenti post.
Curiosi di vedere il risultato finale?


domenica 29 gennaio 2012

Alessi (3)


Continuo la carrellata di foto del museo Alessi.
Provini in legno, macchine mai prodotte, e persino una macchina per difesa personale dotata di tirapugni!
Ed accanto ad una comunissima Pavoni... cosa vedo...
Tum..Tum....Tum.......... il battito cardiaco rallenta.
UN'ESPRESSINA ELETTRICA!!!!
Ma quante ce ne saranno al mondo?
Perfetta, splendida, quasi.. superba!
Sfortunatamente priva di portafiltro, ma poco importa.
Vista da dietro risulta ancora più affascinante, con quelli snodi.. deliziosi.
Caro Babbo Natale, se proprio non saprai cosa regalarmi...
mi accontenterò di questa (magari completa di istruzioni e scatola).

sabato 28 gennaio 2012

Le istruzioni "Perfecte".


Questa è una delle mie macchine preferite:
complicata, geniale, elegante.
Ne parlai secoli fa (agli albori del blog).
Ed oggi, grazie all'aiuto prezioso di Mik, ecco comparire le istruzioni!
Peccato che comunque non si sappia nulla del produttore.
Ma prima o poi... lo scopriremo!


Nea Lux Perla


In quel di Casorezzo si nasconde una perla rara.
Una macchina anni '50 originalissima.

Buffa, panciuta, una sorta di caraffa decanter.
Chiedo venia per le foto, fatte in fretta ed in condizioni di luce "difficile.


La raffinatezza dello scudetto ci fa ben intuire la clientela alla quale era destinata: la ricca borghesia capace di apprezzare gli oggetti di classe.

Ma guardate che manico!
Deliziatevi gli occhi con la pallina sovrastante il coperchio!
E chiedetevi nuovamente cosa ci facesse una stella di David impressa nel filtro...
Ringrazio F.B. per le immagini... e altro.


venerdì 27 gennaio 2012

il pompaggio ricircolante... italiano




Questa non è una mia macchina...
Certe cose non si trovano in Friuli.
Che io sappia solamente un collezionista ce l'ha,
e chi ha l'occhio allenato capirà subito di cosa si tratta...
Ebbene si; un' Aquilas di Ferrara.
Ma strana.
Particolarissima.
Cosa sarà mai quella cupoletta in vetro?
Sarà mica un oliera?
La cupolina serviva a guardare all'interno.
E i fori ad impedire che, andando in pressione la caldaia, il vapore facesse saltar via il coperchio.
mmm, questo numero sei impresso sull'attaccatura del manico già ci fa intuire la capienza da sei tazze.
La macchina è in latta nichelata.
Primissimi anni del '900.
Orsù, sveliamo il mistero!
Un meraviglioso quanto unico filtro a pompaggio ricircolante.
Oggetto di uso comune oltre oceano, ma qui da noi... no.
Se non sapete di cosa sto parlando, cliccate qui.
Quando acquistate un'automobile usata, la prima azione importante è quella capire di quanti chilometri ha percorso veramente; 
in questo caso... 
... direi almeno 2000 caffè!
Potrà non piacervi.
Potrà non suscitarvi nessuna emozione.
Ma a me è piaciuta molto.
Ed anche all'avvocato......

Zepp-Paris



Certe macchine da caffè possiedono un'anima.
Un'energia intrinseca che dona brividi e sussulti a chi semplicemente le tocca, le accarezza e ne scopre delicatamente le parti intime.

Questa è una di quelle macchine.


Di primo acchito direte: " ma è incompleta! dov'è il bricco?"
Questo è un bel mistero.
Tutte le altre sorelle viste in tanti anni, non ce l'avevano mai!
Alcune presentavano un reggitazza con foro rotondo.
 La base nella parte frontale porta inciso (a bulino!) il produttore a destra, mentre a sinistra la sigla indicante il brevetto privo di garanzia governativa (BreveTE' Sans Garantie Du Gouvernement).
Se poi vi chiederete come mai non è lucida come le altre mie alluminose...
... il motivo è che questo alluminio non è lucidabile!
Pazzesco.
Il manico del portafiltro è l'elemento più caratterizzante: tozzo, buffo, improbabile, eppure funzionale.
Il filtro pur adattandosi "discretamente" è quasi certamente recuperato da un ovetto per le infusioni del the. Nonostante ciò i residui di caffè ci confermano la bontà dell'idea nel suo nuovo utilizzo.
Il portafiltro è unico nella sua concezione: diametralmente opposto agli standard italiani; la guarnizione ce lo dimostra chiaramente.
Il tappo di per sè è una vera opera d'arte, in bakelite pesante.
Non c'è il bricco? 
Qualcosa si trova sempre.
Sembra quasi in sintonia.
La Zepp vi saluta e si congeda da voi, accomodandosi accanto alle sue nuove amiche.
Semplicemente Splendida.

mercoledì 25 gennaio 2012

Luna Press



Rigorosa e stilisticamente spartana, La Luna Press è una macchina simbolo della produzione statale ungherese degli anni '60 e '70.
Dopo anni di ricerche, eccola spuntar fuori dall'ultimo dei posti dove avrei immaginato di trovarla: a casa di un amico!
La base è in ottone cromato, mentre il resto della macchina è in alluminio di buona qualità.
Il bicchiere è provvisto esternamente di un manicotto in plastica per rendere l'impugnatura a prova di ustioni.
L'alimentazione elettrica a 220 V avviene attraverso la consueta spina ovale.
Il tappo di dimensioni generosissime, integra al suo interno la valvola di sicurezza.
Il portafiltro ci svela le centinaia di caffè ivi transitate.
Il filtro in alluminio leggerissimo è un classico austro-ungarico...
...in quasto caso, pur essendo profondo quanto il portafiltro, risulta molto ristretto di diametro: questione di economia domestica? In quelli anni il caffè doveva essere merce preziosa nei paesi del Patto di Varsavia...
Una "pregiata" vite in acciaio fissa lo screen, evitando di arruginirsi, non come le "maledette" viti delle Atomic Robbiati.