Passa ai contenuti principali

GDV Electa

Strano mondo quello delle caffettiere.
Cerchi una macchina per tanti anni e poi magicamente ti appare.
Segnalatami da due amici speciali a distanza di pochi minuti l'uno dall'altro...


Fulgido esempio di caffettiera "impossibile da trovare",
la Electa è uno dei misteri più intriganti: nessuno ne conosce le origini, l'anno di costruzione, il brevetto, il marchio... Nulla.
Nacque prima l'Atomic di Robbiati o l'Electa?
Chi copiò...chi?
Le differenze costruttive con le Atomic in genere e soprattutto le peculiarità saltano subito all'occhio; la parte però più appariscente e visceralmente più coinvolgente è la protezione del manico in plastica nera.
Un'icona del fetish ante litteram.

Quello che colpisce è anche l'armonia in generale della macchina, molto piccola rispetto alle cugine atomiche.
I caratteri molto squadrati del nome "Electa" e la conformazione del marchio me la fanno comunque collocare a cavallo degli anni '50.
Tale datazione risente anche della qualità dell'alluminio, simile a quello impiegato nelle prime Atomic a testa piatta.
Il marchio sarà stato pure registrato, ma qui in Italia le ricerche via web sono quasi impossibili...
Per non parlare del brevetto.
Ebbene si, questa macchina poteva funzionare sia sul fuoco della cucina sia elettricamente, grazie ad una resistenza immersa, a diretto contatto con l'acqua in caldaia.
Purtroppo nel mio caso... in corto circuito, quindi non funzionante.
Potete notare il tentativo, fatto chissà quando, per sostituire la resistenza eseguito con gli attrezzi sbagliati, che ha portato alla frattura di una porzione d'alluminio.
Qui sotto ammiriamo estasiati "sua Maestà" il bricco.
Esiste una perfezione?
Eccola qui.

Ma chi lo disegnò?
Perchè nessuno lo copiò?
L'impugnatura a forma di pinna di squalo è una gioia per gli occhi.
La boccia a servire avrebbe potuto trovare posto in una cucina di design arredata da Franco Albini.
Il tappo di caricamento, posto elegantemente sul lato frontale, ospitava la valvola di sicurezza (tuttora ben funzionante).
L'intelligente alloggiamento, inclinato di 60 gradi rispetto l'asse orizzontale, manteneva la bachelite al riparo dalle fiamme.
Il portafiltro presenta linee rigorose, e incorpora alcune differenze con le già citate Atomic.
La più evidente è il filtro, composto da una semplice retina...
...appoggiata a delle coste a croce che la sostengono.
Questa soluzione non permetteva l'uso di diverse misure di filtro.
La stessa base risulta elegante e sinuosa.
Lo screen è tenuto bloccato da una vite centrale, purtroppo arrugginita e saldata all'alluminio.
Dopo qualche tentativo delicato ho rinunciato a rimuoverla (almeno per ora).
Geniale l'alloggiamento fresato che permette al bricco di rimanere saldamente in posizione.
L'appoggio ergonomico per il pollice denota una cura nel design fuori dal comune per quell'epoca, e lo stesso dicasi per le strisce antiscivolo per le dita lungo tutta l'impugnatura.
Concludo con l'ultimo mistero: un forellino posto sul lato sinistro del cappello, privo di logica costruttiva.
Emozioni fortissime.
Gioia.
Enorme ammirazione.
Estasi stilistica.
Anche in questo caso vi permetto di invidiarmi... tantissimo.

Electa una via, non datur recursus ad alteram

Post popolari in questo blog

Caffè: analisi della mancata evoluzione gustativa italiana (1884-1984)

Voglio sollevare un velo.
Voglio raccontare in breve una storia triste, sotto gli occhi di tutti da fin troppi anni.
E lo farò partendo da una domanda:
perché il caffè-filtro è il metodo di preparazione del caffè più usato al mondo?

Facilità d’uso. Costo dei materiali. Resa gustativa in tazza.

Perché il caffè-filtro è il metodo di preparazione del caffè più usato al mondo.. tranne che in Italia?

Partiamo con un po’ di storia…
Nel 1884 Angelo Moriondo (link)
presenta all’esposizione di Torino (link)
la sua invenzione : una grande  macchina da caffè a pressione di vapore capace di produrre centinaia di caffè all’ora.

Già Loysel nel 1861 aveva tentato la strada della produzione di caffè di massa con il suo enorme e certamente meno pratico percolatore idrostatico.

La differenza nella macchina di Moriondo stava tutta nella spinta del vapore in pressione (circa 1,5 bar) che conferiva al caffè un gusto decisamente nuovo: il sapore amaro e bruciato
Era nato il caffè Espresso.
Questa invenzione rivoluzi…

Sostituire la guarnizione di una caffettiera: il piccolo tutorial

Monitorando le chiavi di ricerca ho notato 2 cose:
tante persone non sono in grado di sostituire una guarnizione (mica siamo tutti esperti manutentori...)tante persone, anzi tantissime, vorrebbero sostituire la guarnizione della MokonaBialetti; il motivo non lo capisco visto che la mia Elektra spara da 4 a 6 caffè giornalieri da più di tre anni, e non l'ho mai sostituita. Possibile che si sia risparmiato anche sulla GOMMA durante la progettazione di quella incredibile macchina ??
Cambiare una guarnizione è molto semplice quando la macchina non è rimasta ferma per tanti anni: si fa leva con un coltellino (attenzione!) , la si toglie tutta intera, e si rimette la guarnizione nuova.
Poi vanno fatti un paio di caffè a vuoto, prima solo con acqua e poi con il caffè, per dare modo alla gomma di modellarsi e fare una buona tenuta.

L'amico Darril mi ha chiesto ieri lumi sulla sostituzione per una Ballarini, e viste le condizioni "granitiche" della mia guarnizione, ho colto la pa…

Come pulire e lucidare una caffettiera : il tutorial

Dopo aver ricevuto l'ennesima richiesta di documentare il mio personale metodo di pulizia delle caffettiere, ecco finalmente un piccolo tutorial.

Attrezzature occorrenti:
Ovatta lucidante Duraglit per metalli e per argentoPaglietta in ferro
Carta assorbente tipo ScottexGuanti in gomma (nitrile)Sapone liquido per piattiAlcool denaturatoStracci puliti
Una dose massiccia di pazienzaQualche litro di olio di gomito
La cavia in questo caso era una Stella anni '50 in discrete condizioni.

Il primo passo consiste nel valutare il grado di ossidazione del metallo e la quantità di grasso che normalmente ricopre le macchine tenute su qualche mensola in cucina.
Nel caso ci fosse uno strato di grasso eccessivo, suggerisco di effettuare più passate di carta assorbente ben intrisa di alcool.
Nei casi più disperati si può ricorrere a diluenti nitro o acquaragia.

Una volta sgrassato le parti si può procedere con la prima passata di ovatta.
Per certi tipi di alluminio preferisco l'ovatta specifica per …