sabato 16 maggio 2009

Atomic, Robbiati e i rompiscatole.


La scorsa domenica, scambiando qualche e-mail con il curatore del sito di
riferimento mondiale per le Atomic (Questo qui) mi chiesi se il sig. Giordano Robbiati
fosse ancora vivo, e in qual caso, se avesse avuto voglia di rilasciarmi una piccolissima intervista.

Effettuai la più semplice ed ovvia delle ricerche, e magicamente comparve il numero di telefono.
A quel punto il dubbio mi attanagliò : chiamare ? Non chiamare?

Chiamai.
Rispose una signora ovviamente scocciata per la telefonata sospetta.
Mi qualificai, e le spiegai che avrei voluto scambiare quattro chiacchiere con il sig. Giordano riguardo la storia complessa ed intricata dell'Atomic.
Mi disse che suo padre era morto nel novembre del 1990.
Mi disse che era stanca e stufa di ricevere continue lettere, e telefonate da tutto il mondo.
Mi disse che, essendo l'attività chiusa da molti anni, non aveva alcun interesse nel ricordare e rivangare il passato.
Provai a dirle che se ci fossimo accordati, avrei potuto richiamarla in un altro momento di suo gradimento.
Mi disse che non voleva parlare del padre e che i ricordi li avrebbe tenuti per sé.
Mi raccontò che il comune di Milano aveva organizzato a sua insaputa una mostra riguardante i brevetti di suo padre; ed aggiunse che se fossi stato veramente un appassionato, avrei dovuto saperlo.
Vista la piega offensiva che stava assumendo la conversazione, mi scusai ripetutamente ed assicurai la signora che non l'avrei mai più disturbata.

A prescindere, comunque, sono molto dispiaciuto di 2 fatti:
  • che il signor Giordano non sia più in vita e non possa godere dell'immensa fama che attualmente le sue opere d'ingegno stanno riscontrando.
  • che piccoli aneddoti e curiosità che avrebbero fatto veramente felici migliaia di appassionati, cadranno per sempre nell'oblio.
Berremo tutti, quindi, dalle acque del fiume Lete, e associeremo solamente un nome di persona ad un pezzo di metallo ben sagomato.


Grazie di nuovo Giordano, e riposa in pace.

venerdì 8 maggio 2009

La misteriosa Aquilas elettrica, fratelli Santini, Ferrara.

Piccola e deliziosa macchina da caffè elettrica, la Aquilas in questione è frutto di una mattinata alquanto fortunata trascorsa al mercatino "il baule del diavolo" che si tiene la quarta domenica del mese a Cividale del Friuli.

Molto belle le superfici nikelate tuttora in ottime condizioni.
La macchina abbisognava di un alimentazione a 125 - 130 V.

Molto particolari i piedini di supporto in bakelite nera.

Ecco una bella veduta d'insieme dei pezzi disassemblati.
Il filtro superiore è in alluminio ( il disco volante con nottolino superiore).

Vista da sotto, la caldaia presenta dei marchi ben impressi.
Qualità dappertutto!

Ed ora un bel mistero storico:
mentre mia figlia lucidava il coperchio in alluminio, un dubbio mi assaliva...
... dove l'avevo già visto?
La risposta ce l'avevo... sulla tavola.
Una incompleta Stella da viaggio attendeva il suo turno di lucidatura.
E la comparazione non lascia dubbi: sono identici.
Stessa cosa per i filtri, con la sola leggera differenza nel tubicino leggermente più lungo per la Stella da viaggio.
Stesso fornitore esterno? Joint venture ? Ferrara non era così grande negli anni '30... Spionaggio industriale?
Chissà se qualche estense di buon cuore mi farà capire cosa successe ?
Certo è che nel '35 la Stella rilevò l'attività della Aquilas, come già raccontato QUI .
Forse quindi, per qualche anno, venne mantenuta la produzione dei 2 marchi.

giovedì 7 maggio 2009

Gli amici Finlandesi

Un saluto dall'Italia agli amici caffè-dipendenti del nord.
Spero che la traduzione automatica di Google sia stata gradita.
Per tutti gli interessati il link del forum è : http://www.ristretto.fi/

mercoledì 29 aprile 2009

Faemina Baby, storia di un piccolo restauro (2)

Nel novembre del 1957 il Sig. Pietro Papetti presentò per conto delle Officine Faema domanda di brevetto europeo.
Il brevetto francese n° 1186666 A47J oltre a ben rappresentare il principio di funzionamento della macchina, ci fa scoprire la sua simpatica denominazione: "Macchina per la preparazione della crema-caffè ad uso domestico" .

Nel disegno si possono notare le impugnature sferiche, a conferma che tali erano nei primi modelli. Successivamente, pur mantenendo la verniciatura martellata verde, vennero adottate le impugnature a oliva, sempre in bakelite; il portafiltro venne alleggerito ricavando 2 ampie finestre sul corpo; sotto la base vennero sistemati 4 gommini antiscivolo.
(foto gentilmente fornita dalla rete).


Il restauro non poteva dirsi completo se non dopo aver ripristinato la funzionalità della guarnizione al 100%.
Il primo tentativo, il più logico, fu quello di scrivere alla Faema, chiedendo la disponibilità del ricambio.
Dopo qualche giorno fui chiamato e mi venne dato il numero di una ditta che si occupava della produzione delle macchine casalinghe.
Risultato? Ovvio: migliaia di macchine prodotte, decine in vendita all'asta ogni mese, e nessun ricambio disponibile, neanche a pagarlo oro.

I primi tentativi furono imbarazzanti...
Macinatura del caffè ottimale, compressione del caffè nel filtro adeguata ( circa 10 kg ), pressione sulle leve come da calcoli...
Risultati :
  1. effetto brodaglia con poca pressione sulle leve.
  2. effetto champagne con fuoriuscita dell'acqua dal portafiltro con media (1,5 - 2 Kg) pressione sulle leve.
Rripetutamente cercai di adattare degli anelli o-ring al lato superiore della guarnizione, ma la tenuta sulle pareti del filtro non era mai sufficiente.
Così con pazienza "olimpica" riuscii a togliere la guarnizione dalla sua sede per cercare un ricambio in qualche negozio di pompe idrauliche.


Ma poi, 2 giorni fa, ho visto un video che mi ha illuminato la "strada delle semplici soluzioni".
E devo ringraziare un vero e proprio "guru" americano di questo.

Un elastico in gomma di 3 cm di diametro e 2 pezzi di nastro adesivo opportunamente ripiegati hanno riportato in vita un importante pezzo di storia italiana, di design, di ingegno e di quel pizzico di follia che permette, a chi osa, di vincere le grandi sfide.
Non ho documentato fotograficamente la modifica, anche per non togliere all'amico americano la gioia di vendere le sue guarnizioni create in esclusiva.

martedì 28 aprile 2009

Faemina Baby, storia di un piccolo restauro (1)

In ogni collezione di macchine da caffè non dovrebbe mai mancare la qui
presente Baby Faemina.
Ed infatti dopo anni di ricerche ho coronato il mio sogno :
ad un prezzo più che onesto, sono riuscito ad aggiudicarmi sul noto sito d'aste on-line il primissimo modello con stampigliato sulla base il n°progressivo 798.
Grande successo hanno i modelli più recenti,sicuramente più accattivanti esteticamente, ma privi di quella poesia costruttiva, anche ingenua e "casareccia", di una prima serie.

Il primo passo è stato quello di rimuovere il perno di fissaggio delle due leve al corpo in lega, verniciato con Hammerite verde martellata... proprio come i vecchi torni o le vecchie frese industriali.
Il pistone sembrava quello di una moto...

Le palline in bakelite tendevano a ruotare, quindi ho ricoperto i filetti con del nastro in teflon.
E' stato sufficiente un giro di nastro per fissarle perfettamente
Il materiale delle leve e la finitura superficiale mi ha sorpreso molto:
una lama ripiegata ad "U" in una lega ferrosa leggermente ruvida e scabrosa sui lati esterni, probabilmente nikelata o cromata.


Il filtro ci ricorda che la macchina è brevettata, in Italia nel novembre del 1956, con brevetto aggiuntivo nel gennaio del 1957, e con brevetto europeo FR1186666A pubblicato il 31 agosto 1959, ma di quest'ultimo parleremo in separata sede...

Il pistone presentava una guarnizione leggermente usurata ma ancora ben elastica ed un corpo in alluminio in buone condizioni.

Visto dall'altro lato si possono notare i residui del grasso originale frammisti a piccole scorie metalliche createsi con lo strofinio dei metalli a contatto.

Le leve disassemblate rendono ben intuibile l'enorme pressione esercitabile
sul cielo del pistone con un minimo sforzo.
Applicando il principio di Archimede sulle leve, e considerando le dimensioni ragguardevoli dei bracci, esercitando una forza di soli 1,5 Kg su entrambe le impugnature, otteniamo una pressione nel cilindro di 9 Kg, ottimale per estrarre la vera "crema di caffè".


Dopo la lucidatura delle parti metalliche non ho resistito ed ho testato la macchina con del caffè macinato moka... un brodo schifoso, presagio di quello che avrei passato in seguito (continua...).

domenica 26 aprile 2009

RO-RE (Paradiso) pronta al decollo...

Recarmi al mercatino delle pulci odierno è stata una vera sfaticata.
Ma ne è valsa la pena.
Su tavolo di uno dei miei "pusher" preferiti, sonnecchiava codesta meraviglia, assemblata in modo ignobile tale da renderla irriconoscibile.
Ma invece la conoscevo bene, la briccona.
Vista ed ammirata in via Conti, a Trieste, nella vetrina impolverata di un tecnico riparatore di macchine da bar, nella versione svizzera Paradiso - Zappia di Lugano, visibile qui in un simpatico blog..


Forme inusuali e ben distinte dalle altre marche la rendono unica, oggetto di culto tra gli appassionati di design della "space age".
Difatti la somiglianza con una navicella spaziale potrebbe far pensare di avere di fronte un prodotto di tecnologia aliena.
Chissà chi copiò chi: gli italiani o gli svizzeri ?


Ottime cromature e spettacolari accoppiamenti le faranno meritare un posto d'onore nella mia collezione.
E forse uno di questi giorni la metterò alla prova...

mercoledì 22 aprile 2009

La Lupa Express

L’anno scorso mi ero già occupato della sorella maggiore in questo post.

E ieri, dalla provincia di Siena, mi è arrivata questa simpatica versione ridotta.



L’esterno presentava di primo acchito due evidenti deformazioni sul coperchio; inoltre la decalcomania era staccata in più punti e c’erano dei graffi più o meno evidenti su tutto il corpo.



Non appena aperta però… nuova intonsa! Nessuna traccia di calcare, filtro perfetto,

e guarnizione (ovviamente) secca e crepata.

Dopo 1 ora di pulitura gentile, ecco il risultato: riportata a nuovo con lucidatura a specchio.



Chissà da dove proviene in origine. Non sono riuscito a scoprirlo nemmeno negli anfratti della rete.

Certo è che la Lupa appartiene alla simbologia romano-fascista; non credo che nell’immediato dopoguerra qualcuno potesse mantenere un simile marchio.



Le coste esterne al cilindro principale la fanno assomigliare ad una colonna antica.

Lo screen superiore è profondamente solcato da una croce, altra simbologia presente anche

nelle caffettiere “La Signora”.



Tecnicamente si può notare il tappo svitabile, presente anche nel modello a due tazze da me

recensito in questo post.

La sua funzione rimane per me un vero mistero; forse potrebbe servire per effettuare una pulizia accurata del camino, ma comunque nella pratica quotidiana non ha senso.



Il collezionismo malato

Negli ultimi mesi mi è successo per ben tre volte: mi aggiudico un asta, oppure trovo su un sito di vendita un vero affare e attivo la proce...