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The Baker coffee maker: a scientific kitchen utensil




Nel meraviglioso universo delle apparecchiature destinate alla creazione del magico infuso (il caffè), la Baker merita a mio avviso un posto d'onore.

Non è bella.
Non è tecnologicamente avanzata per l'epoca.
Non è costruita con materiali pregiati.

E' pragmatica, senza fronzoli o orpelli.
Semplice da usare.
Funzionale.
E credetemi, non è cosa di poco conto...
La confezione ben riflette lo spirito costruttivo generale:
foglio d'istruzioni? No grazie, la stessa scatola diventa istruzioni e pubblicità, una volta esposta in un negozio.
Come sempre consiglio lo studio della lingua inglese per poter apprezzare appieno queste immagini.
Per i pochi che a scuola hanno studiato altro, o non hanno imparato nulla, voglio tradurre una piccola significativa parte:

Le uova utilizzate per far depositare il caffè (macinato) sigillano le cellule oleose, impediscono il rilascio della completa "forza" del caffè e non aggiungono nulla all'aroma.
Il caffè fatto senza uova quindi è più economico (l'uovo costa!).
La caffettiera Baker chiarifica il caffè.

 Uova?

Alzi la mano chi sa di cosa stiamo parlando.
In realtà è una tecnica antica per far depositare i fondi del caffè  senza alcun altro metodo di filtraggio.
Nasce probabilmente in Scandinavia e Norvegia nei primi anni dell'800, per poi diffondersi negli Stati Uniti con le immigrazioni. Veniva chiamato anche "il caffè del raduno ecclesiastico" perchè si utilizzava per grandi quantità di infuso.
In un pentolone si aggiungeva il caffè e uno o due uova strapazzate, compreso il guscio (!!).
Durante la bollitura l'uovo catturava tutto il caffè macinato, creando una sorta di malta vischiosa che si depositava sul fondo del pentolone.

Lascio a voi ogni giudizio e commento in merito.
Le istruzioni ci avvisano che... una bella pulizia saltuaria con la soda, ed il vostro caffè sarà sempre "dolce" e "pulito".
E quindi finalmente ecco a voi la "favolosa Baker" (citando il famoso film del 1989).
E' un bidone di latta stagnata.
Il manico è removibile, per contenere gli ingombri della scatola.
In rilievo vediamo il nome e la data del brevetto (potevano anche scriverci il n°... mi avrebbero risparmiato un bel pò di tempo in ricerche.)
Il manico è di legno verniciato.
E sul fondo... un oggetto strano.
Molti avranno già capito.
E' uno sfiato, per permettere all'aria di entrare dopo aver rovesciato la Baker ed averla posizionata sopra la caffettiera a servire.

Altrimenti, creandosi il vuoto all'interno, la percolazione sarebbe stata estremamente lenta, regalando una nota amara al caffè.

Il collezionista poco attento potrebbe paragonarla ad altre caffettiere francesi dei primi anni dell'800, ma proprio questa valvola fa la differenza!
Il filtro a sacchetto...
...ed il suo supporto.
Notate il tramezzo per aiutare l'estrazione dal corpo macchina.
Il caffè veniva posto assieme all'acqua (calda o fredda) all'interno della caffettiera, poi una volta tolta dal fuoco, si inseriva il filtro, si rovesciava la caffettiera, e si premeva lo sfiato. Pronto il caffè!
Ehm.. mi scuso ma non avevo un bricco delle dimensioni corrette, ma almeno vi farete un'idea.
Il brevetto di Thomas Baker mostra la caffettiera in sezione e soprattutto il particolare dello sfiato.
Qui sotto notiamo una cameriera mentre preme il "magico nottolino".
Un dollaro del 1902 è pari a circa 28 dollari odierni.
Mi sembra un prezzo molto onesto!
I fratelli Baker, Thomas e William, erano inoltre proprietari della celeberrima torrefazione 
Barrington Hall a Minneapolis.
Nella pubblicità qui sopra potrete scoprire le mirabolanti caratteristiche del caffè "Bakerizzato", cioè macinato con mole di acciaio, una vera rarità per l'epoca.

Ma di questo ne parleremo (forse) un'altra volta. 

BAKER!
BAKER!
BAKER!


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