domenica 23 ottobre 2016

Snider Milano, via Fiamma 19


Pubblico l'intervista al sig. Grilli di qualche mese fa.
Rimango a disposizione della famiglia Snider per eventuali rettifiche e precisazioni.
Per ulteriori informazioni sulla Snider - Edisonia vi invito a leggere con estrema attenzione il post di Pootoogoo che mette finalmente in chiaro un mistero dei primi anni del '900.


Sono Roberto Grilli, e sono nato a Milano nel 1949.
Mio padre Alfredo, classe 1911 era Capo officina alla Snider.

Costruivano le macchine da caffè partendo da zero, lavorando le lastre di lamiera e di ottone cromato.
La Snider produceva macchine da caffè da bar da 2 fino a 5 gruppi.

La fabbrica chiuse i battenti nel 1959, fallita a causa di lotte interne alla successione: Guido Snider aveva 4 figli e una delle figlie pretese la liquidazione di crediti non riscossi portando la ditta al fallimento.

Guido Snider aveva due grandi passioni: i quadri antichi e la fotografia di fine 800 inizi 900, e pagava qualcuno per farsi aiutare nella ricerca e la gestione dei dipinti.

Noi abitavamo in via Fiamma 19: al piano terra c'erano le officine e nei piani superiori gli uffici e gli appartamenti.Guido durante la seconda guerra mondiale si ruppe una gamba perchè doveva trasportare farina per il mercato nero.
Acquistava anche i bossoli in ottone dai tedeschi per poi utilizzarli nella costruzione delle sue macchine.
Era un pò come Paperon de Paperoni: stava attento a tutto, in special modo ai soldi. Quando mangiava il pollo faceva sempre la conta delle ossa per verificare se aveva mangiato tutto...
Prima della guerra frequentava sempre le fiere, ricordo che mi raccontava di Berlino, e anche in trasferta non perdeva mai l'occasione di fare affari sottobanco e intrallazzi vari.
Snider era probabilmente un cognome tedesco (Schneider in tedesco significa sarto); la madre di cognome si chiamava Cairo.
Noi abbiamo continuato ad abitare lì e siamo rimasti fino al 1993.
Ricordo che Guido ottantenne veniva a trovarci dopo la sua passeggiata serale e poi rimaneva a chiacchierare fino alle 2 del mattino.
Mia madre era come una sua figlioccia, infatti abitava lì dal 1928.
La casa venne bombardata, ma i danni furono irrilevanti: nonostante ciò Guido cercò di ottenere rimborsi sostanziosi portando all'ufficio competente un pezzo di una bomba esageratamente grande prelevata chissà dove per dimostrare i danni subiti... lo cacciarono spiegandogli che con quella bomba non sarebbe rimasto più nulla del suo edificio.
I figli di Guido si chiamavano Aurelio (Nene), Guido Junior (Dodo), Bianca Maria (Mary), e Adele (Rosy).
Aurelio si nascose per un perido a casa nostra dopo l'aprile del 1945, braccato dai partigiani, perchè durante l'occupazione tedesca aveva fatto il bookmaker abusivo di scommesse ippiche per il generale Wolff.


 


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