Girovagando senza meta, mi sono imbattuto nello stand della Bunn;
seminascosto, quasi "oscurato" dagli spazi "ingombranti" della Cimbali e della Illy, esponeva una serie di macchine molto apprezzate nel mondo anglosassone.
Ed in bella evidenza c'era una macchina "diversa".
La Trifecta.
Per una spiegazione rapida (in inglese)cliccate qui.
La Trifecta è, nel linguaggio degli ippodromi d'oltreoceano, una scommessa cumulativa tra più persone con l'intento di indovinare l'ordine di arrivo esatto dei primi tre cavalli di una corsa.(da noi in Italia è più comunemente conosciuta come "Tris")
Una scommessa, quindi, per la Bunn, nella ricerca di automatizzare e di rendere commerciale ciò che molti fanno in casa con la Aeropress.
Di fatto, in base al caffè prescelto si può modificare tutta una serie di parametri, creando una "tazza" personalizzata ed unica.
Si può stabilire la quantità di acqua, del caffè macinato, i tempi della preinfusione, della "macerazione", la forza della turbolenza d'aria per il rimescolamento, la pressione dell'aria per estrarre la bevanda.
Un microfiltro permette l'emulsione della parte "grassa" del caffè.
Ecco il risultato: una tazza di circa 80-100 cc di caffè chiamato (qui in Italia) quasi con disprezzo "all'americana", o "annacquato" o "brodo".
In quattro giorni avrò bevuto almeno 60 caffè assaggiandoli qua e là (..ne pago ancora le conseguenze...) e non ho alcun dubbio nell'affermare che questo caffè è stato in assoluto il migliore di tutta la Triestespresso 2012.
Che aromi! Che profumi! Lo zucchero... inutile.
E dopo 5 minuti... un retrogusto assolutamente paradisiaco.
Quanta ignoranza e quanti condizionamenti mentali impediscono la diffusione di questi prodotti!
Giulia si occupa della commercializzazione delle Bunn in tutta Europa, ed è entusiasta, competente e preparatissima.
Lo stand Dalla Corte mi è piaciuto molto, minimalista, con le macchine vere protagoniste.
Geniale il sistema di connessione con i macinini, e di regolazione automatica della macinatura!
Altri produttori erano più appariscenti, ma questo abbondare di "lucine, lustrini e paillettes" sta omologando ed appiattendo lo stile, svilendo la voglia di sperimentare (nonostante ciò sono tutti convinti di produrre la migliore macchina in assoluto nel rapporto costi / prestazioni...).
La Goppion propone una nuova cura... concordo appieno!
Barattoli e vassoi... tra 50 anni saranno ricercatissimi (fate incetta!)
Di macchinette cinesi a capsule ce n'erano a centinaia, tutte uguali, tutte anonime, eppure... vendutissime.
Sono un pò come i surgelati: comode, costanti.. poco care (ma la capsula...costa e in un anno son dolori!).
Bella la pubblicità della Zicaffè: mi spiace ma non avevo il filtro polarizzatore..
Anche in questa occasione la presenza femminile è stata di altissima qualità...
...la Signora qui sopra si merita un 10 e lode...
...ma in questo caso non riesco ad essere obiettivo dato il mio coinvolgimento sentimentale! :-)
L'omino Lucaffè in tre versioni sempre più divertenti...(!)
Se un giorno vi capitasse di visitare il Museo della Tecnica di Vienna, potreste imbattervi in questa strana mongolfiera.
Un fulgido esempio di applicazione artistica del metodo "vacuum" verticale.
Il 2 settembre del 1841 Madame Vassieux Marie-Fanny-Ameline, residente a Lyon (37, rue de l'Arbre-Sec, Rhône)
presentò domanda di brevetto per una caffettiera a suo tempo veramente rivoluzionaria:
l'applicazione del concetto dell'aspirazione a vuoto per la preparzione del caffè.
Oggi quel che rimane dell'abitazione della Vassieux è qualche finestra murata, in un vicoletto.
La Mongolfiera ha un doppio rubinetto, per l'erogazione del caffè (in basso) o dell'acqua calda per preparare il the.
Davanti e dietro si notano due scomparti (the e caffè?) e due anelli che probabilmente venivano utilizzati per trasportare la macchina oppure per appenderla (ma con soli 2 punti di appoggio è inverosimile..)
Sul coperchio notiamo quello che sembra essere il simbolo della corona Asburgica, ma le ali e la coda sono abbastanza diverse; inoltre sembra avere in mano due spade o una spada ed un bastone (molto simile all'aquila simbolo della città di Colonia).
Se qualche esperto di araldica potesse darmi un suggerimento gliene sarei grato..
Qui sotto si può notare il sistema di aggancio della parte superiore (il pallone) a quella inferiore (la caldaia): mediante le due alette si avvitava un sistema ad espansione atto a garantire la tenuta tra i recipienti.
Semplicemente meravigliosa.
Se ne avete una in casa e vorreste vendermela, sarei disposto a pagarla anche 50 euro..
Facciamo 60?
Si ringrazia il sig. M.J. di Vienna per le foto, mentre NON si ringrazia il Museo per la mia richiesta d'informazioni alla quale non si sono degnati di rispondere.
Peccato per il banchetto molto "triste": ci voleva un venditore Rasta con le musiche appropriate!
Per oggi rimedio io.
Anche il Mumac ha fatto la sua bella figura grazie alla presenza del grandissimo Enrico Maltoni, e perchè no, di alcune macchine molto belle.
Termino questo post con il logo della bresciana Lucaffè: il disegno è ben fatto. dovrebbe ispirare simpatia.. dovrebbe far venire voglia di bere un caffè... eppure, mi mette a disagio. gradirei qualche commento in merito per capire se sto diventando paranoico. (segue)
Me la vedrei bene sul bancone di un bar cubano, mentre prepara un espresso al pescatore Ernest...
Questo era lo stand Elektra: niente megaschermi, computers Apple, fari da 3000 watt, schiere di fotomodelli vestiti Armani, o neomaggiorenni in minigonna e tacchi vertiginosi.
Solo macchine... perfette.
Una di queste è sufficente per arredare mezzo bar.
Chiaramente ci vuole il bar appropriato..
Se poi cercate la macchina pratica, "intelligente" troverete anche quella.
La Divisione Casa.. bellissime, perfette, diverse dal solito "cubo".
La Semiautomatica poi.. "m'ha rubato il cuor".
E di fronte.. lo stand Sandalj, meta costante per dosi massicce di Blue Mountain.