Dal 1837 al 1901 la regina Vittoria regalò ai suoi sudditi un nuovo stile di vita, ricco di regole e limitazioni. Anche la moda ne risentì, come la forma degli oggetti di uso comune.
The common perception of the period is the Victorians are “prudish, hypocritical, stuffy, [and] narrow-minded”.
This perception is (as most periodic generalizations are) not
universally accurate, and it is thus a grievous error to jump to the
conclusion that a writer or artist fits that description merely because
he or she wrote during the mid to late 19th century. However, it is
also true that this description applies to some large segments of
Victorian English society, particularly amongst the middle-class, which
at the time was increasing both in number and power. Many members of
this middle-class aspired to join the ranks of the nobles, and felt
that acting “properly,” according to the conventions and values of the
time, was an important step in that direction. (fonte http://faculty.unlv.edu/kirschen/handouts/victorian.html)
La percezionecomunedi quel periodofu che i vittorianierano "pudici,ipocriti,soffocanti,[e]di mentalità ristretta".Questa percezione(come la maggior partedelle generalizzazioni)non èprecisa,ed èquindi ungrave errore quello di saltarealla conclusione cheuno scrittoreo un artista adatti questa descrizionesoloperché lui olei lo scrissedurante lametà e la finedel 19 ° secolo.Tuttavia, èanche vero chequestadescrizione vale peralcuni grandisegmenti dellasocietàvittorianainglese,in particolare nellaclasse media,cheall'epoca erain aumentosia innumero sia in potenza.Moltimembri di questaclasse mediaaspiravano aentrare nelle filadei nobili,e pensavanoche agire"correttamente",secondo le convenzionie i valoridel tempo,sarebbe stato unpasso importantein questa direzione.
Questa bella caffettiera di dimensioni ragguardevoli (almeno due pinte di capienza) è arrivata "espressamente dall'Inghilterra" tramite il solito sito d'aste.
Grossa, pesante, allegra!
Un solo offerente, che fortuna!
Sul coperchio un incrocio tra una fragola e una ghianda...
..sul manico i consueti anelli in ceramica per ridurre il calore trasmesso ( e per preservare le pudiche manine che l'avrebbero utilizzata ).
Fiori e foglie incise in gran profusione.
Molto vittoriane!
Il coperchio calza a pennello sia sopra il filtro che direttamente sulla macchina: in questa conformazione diventa davvero buffa!
Filtro sottile e diffusore ci fanno capire in maniera inequivocabile che ci troviamo di fronte ad una caffettiera .
Un giorno farò la ricerca sul marchio, nel frattempo la userò e sorseggerò qualche buon caffè..opulento.
Nel meraviglioso universo delle apparecchiature destinate alla creazione del magico infuso (il caffè), la Baker merita a mio avviso un posto d'onore.
Non è bella.
Non è tecnologicamente avanzata per l'epoca.
Non è costruita con materiali pregiati.
E' pragmatica, senza fronzoli o orpelli.
Semplice da usare.
Funzionale.
E credetemi, non è cosa di poco conto...
La confezione ben riflette lo spirito costruttivo generale:
foglio d'istruzioni? No grazie, la stessa scatola diventa istruzioni e pubblicità, una volta esposta in un negozio.
Come sempre consiglio lo studio della lingua inglese per poter apprezzare appieno queste immagini.
Per i pochi che a scuola hanno studiato altro, o non hanno imparato nulla, voglio tradurre una piccola significativa parte:
Le uova utilizzate per far depositare il caffè (macinato) sigillano le cellule oleose, impediscono il rilascio della completa "forza" del caffè e non aggiungono nulla all'aroma.
Il caffè fatto senza uova quindi è più economico (l'uovo costa!).
La caffettiera Baker chiarifica il caffè.
Uova?
Alzi la mano chi sa di cosa stiamo parlando.
In realtà è una tecnica antica per far depositare i fondi del caffè senza alcun altro metodo di filtraggio.
Nasce probabilmente in Scandinavia e Norvegia nei primi anni dell'800, per poi diffondersi negli Stati Uniti con le immigrazioni. Veniva chiamato anche "il caffè del raduno ecclesiastico" perchè si utilizzava per grandi quantità di infuso.
In un pentolone si aggiungeva il caffè e uno o due uova strapazzate, compreso il guscio (!!).
Durante la bollitura l'uovo catturava tutto il caffè macinato, creando una sorta di malta vischiosa che si depositava sul fondo del pentolone.
Lascio a voi ogni giudizio e commento in merito.
Le istruzioni ci avvisano che... una bella pulizia saltuaria con la soda, ed il vostro caffè sarà sempre "dolce" e "pulito".
E quindi finalmente ecco a voi la "favolosa Baker" (citando il famoso film del 1989).
E' un bidone di latta stagnata.
Il manico è removibile, per contenere gli ingombri della scatola.
In rilievo vediamo il nome e la data del brevetto (potevano anche scriverci il n°... mi avrebbero risparmiato un bel pò di tempo in ricerche.)
Il manico è di legno verniciato.
E sul fondo... un oggetto strano.
Molti avranno già capito.
E' uno sfiato, per permettere all'aria di entrare dopo aver rovesciato la Baker ed averla posizionata sopra la caffettiera a servire.
Altrimenti, creandosi il vuoto all'interno, la percolazione sarebbe stata estremamente lenta, regalando una nota amara al caffè.
Il collezionista poco attento potrebbe paragonarla ad altre caffettiere francesi dei primi anni dell'800, ma proprio questa valvola fa la differenza!
Il filtro a sacchetto...
...ed il suo supporto.
Notate il tramezzo per aiutare l'estrazione dal corpo macchina.
Il caffè veniva posto assieme all'acqua (calda o fredda) all'interno della caffettiera, poi una volta tolta dal fuoco, si inseriva il filtro, si rovesciava la caffettiera, e si premeva lo sfiato. Pronto il caffè!
Ehm.. mi scuso ma non avevo un bricco delle dimensioni corrette, ma almeno vi farete un'idea.
Il brevetto di Thomas Baker mostra la caffettiera in sezione e soprattutto il particolare dello sfiato.
Qui sotto notiamo una cameriera mentre preme il "magico nottolino".
Un dollaro del 1902 è pari a circa 28 dollari odierni. Mi sembra un prezzo molto onesto!
I fratelli Baker, Thomas e William, erano inoltre proprietari della celeberrima torrefazione
Barrington Hall a Minneapolis.
Nella pubblicità qui sopra potrete scoprire le mirabolanti caratteristiche del caffè "Bakerizzato", cioè macinato con mole di acciaio, una vera rarità per l'epoca.
Il 21 dicembre 1866 l'ing. architetto Valle Gaudenzio presentò la richiesta di Privativa Industriale per la sua "Scatola Idrofiammifuga",
e sucessivamente pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n° 119 del 30 aprile 1867.
Una scatola "magica".
Tutta in ottone.
Elegantissima e fornita in origine di una splendida e pratica valigetta da viaggio.
Ovviamente stiamo parlando di una macchina da caffè.. ...extra lusso.
Il funzionamento è il classico sistema "a vuoto" con passaggio da un recipiente all'altro.
Per isollevare una macchina così pesante ci voleva un'impugnatura speciale: ecco quindi il massimo dell'ergonomicità unito ad uno stile impeccabile: una maniglia a 4 dita (medio ed anulare all'interno, indice e mignolo all'esterno, in appoggio sui "cornetti").
Il rubinetto presenta le estremità in avorio per impedire le scottature.
I cassettini ospitavano il caffè e gli "zolfanelli fulminanti" per una pratica accensione.
Il bruciatore è forse la parte che mi ha maggiormente emozionato.
Magari un giorno lo descriverò in dettaglio, ma sappiate che non ho mai visto niente di simile.
Ringrazio Franco Balzarotti per aver voluto condividere con tutti noi una tale meraviglia.
(L'uso delle immagini rimane comunque normato dall'art. 2 della
Convenzione di Berna del 9 settembre 1886 (nel testo riveduto con la convenzione
di Bruxelles del 26 giugno 1948) resa esecutiva in Italia con L.16 febbraio
1953, n. 247)