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venerdì 12 settembre 2014

Saret Torino

I piccoli mercatini dell'usato, quelli poco publicizzati, spesso regalano sorprese inaspettate.
La Saret è una di queste.
Mai avrei pensato di trovare una caffettiera a pompaggio ricircolante oltre alla Strua o all'Aquilas (già viste in altre collezzioni).
Figuriamoci se pensavo di trovarne una anni '50 usata un'unica volta?
Cromature perfette, plastiche come nuove (ovviamente non era così all'acquisto, ma oramai in poche ore concludo quasi tutti i miei restauri).
All'interno del tappo ho trovato la traccia inequivocabile di un tentativo di preparare un caffè: un pò di polvere mummificata.
Un tentativo e via in cantina!
Passare dalla Moka al caffè ricircolato... un vero trauma.
Possiamo apprezzare lo splendido filtro, costruito con cura e..
..dotato di tre supporti di rinforzo.
I fori radiali della base consentono il fluire del liquido fino al centro.
Dopo tanti anni gioisco ancora quando trovo queste rarità.
Buon segno, direi.

venerdì 21 febbraio 2014

Ferro smaltato




Dopo anni e anni di ricerche, libri, brevetti, foto delle collezioni altrui, pubblicità d'epoca, 
il collezionista medio crede di aver visto "già tutto".
Dipende.
Dipende dalla tipologia della collezione.
Se collezioni Ferrari o Maserati, nulla potrà stupirti (salvo i prezzi...).
Se collezioni caffettiere e macchine da caffè da casa invece...
...ogni settimana potrai scoprire qualcosa di nuovo.
Qualcosa di "mai visto prima" o "mai immaginato".
Il collezionismo delle caffettiere ti regala questo brivido: è un mondo sterminato, anzi un universo.
Chi mai avrebbe potuto immaginare una macchina da caffè elettrica, anni '30 in ferro smaltato?
Forse la Signora Liliana di Reggio Emilia, che dopo averla trovata ha voluto farmene dono.
E come un bambino, la notte di Natale, ho aperto il pacco inaspettato ed ho pianto di gioia.
La gioia vera di poter toccare con mano una tale rarità.
I piedini in legno, il filtro artigianale, i numerini del voltaggio scritti a mano, lo smalto color panna...
Brividi.....
Come spesso accade non compare alcun marchio.
Poco importa...
Rimarrà per sempre nota come "la macchina da caffè in ferro smaltato".
(grazie Liliana...)

sabato 8 febbraio 2014

Opulenza vittoriana


 Dal 1837 al 1901 la regina Vittoria regalò ai suoi sudditi un nuovo stile di vita, ricco di regole e limitazioni.
Anche la moda ne risentì, come la forma degli oggetti di uso comune.
The common perception of the period is the Victorians are “prudish, hypocritical, stuffy, [and] narrow-minded”.  This perception is (as most periodic generalizations are) not universally accurate, and it is thus a grievous error to jump to the conclusion that a writer or artist fits that description merely because he or she wrote during the mid to late 19th century.  However, it is also true that this description applies to some large segments of Victorian English society, particularly amongst the middle-class, which at the time was increasing both in number and power.  Many members of this middle-class aspired to join the ranks of the nobles, and felt that acting “properly,” according to the conventions and values of the time, was an important step in that direction. 
(fonte http://faculty.unlv.edu/kirschen/handouts/victorian.html)


La percezione comune di quel periodo fu che i vittoriani erano "pudici, ipocriti, soffocanti, [e] di mentalità ristretta". Questa percezione (come la maggior parte delle generalizzazioni) non è precisa, ed è quindi un grave errore quello di saltare alla conclusione che uno scrittore o un artista adatti questa descrizione solo perché lui o lei lo scrisse durante la metà e la fine del 19 ° secolo. Tuttavia, è anche vero che questa descrizione vale per alcuni grandi segmenti della società vittoriana inglese, in particolare nella classe media, che all'epoca era in aumento sia in numero sia in potenza. Molti membri di questa classe media aspiravano a entrare nelle fila dei nobili, e pensavano che agire "correttamente", secondo le convenzioni e i valori del tempo, sarebbe stato un passo importante in questa direzione.
(traduzione Lucio Del Piccolo)
Questa bella caffettiera di dimensioni ragguardevoli (almeno due pinte di capienza) è arrivata "espressamente dall'Inghilterra" tramite il solito sito d'aste.
Grossa, pesante, allegra!
Un solo offerente, che fortuna!
Sul coperchio un incrocio tra una fragola e una ghianda...
..sul manico i consueti anelli in ceramica per ridurre il calore trasmesso ( e per preservare le pudiche manine che l'avrebbero utilizzata ).
Fiori e foglie incise in gran profusione.
Molto vittoriane!
Il coperchio calza a pennello sia sopra il filtro che direttamente sulla macchina: in questa conformazione diventa davvero buffa!
Filtro sottile e diffusore ci fanno capire in maniera inequivocabile che ci troviamo di fronte ad una caffettiera .
Un giorno farò la ricerca sul marchio, nel frattempo la userò e sorseggerò qualche buon caffè..opulento.

venerdì 30 agosto 2013

The Baker coffee maker: a scientific kitchen utensil




Nel meraviglioso universo delle apparecchiature destinate alla creazione del magico infuso (il caffè), la Baker merita a mio avviso un posto d'onore.

Non è bella.
Non è tecnologicamente avanzata per l'epoca.
Non è costruita con materiali pregiati.

E' pragmatica, senza fronzoli o orpelli.
Semplice da usare.
Funzionale.
E credetemi, non è cosa di poco conto...
La confezione ben riflette lo spirito costruttivo generale:
foglio d'istruzioni? No grazie, la stessa scatola diventa istruzioni e pubblicità, una volta esposta in un negozio.
Come sempre consiglio lo studio della lingua inglese per poter apprezzare appieno queste immagini.
Per i pochi che a scuola hanno studiato altro, o non hanno imparato nulla, voglio tradurre una piccola significativa parte:

Le uova utilizzate per far depositare il caffè (macinato) sigillano le cellule oleose, impediscono il rilascio della completa "forza" del caffè e non aggiungono nulla all'aroma.
Il caffè fatto senza uova quindi è più economico (l'uovo costa!).
La caffettiera Baker chiarifica il caffè.

 Uova?

Alzi la mano chi sa di cosa stiamo parlando.
In realtà è una tecnica antica per far depositare i fondi del caffè  senza alcun altro metodo di filtraggio.
Nasce probabilmente in Scandinavia e Norvegia nei primi anni dell'800, per poi diffondersi negli Stati Uniti con le immigrazioni. Veniva chiamato anche "il caffè del raduno ecclesiastico" perchè si utilizzava per grandi quantità di infuso.
In un pentolone si aggiungeva il caffè e uno o due uova strapazzate, compreso il guscio (!!).
Durante la bollitura l'uovo catturava tutto il caffè macinato, creando una sorta di malta vischiosa che si depositava sul fondo del pentolone.

Lascio a voi ogni giudizio e commento in merito.
Le istruzioni ci avvisano che... una bella pulizia saltuaria con la soda, ed il vostro caffè sarà sempre "dolce" e "pulito".
E quindi finalmente ecco a voi la "favolosa Baker" (citando il famoso film del 1989).
E' un bidone di latta stagnata.
Il manico è removibile, per contenere gli ingombri della scatola.
In rilievo vediamo il nome e la data del brevetto (potevano anche scriverci il n°... mi avrebbero risparmiato un bel pò di tempo in ricerche.)
Il manico è di legno verniciato.
E sul fondo... un oggetto strano.
Molti avranno già capito.
E' uno sfiato, per permettere all'aria di entrare dopo aver rovesciato la Baker ed averla posizionata sopra la caffettiera a servire.

Altrimenti, creandosi il vuoto all'interno, la percolazione sarebbe stata estremamente lenta, regalando una nota amara al caffè.

Il collezionista poco attento potrebbe paragonarla ad altre caffettiere francesi dei primi anni dell'800, ma proprio questa valvola fa la differenza!
Il filtro a sacchetto...
...ed il suo supporto.
Notate il tramezzo per aiutare l'estrazione dal corpo macchina.
Il caffè veniva posto assieme all'acqua (calda o fredda) all'interno della caffettiera, poi una volta tolta dal fuoco, si inseriva il filtro, si rovesciava la caffettiera, e si premeva lo sfiato. Pronto il caffè!
Ehm.. mi scuso ma non avevo un bricco delle dimensioni corrette, ma almeno vi farete un'idea.
Il brevetto di Thomas Baker mostra la caffettiera in sezione e soprattutto il particolare dello sfiato.
Qui sotto notiamo una cameriera mentre preme il "magico nottolino".
Un dollaro del 1902 è pari a circa 28 dollari odierni.
Mi sembra un prezzo molto onesto!
I fratelli Baker, Thomas e William, erano inoltre proprietari della celeberrima torrefazione 
Barrington Hall a Minneapolis.
Nella pubblicità qui sopra potrete scoprire le mirabolanti caratteristiche del caffè "Bakerizzato", cioè macinato con mole di acciaio, una vera rarità per l'epoca.

Ma di questo ne parleremo (forse) un'altra volta. 

BAKER!
BAKER!
BAKER!


sabato 4 agosto 2012

Idrofiammifuga


Il 21 dicembre 1866 l'ing. architetto Valle Gaudenzio presentò la richiesta di Privativa Industriale per la sua "Scatola Idrofiammifuga",
e sucessivamente pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n° 119 del 30 aprile 1867.
Una scatola "magica".
Tutta in ottone.
Elegantissima e fornita in origine di una splendida e pratica valigetta da viaggio.
Ovviamente stiamo parlando di una macchina da caffè..
...extra lusso.
Il funzionamento è il classico sistema "a vuoto" con passaggio da un recipiente all'altro.
Per isollevare una macchina così pesante ci voleva un'impugnatura speciale: ecco quindi il massimo dell'ergonomicità unito ad uno stile impeccabile: una maniglia a 4 dita (medio ed anulare all'interno, indice e mignolo all'esterno, in appoggio sui "cornetti").
Il rubinetto presenta le estremità in avorio per impedire le scottature.
I cassettini ospitavano il caffè e gli "zolfanelli fulminanti" per una pratica accensione.
Il bruciatore è forse la parte che mi ha maggiormente emozionato.
Magari un giorno lo descriverò in dettaglio, ma sappiate che non ho mai visto niente di simile.
Ringrazio Franco Balzarotti per aver voluto condividere con tutti noi una tale meraviglia.

(L'uso delle immagini rimane comunque normato dall'art. 2 della Convenzione di Berna del 9 settembre 1886 (nel testo riveduto con la convenzione di Bruxelles del 26 giugno 1948) resa esecutiva in Italia con L.16 febbraio 1953, n. 247)





domenica 15 luglio 2012

Cosetta: guardare ma non... comprare!


Ad Asti potreste imbattervi in questa caffettiera..
..situata nella cantina-laboratorio di uno dei maggiori collezionisti italiani.
Brutta, sporca, ammaccata.
Perfetta!
Una Cosetta dotata di fornello elettrico dedicato.
Nacque prima lei o la moka Bialetti?
Solo qualche pubblicità d'epoca potrà un giorno chiarirci questo dubbio.
Me la vendi?
"no, ma puoi fotografarla"..
..e con gioia condividerla con i nostri "simili".

Il collezionismo malato

Negli ultimi mesi mi è successo per ben tre volte: mi aggiudico un asta, oppure trovo su un sito di vendita un vero affare e attivo la proce...