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venerdì 30 agosto 2013

The Baker coffee maker: a scientific kitchen utensil




Nel meraviglioso universo delle apparecchiature destinate alla creazione del magico infuso (il caffè), la Baker merita a mio avviso un posto d'onore.

Non è bella.
Non è tecnologicamente avanzata per l'epoca.
Non è costruita con materiali pregiati.

E' pragmatica, senza fronzoli o orpelli.
Semplice da usare.
Funzionale.
E credetemi, non è cosa di poco conto...
La confezione ben riflette lo spirito costruttivo generale:
foglio d'istruzioni? No grazie, la stessa scatola diventa istruzioni e pubblicità, una volta esposta in un negozio.
Come sempre consiglio lo studio della lingua inglese per poter apprezzare appieno queste immagini.
Per i pochi che a scuola hanno studiato altro, o non hanno imparato nulla, voglio tradurre una piccola significativa parte:

Le uova utilizzate per far depositare il caffè (macinato) sigillano le cellule oleose, impediscono il rilascio della completa "forza" del caffè e non aggiungono nulla all'aroma.
Il caffè fatto senza uova quindi è più economico (l'uovo costa!).
La caffettiera Baker chiarifica il caffè.

 Uova?

Alzi la mano chi sa di cosa stiamo parlando.
In realtà è una tecnica antica per far depositare i fondi del caffè  senza alcun altro metodo di filtraggio.
Nasce probabilmente in Scandinavia e Norvegia nei primi anni dell'800, per poi diffondersi negli Stati Uniti con le immigrazioni. Veniva chiamato anche "il caffè del raduno ecclesiastico" perchè si utilizzava per grandi quantità di infuso.
In un pentolone si aggiungeva il caffè e uno o due uova strapazzate, compreso il guscio (!!).
Durante la bollitura l'uovo catturava tutto il caffè macinato, creando una sorta di malta vischiosa che si depositava sul fondo del pentolone.

Lascio a voi ogni giudizio e commento in merito.
Le istruzioni ci avvisano che... una bella pulizia saltuaria con la soda, ed il vostro caffè sarà sempre "dolce" e "pulito".
E quindi finalmente ecco a voi la "favolosa Baker" (citando il famoso film del 1989).
E' un bidone di latta stagnata.
Il manico è removibile, per contenere gli ingombri della scatola.
In rilievo vediamo il nome e la data del brevetto (potevano anche scriverci il n°... mi avrebbero risparmiato un bel pò di tempo in ricerche.)
Il manico è di legno verniciato.
E sul fondo... un oggetto strano.
Molti avranno già capito.
E' uno sfiato, per permettere all'aria di entrare dopo aver rovesciato la Baker ed averla posizionata sopra la caffettiera a servire.

Altrimenti, creandosi il vuoto all'interno, la percolazione sarebbe stata estremamente lenta, regalando una nota amara al caffè.

Il collezionista poco attento potrebbe paragonarla ad altre caffettiere francesi dei primi anni dell'800, ma proprio questa valvola fa la differenza!
Il filtro a sacchetto...
...ed il suo supporto.
Notate il tramezzo per aiutare l'estrazione dal corpo macchina.
Il caffè veniva posto assieme all'acqua (calda o fredda) all'interno della caffettiera, poi una volta tolta dal fuoco, si inseriva il filtro, si rovesciava la caffettiera, e si premeva lo sfiato. Pronto il caffè!
Ehm.. mi scuso ma non avevo un bricco delle dimensioni corrette, ma almeno vi farete un'idea.
Il brevetto di Thomas Baker mostra la caffettiera in sezione e soprattutto il particolare dello sfiato.
Qui sotto notiamo una cameriera mentre preme il "magico nottolino".
Un dollaro del 1902 è pari a circa 28 dollari odierni.
Mi sembra un prezzo molto onesto!
I fratelli Baker, Thomas e William, erano inoltre proprietari della celeberrima torrefazione 
Barrington Hall a Minneapolis.
Nella pubblicità qui sopra potrete scoprire le mirabolanti caratteristiche del caffè "Bakerizzato", cioè macinato con mole di acciaio, una vera rarità per l'epoca.

Ma di questo ne parleremo (forse) un'altra volta. 

BAKER!
BAKER!
BAKER!


giovedì 6 dicembre 2012

Neofiltre Aeropercolateur




Mi sei scoppiata
dentro al cuore all'improvviso
all'improvviso non so perché
non lo so perché all'improvviso
all'improvviso
sarà perché ti ho guardato
come nessuno ti ha guardato mai
mi sento vivo
all'improvviso per te
Da alcuni anni questa immagine pubblicitaria mi ossessionava.
Mi svegliavo la notte mandido di sudore urlando 
"Aeropercolateur!!!".

Ricerche costanti nei consueti siti di vendita francesi non sortivano alcun risultato, mesi dopo mesi,
anzi, peggioravano il mio sconforto.
Doveva pur esistere! Un conto è trovare un brevetto, ma la pubblicità "per uso domestico" ne attestava la sua inequivocabile esistenza.
E poi... all'improvviso ecco l'annuncio.
Mancava il manico superiore, qualche parte era dissaldata, ma poteva un'ostacolo così insulso arrestare la mia bramosia?
Ovviamente no.

Quanti l'avranno notata?
Quanti avranno pensato "ecco la solita Salam?". 
Un unico offerente.
Per mia fortuna. 


Questo a conferma del fatto che lo studio documentale deve essere assoluta parte integrante del buon collezionista: 
non è sufficiente scandagliare il web alla ricerca dell'affarone, se poi non si sà cosa cercare.
Ripensando al passato.. con il senno di poi.. quante meraviglie mi sono lasciato scappare a causa della mia  ignoranza.

Ed oggi.. più imparo e meno ne sò...
 
Libri, pubblicazioni, foto d'epoca, libretti d'istruzioni, pubblicità, cataloghi di casalinghi, brevetti... tutto concorre a formare la Cultura del collezionista di Caffettiere.
 Una bella lucidatura l'ha riportata agli antichi fasti.
Il manico superiore l'ho ritagliato da uno scarto di legno trovato in cantina.
Le alette di fissaggio del manico arrivano da una vecchia latta d'olio.
  
S'intravede, seminascosto dalla cromatura, il nome dell'azienda produttrice, la Vite et Bon.
Qui sotto vediamo l'archetto semisferico per il serraggio del tappo.
La corona perfettamente zigrinata è in ottone cromato.
Particolare della pompetta: s'intravede al di sotto della protezione in acciaio armonico il tubicino di collegamento in plastica trasparente (oggi denominato Rilsan).
La pompa non è anodizzata, bensì verniciata (credo a forno).
La pompa è una Femina (si, senza accenti, ed evito ogni ovvio commento poco elegante), e venne brevettata in tutto il mondo.
Il cilindro zigrinato nasconde al suo interno una piccola valvola di non ritorno.
La guarnizione interna a labbro si era legermente contratta in tutti questi anni, annullando l'effetto pompante.
Due modifiche facili facili, ( ma protette dal Lvx copyright) ne hanno ripristinato l'uso.
Di fatto la potremmo definire come la "nonna" della Aeropress :
l'acqua veniva fatta bollire a parte, e veniva versata all'interno del cilindro superiore, dopo aver inserito la giusta quantità di caffè.
Un geniale sistema a vite pressava il caffè per compattarlo e creare una superficie uniforme e poco permeabile al passaggio troppo rapido dell'acqua.
Il foro di uscita singolo e molto stretto, rallentava la percolazione a pressione atmosferica, ma, serrando il coperchio e pompando con un buon ritmo, si creava nella zona sovrastante il pelo d'acqua una pressione che a mia stima poteva raggiungere i 3-4 bar ( ma molto dipendeva dalla potenza del vostro pollice ).
Tale "peso aggiuntivo" velocizzava il flusso dell'acqua, evitando l'estrazione di molte sostanze amare e poco gradevoli al palato delle mademoiselle francesi degli anni '50.
Ritengo che il terzo filtro sia stata un'aggiunta posticcia, per impedire che qualche granello di caffè macinato arrivasse poi in tazza.
Questa macchina è un sogno.
Un desiderio avverato.
Una delle mie "nuove favorite".
La mia Neofiltre !

sabato 17 dicembre 2011

Alessi! (1)

A Crusinallo ci sono le montagne.
C'è un bel lago nelle vicinanze.
C'era la Bialetti...(sigh!)
E per fortuna c'è ancora l'Alessi.

Entrando verrete accolti da un Merdolino gigante (vedi qui sopra).
Un torrente scorre in mezzo alle due ali della fabbrica, e dona uno spettacolo surreale al visitatore.

Non vi racconterò la storia della Alessi.
I più curiosi potranno leggersela sul sito ufficiale.

Vi racconterò in sei (!) puntate cosa ho visto e soprattutto le mie emozioni.
Raccolta in una stanza di ragguardevoli dimensioni trova posto tutta la produzione attuale..
..come per esempio le miniature..
..e le caffettiere.
Acciaio e design.
Design ed acciaio.
Ogni singolo oggetto meriterebbe un post.
Ma in questa introduzione mozzafiato voglio solo invitarvi a sognare...
Chi non vorrebbe un servizio Bombè per stupire gli ospiti?
Io ho la fortuna di possedere la zuccheriera anni '50, e la uso giornalmente.
Oppure come non rimanere estasiati dinnanzi alla caffettiera napoletana 90018?
Oppure come non commuoversi con il bollitore di Sapper?
La realtà Alessi è veramente un qualcosa di diverso.
E' la dimostrazione che le idee, quelle buone, e la qualità, quella altissima, alla lunga.. pagano.


Alberto Alessi incarna lo spirito con il quale l'Italia potrebbe trovare una sua corretta dimensione industriale: non possiamo metterci in concorrenza con la Cina, 
non con oggetti di basso costo e di scarso appeal.

Ovviamente bisogna investire in progetti ambiziosi.
Bisogna essere lungimiranti.
Bisogna avere degli ottimi collaboratori.
Bisogna avere una struttura commerciale attenta alle richieste del mercato. 
Bisogna creare una "cultura del bello".
Bisogna avere coraggio.


Facile, no?
(continua)

domenica 18 settembre 2011

Giussani # 221

Una piccola, piccolissima Giussani, ha deciso di farmi visita da qualche giorno.
Le ho offerto ospitalità, e la possibilità di ripulirsi da un centinaio di anni di sporco.
Vecchia e saggia, come il video qui sotto, la Giussanina ha voluto svelarmi  i suoi segreti più reconditi.
Ed io li condivido con voi, appassionati, collezionisti o viaggiatori del web capitati qui per caso.
Non commenterò le foto.
Rovinerei la magia.

Fatevi coinvolgere da ciò che vedrete, in abbinamento ad una delle più belle canzoni mai scritte, e lasciate che le emozioni fluiscano libere attraverso tutto il vostro corpo.

Ora sto sorridendo.
Fatelo anche voi.















Il collezionismo malato

Negli ultimi mesi mi è successo per ben tre volte: mi aggiudico un asta, oppure trovo su un sito di vendita un vero affare e attivo la proce...