Della macchina a pressione di vapore inventata nel 1836 da Alexandre Lebrun avevo già accennato in passato (cliccate qui), considerando anche la sua evoluzione (cliccate qui)
In questi ultimi anni ne ho viste parecchie ed una ero persino riuscito a farla funzionare (che peccato! non ho il video...), ma la Aucillon mi mancava.
Pochi giorni fa mi chiamò la mia amica Liliana tutta eccitata...
Aveva trovato una vera rarità!
Ma chi era questo Aucillon?
E la macchina era davvero prodotta a Roma?
Di fatto abbiamo troppe similitudini con la Lebrun.
Per esempio l'uscita a forma di testa di serpente.
Ma già il pestello inizia a delineare un carattere deciso e personale..
Per non parlare del sostegno del tubicino in uscita.. davvero prezioso.
Ed ecco comparire un oggetto sospetto...
E poi un'altro.
Come un gioco di scatole cinesi ogni cilindro trova alloggiamento all'interno della macchina.
A cosa servissero non lo so.
Forse una era un semplice bicchiere?
Qui vediamo la macchina, quasi completa.
Manca l'archetto di fissaggio del tappo, ma lo troveremo un giorno.
E sveleremo i misteri della storia del sig. Aucillon a Roma.
La Mokador fu uno dei tanti tentativi di contrastare lo strapotere mediatico della Moka Bialetti. Nome "leggermente" simile ma dotata quantomeno un sistema di bloccaggio alternativo e.. brevettato.
Il manico è in metallo ricoperto da una sorta di gomma.
Indicativamente si potrebbe collocare tra la fine degli anni '50 e i primi anni '60.
Sul fondo possiamo notare una curiosa incisione circolare...
..e una volta rimosso il tappo ecco l'aspetto più misterioso:
un pomello dotato di paraspruzzi.
Svitandolo si inizia a capire da dove risaliva il caffè...
Il serraggio tra la caldaia e la cuccuma avveniva proprio tramite quest'asta filettata.
Poco pratico, ma certamente meno faticoso.
Questa caffettiera l'ho invidiata per anni ad un amico felsineo e finalmente posso "godermela" anch'io!
(alla fine tutto arriva, solo gli impazienti "non trovano nulla")
All'interno del variegatissimo mondo delle macchine da caffè talvolta ne possiamo incontrare alcune "magiche":
certe sono più ricche di fascino, mentre altre nascondono segreti spesso inaccessibili alla maggior parte degli appassionati.
Quest'oggetto in alluminio francese è certamente magico.
Mi ha stregato, ammaliato, circuìto, annichilito.
Nell'annuncio non si specificava bene l'uso: una teiera, una caffettiera ad infusione?
Cos'era?
In molti l'avranno vista ed avranno pensato: "chissà a cosa serve?".
Io l'ho vista ed ho pensato: "è una vacuum, una macchina da caffè a depressione".
E per 5 giorni mi sono scervellato cercando di immaginare come potesse funzionare.
Poi ho capito; non poteva funzionare, mancava un filtro.
L'ho voluta quindi, e mi è arrivata.
Ho bucato un filtro di una moka, e ci ho fatto subito un caffè, giusto per fugare ogni dubbio.
Funziona!
E' MAGICA.
La parte più interessante è la ventola interna.
Il filtro rimane bloccato grazie alla molla che lo mantiene in sede, mentra la "ventola" ha la possibilità di salire lungo l'asse del perno centrale.
Quando l'acqua risale verso l'alto sospinta dal "cuscino" di vapore, la ventola inizia a girare, mescolando automaticamente (e direi anche magicamente) la miscela di acqua e caffè macinato.
Rimuovendo il tutto dal fuoco, il vuoto che si crea conseguentemente al rapido raffreddamento del vapore, aspira immediatamente l'infuso verso il bricco inferiore.
Altrimenti svitando il tappino potremo avere una percolazione più lenta, a gravità.
Questione di gusti.
La Magic è davvero speciale, e stilisticamente bellissima. E' geniale. E' molto francese. J'adore Magic!
Mi sei scoppiata
dentro al cuore all'improvviso
all'improvviso non so perché
non lo so perché all'improvviso
all'improvviso
sarà perché ti ho guardato
come nessuno ti ha guardato mai
mi sento vivo
all'improvviso per te
Da alcuni anni questa immagine pubblicitaria mi ossessionava.
Mi svegliavo la notte mandido di sudore urlando "Aeropercolateur!!!".
Ricerche costanti nei consueti siti di vendita francesi non sortivano alcun risultato, mesi dopo mesi,
anzi, peggioravano il mio sconforto.
Doveva pur esistere! Un conto è trovare un brevetto, ma la pubblicità "per uso domestico" ne attestava la sua inequivocabile esistenza.
E poi... all'improvvisoecco l'annuncio.
Mancava il manico superiore, qualche parte era dissaldata, ma poteva un'ostacolo così insulso arrestare la mia bramosia?
Ovviamente no.
Quanti l'avranno notata? Quanti avranno pensato "ecco la solita Salam?". Un unico offerente. Per mia fortuna. Questo a conferma del fatto che lo studio documentale deve essere assoluta parte integrante del buon collezionista: non è sufficiente scandagliare il web alla ricerca dell'affarone, se poi non si sà cosa cercare. Ripensando al passato.. con il senno di poi.. quante meraviglie mi sono lasciato scappare a causa della mia ignoranza.
Ed oggi.. più imparo e meno ne sò... Libri, pubblicazioni, foto d'epoca, libretti d'istruzioni, pubblicità, cataloghi di casalinghi, brevetti... tutto concorre a formare la Cultura del collezionista di Caffettiere.
Una bella lucidatura l'ha riportata agli antichi fasti. Il manico superiore l'ho ritagliato da uno scarto di legno trovato in cantina. Le alette di fissaggio del manico arrivano da una vecchia latta d'olio. S'intravede, seminascosto dalla cromatura,il nome dell'azienda produttrice, la Vite et Bon.
Qui sotto vediamol'archetto semisferico per il serraggio del tappo.
La corona perfettamente zigrinata è in ottone cromato.
Particolare della pompetta: s'intravede al di sotto della protezione in acciaio armonico il tubicino di collegamento in plastica trasparente (oggi denominato Rilsan).
La pompa non è anodizzata, bensì verniciata (credo a forno).
La pompa è una Femina (si, senza accenti, ed evito ogni ovvio commento poco elegante), e venne brevettata in tutto il mondo.
Il cilindro zigrinato nasconde al suo interno una piccola valvola di non ritorno.
La guarnizione interna a labbro si era legermente contratta in tutti questi anni, annullando l'effetto pompante.
Due modifiche facili facili, ( ma protette dal Lvx copyright) ne hanno ripristinato l'uso.
Di fatto la potremmo definire come la "nonna" della Aeropress :
l'acqua veniva fatta bollire a parte, e veniva versata all'interno del cilindro superiore, dopo aver inserito la giusta quantità di caffè.
Un geniale sistema a vite pressava il caffè per compattarlo e creare una superficie uniforme e poco permeabile al passaggio troppo rapido dell'acqua.
Il foro di uscita singolo e molto stretto, rallentava la percolazione a pressione atmosferica, ma, serrando il coperchio e pompando con un buon ritmo, si creava nella zona sovrastante il pelo d'acqua una pressione che a mia stima poteva raggiungere i 3-4 bar ( ma molto dipendeva dalla potenza del vostro pollice ).
Tale "peso aggiuntivo" velocizzava il flusso dell'acqua, evitando l'estrazione di molte sostanze amare e poco gradevoli al palato delle mademoiselle francesi degli anni '50.
Ritengo che il terzo filtro sia stata un'aggiunta posticcia, per impedire che qualche granello di caffè macinato arrivasse poi in tazza.
Eric Satie c'introduce una piccola, grande caffettiera...
Giorni fa un amico mi chiese qual'era stato il mio migliore acquisto tra quelli più recenti.
Risposta facile: l'Uovo cilindrico.
???
Per i meno esperti l'Uovo Russo fu una caffettiera molto diffusa tra la fine dell'800 e i primi decenni del '900.
Per capire meglio di cosa sto parlando... ecco un esempio (click sul link)
Come potrete notare la forma è simile ma è come se mancasse un pezzo:
infatti l'acquisto è stato un vero azzardo.
La prendo? Non la prendo?
Ma ogni tanto presto attenzione alla mia vocina interiore, proprio come Magnum P.I. ...
Osservate il beccuccio nelle immagini sopra e sotto: sembra voglia dirci qualcosa!
...si, ci dice "guardatemi! sono bellissima!!...
Il manico così esile mi suggerisce di datarla attorno al 1870 (più o meno), sensazione rafforzata dalla giunzione (o saldatura) del corpo esterno in ottone.
Le dimensioni? Piccolissima. 14 centimetri ... due tazze.
Qualitativamente in condizioni eccellenti, costruita con sapienza da qualche artigiano esperto, all'interno ci mostra il suo bel filtro in latta, molto simile a quello della "nipote ovoiforme".
Lo sfiato dell'aria ben evidente qui sotto, consentiva all'acqua di fluire liberamente attraverso il caffè macinato.
Un dentino di ritenzione teneva bloccato il filtro superiore...
L'acqua veniva posta nel cilindro, poi si inseriva il diffusore munito di comoda impugnatura, si inseriva il caffè, si richiudeva il filtro e si infilava il cilindro provvisto di manico.
Non saprei dirvi se poi il tutto veniva posto sul fuoco o se l'acqua versata all'interno doveva essere già bollente; in un modo o nell'altro la caffettiera andava rovesciata con un rapido movimento del polso ed in pochi minuti il caffè era pronto.