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martedì 11 aprile 2017

F.A.R.E. o Thermax?


Ecco a voi due splendide caffettiere  che tutti gli appassionati ben conoscono: le F.A.R.E. (Fabbrica Apparecchi a Riscaldamento Elettrico) di Milano, Brevetti Amleto Selvatico.
Il sig. Amleto creò attorno al 1910 una delle primissime basi elettriche per caffettiere: il cavo, con i due classici spinotti in bachelite (o in alcuni rari casi in legno) che si innestavano sulla base, aveva all'estremità opposta un'attacco a vite in modo da poter prelevare la corrente elettrica svitando una lampadina e sostituendola con lo stesso. 
All'epoca non esistevano ancora le prese di corrente!
Occupandosi di apparecchi elettrici si rivolse alle due ditte produttrici di caffettiere che a Milano, all'epoca, andavano per la maggiore: la Oikos (nella prima immagine a sinistra) e la Giussani 
(a destra).
Di norma le caffettiere così assemblate non erano quindi marchiate dai costruttori originali, mentre la base riportava il marchio F.A.R.E. applicato su placchetta in ottone con scritte in rilievo.

Però...
Da parecchi mesi c'è una caffettiera in vendita in Argentina che mi ossessiona.
Mi turba.
 
Prima domanda: come sarà finita in Argentina una macchina simile?
Quale emigrante pieno di speranza se la sarà portata dietro?
Oppure era la caffettiera di una persona facoltosa? 
Oppure era stata venduta direttamente a Buenos Aires ?

Qui sotto possiamo osservare la base separata dalla caffettiera.
Fà capolino il caratteristico piedino sinuoso.
E' la classica Oikos. Molto bello il manico rivestito in rattan che impediva alla massaia di ustionarsi le delicate manine.
Tutto molto logico.
Tutto molto lineare...
Ma?

Ieri mentre passeggiavo a Pistoia ho notato una bellissima Fiat 500.
Era strana. Era diversa.
Infatti era unaSteyr Puch 500.
Non avevo mai immaginato che esistesse un clone austriaco della Fiat 500!
Allo stesso modo sono rimasto incredulo quando ho visto la foto qui sotto:
cosa ci fa la targhetta della 
Landers, Frary and Clark su una F.A.R.E. ?
Siamo di fronte ad un furto di identità?

Gli apparecchi Thermax spaziavano dal tostapane alla piastra per dorati waffle, ma la Landers produceva tutt'altre macchine da caffè in quegli anni. Percolatori a ricircolo.
Il mistero si infittisce...
Le targhette Thermax che si trovano facendo una ricerca in rete sono rettangolari, questa sembrerebbe davvero congrua.

Osservando con attenzione però possiamo notare delle differenze tra la "Thermax" e la "F.A.R.E.".
La foto della F.A.R.E. originale ci viene in aiuto..
(ringrazio Giorgio!)
Nella Landers mancano le zigrinature, 
nella F.A.R.E. manca il manico.
Due macchine simili.
Eppure diverse.

Un unico mistero!









lunedì 25 marzo 2013

Le Triton


Nel 1953 Paul Joseph Jean Terce brevettò una macchina da caffè
veramente inusuale: "le Triton".
Come possiamo presupporre dal nome mitologico, il filtro era "sommerso", ed il caffè macinato veniva repentinamente... affogato.
Il disegno qui sotto ci fa intuire il funzionamento:
un cilindro scaldante centrale, attorniato dal filtro, riscalda rapidamente l'acqua tra i due elementi.
Ciò provoca dei moti convettivi che sospingono l'acqua calda attraverso il filtro, rimpiazzata con altra esterna attraverso i fori indicati dal n° 23.
Si crea quindi una sorta di pompaggio ricircolante... orizzontale.
I puristi del nero nettare storceranno il naso; quanti aromi perduti!
Le Triton non sono macchine rarissime: si trovano facilmente in Francia.
Basta un pò di pazienza, e se sarete fortunati, ne potrete acquistare una in buone condizioni.

sabato 17 novembre 2012

Simerac... completa



Oggi vi voglio deliziare con le foto ricevute da un amico appassionato: una splendida Simerac completa dei vari accessori quali il bollilatte ed il pentolino.
Manca la Teiera, ma non è il caso di formalizzarsi troppo.
Più o meno 90 anni fa questo trittico venne prodotto a Ferrara dal rag. Cotechini.
Con la stessa base elettrica si potevano riscaldare più recipienti, con un bel risparmio rispetto all'acquisto delle apparecchiature separate.
Questi sono i primi modelli prodotti, lo si intuisce dalla conformazione della caffettiera e dai manici e pomelli in legno verniciato.
Un'altro elemento utile alla datazione rimane sempre il disco di alluminio del tappo con la scritta verniciata (e mi raccomando, non pulitela, non lavatela, altrimenti si scolorerà irrimediabilmente!)

sabato 4 agosto 2012

Idrofiammifuga


Il 21 dicembre 1866 l'ing. architetto Valle Gaudenzio presentò la richiesta di Privativa Industriale per la sua "Scatola Idrofiammifuga",
e sucessivamente pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n° 119 del 30 aprile 1867.
Una scatola "magica".
Tutta in ottone.
Elegantissima e fornita in origine di una splendida e pratica valigetta da viaggio.
Ovviamente stiamo parlando di una macchina da caffè..
...extra lusso.
Il funzionamento è il classico sistema "a vuoto" con passaggio da un recipiente all'altro.
Per isollevare una macchina così pesante ci voleva un'impugnatura speciale: ecco quindi il massimo dell'ergonomicità unito ad uno stile impeccabile: una maniglia a 4 dita (medio ed anulare all'interno, indice e mignolo all'esterno, in appoggio sui "cornetti").
Il rubinetto presenta le estremità in avorio per impedire le scottature.
I cassettini ospitavano il caffè e gli "zolfanelli fulminanti" per una pratica accensione.
Il bruciatore è forse la parte che mi ha maggiormente emozionato.
Magari un giorno lo descriverò in dettaglio, ma sappiate che non ho mai visto niente di simile.
Ringrazio Franco Balzarotti per aver voluto condividere con tutti noi una tale meraviglia.

(L'uso delle immagini rimane comunque normato dall'art. 2 della Convenzione di Berna del 9 settembre 1886 (nel testo riveduto con la convenzione di Bruxelles del 26 giugno 1948) resa esecutiva in Italia con L.16 febbraio 1953, n. 247)





sabato 20 agosto 2011

Quiz estivo

Vi presento l'ultimo acquisto di G.G.
..Vabbè è la solita macchinetta ad alcool..(penseretete voi)
Non proprio!
Innanzitutto il peso dovrebbe far riflettere: 3,2 kg!!!!
Come un ferro da stiro in ghisa..
Moolto grande, probabilmente da 10 tazze.
Il colore esterno non vi tragga in inganno:
guardate l'anello d'appoggio qui sotto; la macchina era nickelata, e probabilmente pulendola con calma si potrebbe riportarla allo stato originario.
Vedremo se tra qualche mese riuscirò a convincere il restìo proprietario a restaurarla.
Ed ecco il quiz dell'estate:
Chi l'ha costruita?
di che nazionalità è?
qual'è la data presunta di produzione?
Forza con le risposte: siete tutti invitati a partecipare!

Il collezionismo malato

Negli ultimi mesi mi è successo per ben tre volte: mi aggiudico un asta, oppure trovo su un sito di vendita un vero affare e attivo la proce...