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domenica 3 giugno 2018

Caffettiera Moka express Bialetti con Termocrem - (Papetti Pietro parte 3)

Dopo aver descritto in precedenza la genesi di questa apparecchiatura
 vorrei concludere con un triste epilogo datato 1985.
 Notate qualcosa di strano?
L'oggetto è ben conosciuto dagli appassionati, ma il nome è lo stesso di un prodotto di vent'anni prima: Termocrem.
In realtà il brevetto di Luigi De Ponti del 1983 copre sia il cappuccinatore (a sinistra) sia un'evoluzione del bicchiere Termocrem che ritengo non sia mai stato commercializzato.

Due oggetti diversi ...stesso nome?
Probabilmente lo scarso successo del 1965 - 1966 portò la Bialetti a riciclare il nome che era ancora registrato presso l'ufficio brevetti.

Tornando alla nostra Termocrem originale possiamo definirla rara?
La Treccani ci viene in aiuto.
"Oggetto (soprattutto d’arte o da collezione) raro, difficile a trovarsi in quanto ne esiste o ne è disponibile solo un numero limitato di esemplari: questo tappeto antico è una vera r.; una mostra di r. bibliografiche, filateliche, di libri o francobolli rari."

Secondo la mia esperienza siamo di fronte ad una rarità.





La precedente proprietaria aveva proabilmente smarrito le istruzioni e quindi si era scritta il procedimento per la preparazione de caffè, a dire il vero molto semplice.
 Esternamente è una normale moka da 6 tazze.
Tranne che per le due scritte Termocrem ovviamente.

 La parte superiore è assolutamente standard.
 Mentre sotto...
..il famoso bicchiere.




A questo punto non avete più scuse: 
se siete collezionisti dovete averla,
se siete amanti del buon caffè dovete averla.

Buona ricerca!
 


sabato 2 giugno 2018

Caffettiera Moka express Bialetti con Termocrem - (Papetti Pietro parte 2)

Ieri scrissi del signor Pietro Papetti
lasciandovi un quesito:
quale brevetto aveva sviluppato assieme alla Bialetti?
E con quale scopo?

Partiamo da un presupposto che forse non tutti gli italiani sanno:
il caffè prodotto con la moka Bialetti è "diversamente buono".
Direi cattivo.
Questione di temperatura purtroppo: 
la moka estrae il caffè a circa 100°C esaltando così tutta la parte amara.
E'interessante scoprire che già negli anni 60 alla Bialetti qualcuno cercò di ovviare a questo problema.
Come?

Contattando il sig.Pietro Papetti suppongo.

Questo fu il risultato:
Di fatto con l'aggiunta di un bicchiere forato si separava l'acqua destinata a produrre vapore da quella che poi avrebbe estratto il caffè.
Idea geniale anche se a mio avviso (parlo con cognizione di causa avendo lavorato 20 anni con caldaie industrali) la soluzione presenta alcune lacune tecniche.
Comunque funziona.
La temperatura si abbassa di circa 8 - 9 gradi centigradi (verificato personalmente).

Il brevetto Papetti è del 15 ottobre 1964: nei successivi due anni la Bialetti si impegnò nella vendita di questa nuova soluzione.
L'aspetto commerciale più rilevante fu il fatto che la caldaia rimaneva invariata come forma e dimensioni, creando una "nuova moka" solo modificando il filtro e aggiungendo il bicchiere forato.

Il nome scelto fu "TERMOCREM", e fu depositato in data 13/02/1965

 La prima pubblicità è del 1965
L'idea era ottima.

Il caffè migliorava, e di molto: finalmente con una moka si poteva assaporare un caffè qualitativamente eccellente..

Il marchio era leader italiano nella produzione di caffettiere.

Tutto lasciava presagire un successo enorme.
Eppure..
Dopo qualche mese l'ufficio pubblicitario Bialetti si trovò costretto a rivelare e "spiegare inequivocabilmente cosa fosse questo oggetto misterioso".
Notate come fu posto l'accento sul "gusto che non conoscevi ancora". 
Le vendite non decollarono. Anzi.
Immagino lo sconcerto alla Bialetti: era come se la FIAT avesse deciso di dotare le sue 500 di un motore turbo quasi allo stesso prezzo.
Perchè l'italiano medio non capiva?
Perchè i magazzini rimanevano tristemente pieni di Termocrem? 
 L'anno successivo arrivò un ulteriore pubblicità che giustamente invitava a comparare il caffè tra quello preparato con la Moka express "standard" e con quello ottenuto con la Termocrem.
Eppure.. pochissime ne furono vendute.

Che strano.
Sarebbe bastato il passaparola.
In pochi mesi tutti avrebbero apprezzato il caffè più "aromatico e fragrante".
E invece non successe nulla.
La produzione fu interrotta dopo soli due anni.

Immagino che migliaia di Termocrem furono riconvertite fresando il nome inciso e grattato con paglietta la la scritta  dipinta sotto l'omino con i baffi.

Perchè questo insuccesso?
Chissà se fu capito all'epoca.

La spiegazione è purtoppo molto semplice e l'ho descritta
 ampiamente in questo post di due anni fa (click sul link).

L'italiano non era pronto. 
Il palato degli italiani era purtroppo "maleducato", incapace di discernere tra caffè buono e caffè cattivo.

E quindi il caffè fatto con la Termocrem sicuramente
 "sapeva di poco".
Mancava quel "buon" retrogusto amarissimo e bruciato al quale ci si era fatta l'abitudine per oltre 60 anni.

(continua) 

Il collezionismo malato

Negli ultimi mesi mi è successo per ben tre volte: mi aggiudico un asta, oppure trovo su un sito di vendita un vero affare e attivo la proce...