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domenica 24 luglio 2011

napoletana Barbero

"Basta! non compero più nessuna napoletana!
ne ho troppe, tutte simili e prive di fascino."

Questo pensavo tra me e me mentre rovistavo in una cassa piena di oggetti di alluminio ad un mercatino dell'usato.
Quand'ecco comparire questa napoletana "alternativa".
Due splendidi manici in faggio ed un becco in uscita insolito.
Ho dovuto prenderla per forza di cose.
Lo Stabilimento Metallurgico Barbero costruì questa delizia chissà in che anno... 
magari il professor Moretto potrebbe investigare...
Però... questa è proprio l'ultima!
U.C. 24.07.2011

Ogni volta che prova a smettere di fumare, Zeno decide di fumare un'«ultima sigaretta» (U.S.) e di annotare la data di questa; dopo numerosi fallimenti Zeno si rende conto che fumare "ultime sigarette" è per lui un'esperienza piacevolissima, in quanto quelle assumono ogni volta un sapore diverso, causato dalla coscienza che dopo quella, non potrà fumarne più.
fonte: Wikipedia, Italo Svevo

lunedì 10 maggio 2010

Mondial Express Caffè (grazie Marco!)



Il mondo variopinto delle caffettiere non è fatto di soli pezzi "museali" , ma anche di piccole e
poco valutate macchinine, che però fanno la gioia di qualche collezionista "alternativo".


Questa macchina da 3 tazze l'ho vista spesso nei siti d'aste austriaci ed a prima vista sembrerebbe un clone della moka Bialetti.


Ma una volta aperta ecco la sorpresa: la macchina è in fusione monoblocco, ed il filtro si avvita all'interno con un sistema identico a quello della Irmel di Crusinallo.
Poco importa se non ci sono marchi o se non vale più di 3 euro... 
Mi piace, è buffa, e rimarrà sempre legata a dei bellissimi ricordi di 
"un tranquillo week end di paura" , a lieto fine per fortuna!


Aggiornamento del 15.05.2010:
Marco mi ha inviato le foto della stessa macchina, compreso il marchio.
Che gioia conoscere il nome di una macchina, grazie ancora.

Trimel


A cavallo tra gli anni '50 e gli anni '60 ci fu in Italia un vero e proprio boom nella creazione dei modelli più fantasiosi e disparati di macchine da caffè.
Il motivo va probabilmente ricercato nel fatto che le disponibilità economiche delle famiglie erano rapidamente aumentate grazie al miracolo economico e che il caffè era diventato un rito quotidiano quasi obbligatorio.


La caffettiera Trimel fu il tentativo, secondo me, di spezzare il duopolio dell'Atomic e della Vesuviana.
Concetto simile, ma con delle particolarità costruttive degne di nota.
Costruita a Torino dalle Fonderie Ruffini (Mokita ed altre), venne prodotta in migliaia di esemplari, e con un pò di fortuna se ne può trovare ancora qualcuna in buone condizioni.


Il manico in bakelite funge da tappo ed è provvisto di una valvola di sicurezza.
La sua forma ergonomica caratterizza la macchina; geniale l'unghia d'appoggio per il dito pollice! 
I filtri in dotazione erano tre, e ciò rendevano la macchina estremamente versatile.
Già immagino la pubblicità dell'epoca: "costa un pò di più ma sempre meno di tre moke...".


La boccia sagomata raccogli caffè si incastra lungo le due alette poste sulla caldaia.


I filtri sono fatti con una lega strana, a base di alluminio, ma più resistenti.
I forellini sono molto sottili, adatti all'utilizzo con caffè macinato sottile.


Una volta ottenuto il caffè lo si versava direttamente nelle tazzine, saltando il passaggio più coreografico del bricco amovibile delle dirette concorrenti.


In queste 2 ultime foto possiamo ammirare dei piccoli ma significativi particolari: 
la costa di rinforzo posteriore della caldaia, ed il sistema di aggancio del manico-tappo.
Splendidi e geniali, come tutta la Trimel.

Ma il caffè...? Come viene..?
Questa è una nota dolente.
Sarà che in questo periodo ho troppi "cantieri aperti" , ma il test è stato un insuccesso.
Tenterò di nuovo però, ogni mia macchina deve dare il meglio di sè stessa!

Per chi fosse interessato a breve inserirò nella sezione "compravendita di macchine da caffè" altre 2 Trimel che un amico mi ha chiesto di vendere.

martedì 4 maggio 2010

La Kicca Guinzio Rossi


Il 31 agosto 1966 il signor Salvatore Sanvitale depositò il brevetto italiano 775776 relativo ad una "caffettiera ad uso famiglia".
La macchina, innovativa, rivoluzionaria, in un mondo dove tutti copiano tutto, fu e rimase unica nel suo genere.


Semplicità. 
Questo fu sicuramente il credo del signor Sanvitale, l'ennesimo genio italiano capace di spaziare dalle catene da neve, alle pompe a coclea, dalle biciclette futuristiche agli antifurto per automobili, e persino ai generatori di corrente sfruttanti le onde marine.
Il Signor Salvatore non potrà essere orgoglioso di questo mio post;
oggi ho scoperto che da qualche anno porta avanti i suoi meravigliosi progetti nel paradiso degli inventori.


Tre parti.
Nessuna guarnizione.
Nessun'altro sarebbe stato in grado di immaginare un qualcosa di simile.


L'idea e la sfida fu raccolta e sviluppata dalla fonderia Guinzio Rossi di Torino.
Il coperchio, vero anello debole in quanto in plastica "semi resistente al calore", fu l'elemento di maggior richiamo in quanto prodotto in svariati colori; rosso, giallo, verde, blu, e sembra anche in violetto.


La forma esterna, col senno di poi , sarebbe potuta essere un pò più attraente, ma negli anni '70 si era un pò persa quella ricerca del particolare per far posto al pragmatismo spinto.


Ma come funziona ?
Il bicchiere va riempito come un normalissimo bicchiere...


... quindi lo si inserisce nella macchina rovesciata...
...e si ruota il tutto rapidamente...
Magia! l'acqua rimane intrappolata all'interno...


Quindi si riempie di caffè lo spazio libero creatosi sopra al bicchiere...
Si aggancia il coperchio - filtro con un terzo di giro... 
fine delle operazioni!


I canonici 5 - 6 minuti, ed ecco fuoriuscire il nero nettare... tutto grazie ad un'idea fantastica.

Grazie ancora signor Salvatore,  oggi mi sono commosso, e spero che da lassù anche lei abbia sorriso assieme a me mentre scattavo queste foto.


Un ringraziamento speciale va al mio amico Andrea, che mi ha voluto donare a tutti i costi questo raro gioiello.

sabato 13 giugno 2009

La Peppina : la crema caffè in casa come al bar

Lo scorso anno ne avrei potuto prendere una , con soli 50 km di viaggio, nuova e gialla.
Ma era troppo recente, e costava una cifra che all'epoca mi sembrava alta.
Poi questo annuncio in Francia, 3 mesi fa.
Una mia offerta ridicola, ed unica!
Dopodichè iniziò un fitto scambio di mail con il venditore, senza trovare un'accordo sul pagamento.
Passarono 2 mesi, ed alla fine, pagai con qualche remora.

Ma ecco il risultato: una macchina del 1972 (come da fattura e bolla di scarico magazzino) in condizioni impeccabili, mancante del solo coperchio.

Tracce di caffè macinato,mi fanno credere che sia stato fatto un tentativo, e poi, come moltissime (per mia fortuna) macchine, messa da parte a causa del pessimo espresso ottenuto.

Ma la Peppina è una macchina diversa dal solito.
Ostica da usare, un connubio di materiali superlativi e scadenti.

Va capita, coccolata, e vanno sfruttate le informazioni che per fortuna circolano in rete, ovviamente non in Italia (dove bisogna tenere tutte le informazioni nascoste).

Il portafiltro è una delle parti più assurde, sembra un giocattolo della Mattel da tanto è leggero.
Ed i filtri senza una ritenzione, non permettono di vuotare il macinato esausto rapidamente come al bar (stesso problema con la Sama, e la Pavoni).

Il pressafiltro è uno standard dell'epoca e purtroppo anche attuale.

Credo che industrialmente farne uno in faggio ed alluminio non dovrebbe costare più di 5 euro.
Eppure continuiamo a farci prendere in giro dal resto del mondo.

Ho quindi provveduto a tornire 2 pezzetti di legno, in gran velocità, e la pressatura conseguente ha già dato notevoli benefici sull'espresso (anzi no, la crema caffè) ottenuto.


I risultati, dopo qualche giorno di prove sono paragonabili alla Sama export.
Un buon espresso, soprattutto con il cestello da 2 tazze; corposo, e con una crema vellutata.
Meno crema rispetto alla Caravel.
Meno aromi rispetto all'Elektra.

Macchine diverse... risultati diversi.
E' per questo motivo che noi appassionati ne prendiamo tante ....
O no ?

giovedì 21 maggio 2009

Pump up the coffee! ( pompa il caffè )


Magari per molti lettori del blog questo libretto di istruzioni non sarà molto interessante,
tutto in lingua inglese e con riferimenti a macchine che difficilmente hanno raggiunto l'Italia nei primi anni del '900.


Per visualizzare meglio ogni pagina, basterà cliccare sulla foto e come d'incanto le dimensioni raddoppieranno.

Avevo già presentato qui il modello in mio possesso ,
una versione evoluta della "colonial pattern".

Ma lo scorso mese ho avuto l'ennesimo colpo di fulmine.

Una splendida vecchia signora attendeva di entrare in mio possesso, lasciando per sempre l'isola che l'aveva custodita per così tanti anni.


Ma quale di queste sarà ?


Le prenderei tutte, se ne avessi la possibilità.
Non erano oggetti raffinati, ma di largo consumo per la media borghesia inglese, e utilizzando questo utile sito , possiamo
capire che 33 scellini del 1910 corrispondono a 135 sterline attuali, pari a 155 euro .

Prossimamente cercherò di spiegare il sistema a mio avviso estremamente innovativo che caratterizzava tutte le Universal.

Il manuale purtroppo è incompleto.
Dovrebbe mancare una pagina, ma credo di potermi accontentare!

Il collezionismo malato

Negli ultimi mesi mi è successo per ben tre volte: mi aggiudico un asta, oppure trovo su un sito di vendita un vero affare e attivo la proce...