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mercoledì 14 settembre 2016

70 anni e non sentirli!


Stamattina mi è arrivato un messaggio..
Un sms recante un link


"nella quale il basamento serve da caldaia"

Ho sorriso.
Ed ho ripensato a quali emozioni, quali speranze, quale voglia di risollevarsi e vivere aveva Giordano Robbiati in quel lontano 14 settembre del 1946.
Dopo 5 anni di guerra.
Dopo una serie di bombardamenti che avevano semidistrutto la città di Milano.
Dopo che una generazione era scomparsa.

Grazie.
Grazie.
Grazie.

Ma oggi.. oggi possiamo, anzi dobbiamo ringraziare Mikael Janvier.
Senza di lui una Storia incredibilmente complessa sarebbe rimasta sepolta, dimenticata, o peggio ancora distorta e trasformata in leggenda fiabesca.
Mik mi ha insegnato tantissimo in questi anni di fraterna amicizia.
Grazie a lui ho scoperto di poter amare la ricerca di informazioni tanto quanto le caffettiere che colleziono. 

Oggi voi, appassionati di Atomicaffettiere, potrete deliziarvi gli occhi con le istruzioni messe a disposizione da Mik.
Godetene tutti!!

martedì 27 agosto 2013

Le bugie sfacciate.

Chi mente consapevolmente con lo scopo di imbrogliare il prossimo è una persona indegna.

C'è qualcuno che continua a produrre delle Atomic in Australia.
C'è qualcuno che le spaccia per "originali" in virtù di una sentenza giudiziaria.
C'è qualcuno che dichiara di produrle a mano (!!??!!) in Italia, ma non dice dove (nonostante le decine di richieste di chiarimenti).
C'è qualcuno che dice che le macchine sono ancora prodotte dalla famiglia Robbiati, anzi... Robiatti. (grazie Mik per la divertente segnalazione!!)

Bugiardi!
A queste persone rivolgo un pensiero di commiserazione.

domenica 11 agosto 2013

Quando le supposizioni si scontrano con i fatti.


Anni fa qualcuno dichiarava un qualcosa sulle Atomic, e solo per il fatto di averlo scritto in internet, ciò diventava Storia, Realtà, Oggettività.

Poi arrivò Lui.

Ed iniziò a chiedere informazioni.
Iniziò a ricercare la Verità.
Iniziò a pretendere di conoscere le fonti alle quali gli "esperti" attingevano le loro conoscenze.
Ma non c'era nessuna fonte.
Solo... supposizioni.

Ciò non era tollerabile per un serio ricercatore.

All'inizio non capivo.
Ed anch'io ho scritto un bel pò di idiozie.

Ma poi ho visto la Luce, grazie a Mik.
La "certezza" di tutti questi anni era il fatto che il modello "A" a testa piatta era il primo tipo prodotto da Robbiati. 
I brevetti lo confermavano pienamente.
Il modello "B" era il tipo successivo.
Due stili simili ma sostanzialmente diversi.

Il dubbio quindi era il seguente: il modello "A" 
venne sostituito dal "B"?
Tutti lo pensavano.
Tutti ne erano certi.
Era logico.
Ovvio.

Ed invece...
Ecco una cartolina che ritrae entrambi i modelli.
E sul retro la loro indicazione tecnica: 6/T ("A")  e  9/T ("B").
Sei tazze e nove tazze! Ecco la discriminante.
Ecco perchè si trovano ancora molte Atomic "A" sui banchetti dell'usato di Milano e dintorni: ne vennero prodotte a migliaia e chissà per quanti anni!
Se rivalutiamo il prezzo (al commerciante) la "A" costerebbe oggi 46 euro, quindi una stima del prezzo al dettaglio potrebbe essere di 110 euro circa.
Se rivalutiamo il prezzo (al commerciante) la "A" costerebbe oggi 51 euro, quindi una stima del prezzo al dettaglio potrebbe essere di 122 euro circa.

Quanti capiranno il senso di questo post?
 
..grazie e distinti saluti..
 

La birra Atomica


Quando il caldo torrido ci obbliga a rimanere chiusi in casa..
..quando l'arsura ti secca la gola..
.. è il momento di concedersi una birra "atomica"..
..magari in compagnia di una vecchia amica.

mercoledì 28 novembre 2012

Hymne à la beauté

Amo la Bellezza.
Amo la Perfezione.
Amo questa Macchina. 


Ho atteso mesi e mesi prima di riuscire a preparare un caffè.
Ma la soddisfazione...
Incomparabile.
Incommensurabile.
Innarrestabile.

Que tu viennes du ciel ou de l’enfer, qu’importe,
Ô Beauté ! monstre énorme, effrayant, ingénu!
Si ton oeil, ton souris, ton pied, m’ouvrent la porte
D’un Infini que j’aime et n’ai jamais connu?

De Satan ou de Dieu, qu’importe? Ange ou Sirène,
Qu’importe, si tu rends, – fée aux yeux de velours,
Rythme, parfum, lueur, ô mon unique reine! -
L’univers moins hideux et les instants moins lourds?

La "Atomica" a leva

Quanto tempo ho atteso prima di condividere questa perla rara..
E' il problema che mi assilla ogni qual volta devo scrivere di oggetti talmente speciali: vado in confusione, mi ritrovo in imbarazzo.
Potrei inziare dichiarando il mio amore assoluto per questa macchina.
Grande.
Pesante.
Meravigliosa.
Unica.
Un pistone mosso da un ingranaggio a cremagliera.
Un tappo di caricamento acqua immenso, dotato di valvola di sicurezza Bialetti style.
Una leva conformata a forchetta.
Una struttura simile all'Atomic Robbiati o Stella.
Una base larga come una padella.
Filtro e portafiltro non sono originali, ma ho voluto mantenere uno stile "atomico".
La fusione del filtro in fonderia mi è costata un paio di bottiglie di buon vino.
Terminiamo con la veduta della doccia sorretta da un aggancio in ottone avvitato all'alluminio.
Nessun marchio.
Nessuna notizia.
Nessuna macchina similare.
Un mistero come tanti...


sabato 8 settembre 2012

Inside the Atomic "bomb" coffee maker


Tempo fa a Cherasco trovai un'Atomic Robbiati veramente rarissima.
Chi vorrà approfondire l'argomento dovrà leggere con attenzione il blog di Mik.
Disassemblare una macchina di questo tipo comporta sempre rischi e preoccupazioni.
Ma la curiosità di scoprirne i segreti è stata troppo grande!
Probabilmente saremo in tre o quattro al mondo a gioire di tali foto, per questo motivo un feedback sarà gradito..
La complessità della guarnizione è affascinante.
Due parti in gomma di diverso diametro...
... gomma nera, industriale, poco adatta ad essere utilizzata per ottenere un buon caffè....
...e quindi ecco la soluzione più unica che rara: un anello di alluminio (nel mio caso purtroppo spezzato in due, anzi .. tranciato) interposto
 tra il portafiltro e la gomma.
Soluzione ben presto abbandonata.
Dal brevetto italiano 25920 del 14 settembre 1946, successivamente pubblicato in USA, Giordano Robbiati ci descrive questo anello come "elastico" (nelle immagini qui sotto il n° 32, da me colorato in rosso) : forse era un sistema per ovviare alla scarsa elasticità della gomma sottostante.


Vista la complessità generale, ed il brevetto (che non mente mai...) posso affermare che questa macchina è una delle prime prodotte dalla fonderia Robbiati.

Piccole gioie per piccoli collezionisti...

lunedì 23 luglio 2012

il bricco atomico

Trovare un'Atomic Robbiati è cosa rara.
Trovarla completa di bricco, ancor di più!
Per i modelli quali la 1° serie e la 2° (quella del 1950) non esistono ricambi o copie.
Per questo motivo ringrazio pubblicamente Luciano di avermene trovato uno, benchè privo della maniglia in plastica.
Ho quindi provveduto a ricostruirla "al volo" con la pasta termoindurente.
Non sarà perfettamente uguale all'originale (qui sotto) ma comunque rimane un restauro... originale!
La pasta va modellata con cura (potete inserire nell'impasto un pò di vasellina), e poi dopo averla "cotta al forno" va lavorata con carta vetrata e paglietta d'acciaio.
Per ripristinare il colore nero potrete poi usare del normale lucido da scarpe.

martedì 27 settembre 2011

GDV Electa

Strano mondo quello delle caffettiere.
Cerchi una macchina per tanti anni e poi magicamente ti appare.
Segnalatami da due amici speciali a distanza di pochi minuti l'uno dall'altro...


Fulgido esempio di caffettiera "impossibile da trovare",
la Electa è uno dei misteri più intriganti: nessuno ne conosce le origini, l'anno di costruzione, il brevetto, il marchio... Nulla.
Nacque prima l'Atomic di Robbiati o l'Electa?
Chi copiò...chi?
Le differenze costruttive con le Atomic in genere e soprattutto le peculiarità saltano subito all'occhio; la parte però più appariscente e visceralmente più coinvolgente è la protezione del manico in plastica nera.
Un'icona del fetish ante litteram.

Quello che colpisce è anche l'armonia in generale della macchina, molto piccola rispetto alle cugine atomiche.
I caratteri molto squadrati del nome "Electa" e la conformazione del marchio me la fanno comunque collocare a cavallo degli anni '50.
Tale datazione risente anche della qualità dell'alluminio, simile a quello impiegato nelle prime Atomic a testa piatta.
Il marchio sarà stato pure registrato, ma qui in Italia le ricerche via web sono quasi impossibili...
Per non parlare del brevetto.
Ebbene si, questa macchina poteva funzionare sia sul fuoco della cucina sia elettricamente, grazie ad una resistenza immersa, a diretto contatto con l'acqua in caldaia.
Purtroppo nel mio caso... in corto circuito, quindi non funzionante.
Potete notare il tentativo, fatto chissà quando, per sostituire la resistenza eseguito con gli attrezzi sbagliati, che ha portato alla frattura di una porzione d'alluminio.
Qui sotto ammiriamo estasiati "sua Maestà" il bricco.
Esiste una perfezione?
Eccola qui.

Ma chi lo disegnò?
Perchè nessuno lo copiò?
L'impugnatura a forma di pinna di squalo è una gioia per gli occhi.
La boccia a servire avrebbe potuto trovare posto in una cucina di design arredata da Franco Albini.
Il tappo di caricamento, posto elegantemente sul lato frontale, ospitava la valvola di sicurezza (tuttora ben funzionante).
L'intelligente alloggiamento, inclinato di 60 gradi rispetto l'asse orizzontale, manteneva la bachelite al riparo dalle fiamme.
Il portafiltro presenta linee rigorose, e incorpora alcune differenze con le già citate Atomic.
La più evidente è il filtro, composto da una semplice retina...
...appoggiata a delle coste a croce che la sostengono.
Questa soluzione non permetteva l'uso di diverse misure di filtro.
La stessa base risulta elegante e sinuosa.
Lo screen è tenuto bloccato da una vite centrale, purtroppo arrugginita e saldata all'alluminio.
Dopo qualche tentativo delicato ho rinunciato a rimuoverla (almeno per ora).
Geniale l'alloggiamento fresato che permette al bricco di rimanere saldamente in posizione.
L'appoggio ergonomico per il pollice denota una cura nel design fuori dal comune per quell'epoca, e lo stesso dicasi per le strisce antiscivolo per le dita lungo tutta l'impugnatura.
Concludo con l'ultimo mistero: un forellino posto sul lato sinistro del cappello, privo di logica costruttiva.
Emozioni fortissime.
Gioia.
Enorme ammirazione.
Estasi stilistica.
Anche in questo caso vi permetto di invidiarmi... tantissimo.

Electa una via, non datur recursus ad alteram

Il collezionismo malato

Negli ultimi mesi mi è successo per ben tre volte: mi aggiudico un asta, oppure trovo su un sito di vendita un vero affare e attivo la proce...